Martedì, 05 Febbraio 2019 12:46

Venezuela: USA tagliano la liquidità dei bond

Lo scontro tra USA di Trump ed il Venezuela di Maduro si gioca soprattutto sul piano economico: con le sanzioni USA, la liquidità dei bond governativi e della società petrolifera di Stato è azzerata, ed il trading è azzoppato.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di Venezuela.

Messaggio urgente per i creditori del Venezuela: state in campana, e soprattutto preparatevi alla possibilità di ricevere un pugno di mosche in cambio del saldo dei titoli posseduti.

Ieri, ancora una volta, gli USA hanno comminato ulteriori sanzioni contro il Venezuela, peraltro già annunciate venerdì scorso: i fondi d’investimento e gli ETF riconducibili ad entità USA, "non potranno acquistare, vendere o avere altro tipo di legame con transazioni legate al debito, al capitale e altre detenzioni in persone bloccate e dovranno bloccare tali detenzioni, salvo ricevere autorizzazione dall'Office for Foreign Assets Control (OFAC)".

Si tratta quindi di un embargo non solo per i gestori finanziari con sede negli USA: da ieri il cerchio delle sanzioni si allarga anche agli investitori non americani, europei compresi, che accedono al mercato obbligazionario corporate e sovrano di Caracas per vendere o acquistare titoli.

Infatti, poiché gran parte dei debiti emessi in Venezuela risulta in mano a creditori americani, una volta che a questi il trading è vietato, la liquidità sul mercato risulta prosciugata e, quindi, diventa pressoché impossibile operare anche per soggetti finora estranei - almeno formalmente - alle sanzioni.

E' un colpo al cuore del governo di Maduro: come abbiamo imparato, PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana, è usata dal regime 'chavista' di Maduro - così come dal predecessore - come un 'bancomat' dello Stato. Il punto è che ai titoli di PDVSA sono esposti i fondi BlackRock, Pimco e T Rowe Price.

Stando alle dichiarazioni degli USA, le sanzioni rimarranno attive fino a quando la gestione della compagnia e l’accesso alla sua liquidità non saranno trasferiti in capo all’Assemblea Nazionale, ossia nella legittima gestione del presidente dell'assemblea, Juan Guaido, come noto riconosciuto dalla Casa Bianca e da numerosi altri governi come il legittimo Capo di Stato del Venezuela. Insomma, per Trump, se PDVSA deve essere un bancomat, allora è bene che lo sia del leader giusto.

In questo, l'Unione Europea ha assunto posizioni decisamente più sfumate: meramente, ha intimato a Maduro di indire al più presto nuove elezioni presidenziali, altrimenti riconoscerà Guaido come legittimo Presidente. Parole, per ora: dopo il rifiuto del dittatore, l'Europa dovrebbe ora passare ai fatti.

Questo è quanto succede dal lato politico. Chi invece possiede bond venezuelani avrà notato che a gennaio l'andamento dei titoli governativi e di PDVSA è stato molto positivo, soprattutto rispetto ai mesi scorsi: per il mercato obbligazionario corporate e sovrano, si è respirato l'ottimismo degli investitori per la speranza di un imminente cambio di regime.

I numeri parlano chiaro: il bond PDVSA 12,75 (scadenza febbraio 2022) ha registrato un balzo del 64 percento; il PDVSA 6 (scadenza maggio 2024) ha registrato +57,7 percento. Meno accentuati, ma comunque alti, i guadagni dei titoli di Stato: il bond 9,25 (scadenza settembre 2027) ha segnato +47,7 percento, il bond 9,25 (scadenza maggio 2028) ha segnato +44,4 percento.

La domanda che si porranno quelli che non hanno ancora venduto i titoli governativi o PDVSA, o semplicemente pensano di 'entrare' proprio ora, è semplice: che fare?

Ebbene, dipende da cosa si ritiene possa succedere al governo di Maduro.

Per chi ritiene che il regime di Maduro sia agli sgoccioli, e che Guaido a brevissimo eserciterà pienamente i poteri presidenziali, è evidente che le obbligazioni in questione potrebbero essere decisamente appetibili: il mercato, infatti, potrebbe reagirebbe alla fine del 'chavismo' riversando ingenti capitali per l'acquisto dei titoli legati alle ingenti riserve di petrolio in Venezuela.

Viceversa, per chi ritiene che Maduro potrebbe resistere ad oltranza al potere, nonostante tutto (embargo, sanzioni, opinione contraria della maggior parte dell'opinione mondiale, crisi sociale, elettorato inesistente), è legittimo prevedere che i titoli in parola subiranno perdite colossali, scontando non solo la (disattesa) speranza di cambiamento, ma anche le nuove sanzioni USA e la ulteriore, ineluttabile degenerazione della crisi economica e finanziaria del Venezuela oltre ogni limite consentito.

Che dire, va riconosciuto che il dittatore finora ha dimostrato una incredibile capacità di tenuta della propria poltrona, resistendo impassibile alla devastante crisi politica ed economica.

Resta una domanda sulle modalità delle sanzioni USA: come mai hanno vietato non solo di acquistare titoli sul mercato primario, ma anche su quello secondario. Il quale, in teoria, non ha un rapporto diretto con il regime: acquistare un bond sul secondario non finanzia la dittatura, dato che il denaro finisce nelle tasche di un diverso investitore (privato).

Proviamo a dare una risposta: Ad esempio, possiamo immaginare che Washington punti a sanzionare quella élite filo - chavista che, in Venezuela, finanzia il regime di Maduro con l'acquisto di bond corporate e sovrani. In tal senso, le sanzioni USA mirano ad impedire , che costoro rivendano i titoli ad altri privati.

Oppure, è un monito per gli investitori fuori dagli USA: giacché con le sanzioni viene azzerata la liquidità del mercato secondario in cui vendere, acquistare bond venezuelani sul primario diventa ancora più rischioso. Infatti, si finirebbe per restare come con la scopa in mano e la musica che finisce.

E' chiaro: il governo di Donald Trump sta cercando di togliere ossigeno in ogni modo, giorno dopo giorno, al regime di Nicolas Maduro. Così facendo, gli USA sperano di costringerlo a cedere il potere a Guaido. Dall'altra parte, Russia e Cina restano - almeno per ora - alleati e generosi finanziatori, sia attraverso prestiti diretti che attraverso società (come la società di energia Rosneft). Chi la spunterà?

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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