Vladimir Potanin: criptomoneta su palladio

Russia - Vladimir Putin e Vladimir Potanin

Ce lo racconta Bloomberg. Il miliardario russo Vladimir Potanin vuole lanciare una criptomoneta basata sul palladio. Avete capito bene, un token di criptomonete sostenuto da una risorsa mineraria. Una bella sfida.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute all’estero in questo articolo.

Non è un caso. Vladimir Potanin non è un ricco acquirente di palladio. Il russo ha fatto i suoi miliardi da amministratore delegato dell’azienda mineraria MMC Norilsk Nickel PJSC. Nornickel, in breve. E quindi vuole creare un proprio token di criptomoneta per sfruttare la tecnologia della blockchain. E supportare il trading di palladio, gestito tramite un fondo in Svizzera. Pensa cioè ad una piattaforma di trading con migliore operatività. E transazioni più fluide.

Il problema attuale è il seguente. Mettiamo caso che un acquirente di palladio si accorga di non aver bisogno di tutto il volume contrattato in un acquisto. Ebbene, oggi deve rinegoziare l’acquisto con il fornitore. O, peggio, farsi carico dell’eccesso fino a quando non trova un altro acquirente. Ed ecco che interviene la blockchain. Se l’asset di minerale viene “tokenizzato”, diventa possibile vendere il volume in eccesso ad una terza parte, in modo molto più facile.

E non è finita: Nornickel ha in corso lo sviluppo di una piattaforma digitale per le transazioni interne. Così, la banca centrale russa potrà testare la regolamentazione dei sistemi di tipo blockchain in un’unica società. Insomma, in un ecosistema chiuso al pubblico, una sorta di “sandbox“. Che non interagisce con l’economia esterna. Va da sé che il lancio di questa piattaforma dovrà ricevere l’approvazione a livello legislativo. Insomma, la Russia dovrà agevolare l’iniziativa del proprio miliardario dotandosi di una legge appropriata. Una normativa specifica. Che Potanin ha tutto l’interesse di ottenere dalla madrepatria. O, in alternativa, da altre giurisdizioni.

Ricordiamo cos’è il palladio. Un minerale, chiaramente. Usato come catalizzatore, innanzitutto.

Ma non solo. Ha diversi usi in parecchi settori. Come l’odontoiatria. O l’elettronica. Anche la fotografia. Fino alla gioielleria, dove è usato per schiarire l’oro puro nella lega di oro bianco. Ed è molto prezioso: negli ultimi mesi il suo prezzo è cresciuto moltissimo.

Chiudiamo dicendo che può essere buona l’idea di Vladimir Potarin del token in palladio. Ma non è il solo ad aver pensato a criptovalute basate su minerale prezioso. Ad ottobre scorso Alrosa, altra azienda mineraria russa, ha aderito al progetto pilota “Tracr”. E’ un progetto lanciato nientemeno che del colosso dei diamanti De Beers. Essenzialmente, si tratta di una piattaforma su tecnologia blockchain per la supply chain di diamanti. Con lo scopo di migliorare la trasparenza e la fiducia tra cliente e fornitore lungo tutta la distribuzione del diamante. Dalla miniera alla vendita al dettaglio. Attraverso la creazione di un certificato digitale per ciascun diamante. Nel quale sono registrati gli attributi chiave e tutte le transazioni avvenute.

Dopo il diamante, qualcuno ha pensato anche all’oro. Proprio a marzo, l’istituto finanziario Paxos ha annunciato il proprio token digitale. Basato sull’oro. In arrivo a breve: “sicuramente entro quest’anno“.

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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