Giovedì, 24 Gennaio 2019 11:40

Venezuela: gli USA riconoscono un altro Presidente

Abbiamo parlato di crisi umanitaria in Venezuela. Poi, di USA che impongono il blocco commerciale. Ora gli USA sono arrivati a disconoscere il Presidente eletto (tra tante polemiche ed il sospetto di brogli) Nicolas Maduro.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di Venezuela.

Ancora una volta, il Venezuela di Maduro è nel caos. L'economia è collassata, la popolazione è in crisi umanitaria. In tutto ciò, Juan Guaido si è autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela.

I primi a riconoscerlo sono proprio gli USA di Donald Trump. A seguire, Canada, Argentina, Brasile, Perù, Cile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Honduras, Paraguay, Georgia, Kosovo, Costa Rica e Panama riconoscono il suddetto Presidente e, così facendo, si schierano contro Maduro.

Di tutta risposta, il regime di Nicolas Maduro giusto ieri ha dato 72 ore di tempo ai diplomatici americani per lasciare il Paese latino, mentre gli USA (cioè l'Ambasciata) non riconoscono l'ordine in quanto emesso da una autorità non legittima. Ed accanto, Guaido chiede agli stessi diplomatici di restare.

Ma chi è il sedicente Presidente? E' un 35-enne ingegnere industriale già presidente dell'Assemblea Nazionale, l'organo parlamentare che le opposizioni anti - chaviste riuscirono a conquistare a fine 2015 con una maggioranza superiore ai due terzi dei seggi, ma che recentemente Maduro ha esautorato in quanto non in linea col suo governo. Tant'è che la Corte Suprema - allineata a Maduro - ultimamente l'ha definita fuori legge. Provocando imponenti manifestazioni di protesta dei cittadini..

Un incredibile braccio di ferro, insomma, sulle spalle della povera, inerme popolazione: Guaido si è proclamato Presidente fino a nuove elezioni, Maduro invece non intende lasciare il potere e addirittura si è insediato per un secondo mandato di 6 anni (dopo la discussa vittoria elettorale in cui le opposizioni avano boicottato il voto).

A questo punto è bene fare attenzione a dove si schierano i militari (sinora, solidali al regime, pur tra qualche defezione prontamente repressa). Resta poi il fatto che una sempre più larga fetta di comunità internazionale non riconosce il potere di Maduro. A questo punto, il governo resta in bilico a rischio di un ammutinamento massiccio tra militari e dipendenti pubblici, con il quale Guaido potrà realizzare la promessa di distribuire alla popolazione gli aiuti internazionali.

Per 'stimolare' il collasso del Venezuela, agli USA resta la mossa di estendere al petrolio le sanzioni finanziarie già comminate un anno e mezzo fa. Bloccando, cioè, le importazioni di petrolio da Caracas (parliamo di mezzo milione di barili al giorno mediamente nel 2018). Un disastro per Maduro, visto che si tratta dell'unico bene esportato dal Venezuela: l'economia già collassata da tempo si ritroverebbe così senza più dollari in entrata. Poi, gli USA potrebbero analogamente vietare le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati verso il Venezuela. Insomma, in breve tempo il regime non avrebbe più dove esportare quei barili sinora acquistati dall'America, né da dove importare il petrolio raffinato - utile ad esempio al mercato interno. Unica soluzione per Maduro resterebbe siglare contratti con Russia, Cina e magari anche Turchia. Sempreché pure loro non gli girino le spalle.

Ricordiamo poi che dalla fine del 2017 il Venezuela è formalmente in default, visto che non è stato più in grado di onorare le scadenze sui bond emessi. Chi ne possiede alcuni se ne sarà reso conto. Pur se tali bond, mediamente, dopo le pesanti perdite del 2018 hanno recuperato circa il 25 percento questo mese, segno che il mercato crede in un cambio di regime imminente e potenzialmente stabilizzante.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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