Venerdì, 23 Novembre 2018 12:00

Venezuela: il Parlamento favorisce la criptomoneta nazionale

Il Parlamento del Venezuela ha approvato una legge per cui le monete virtuali - come la criptomoneta nazionale, il Petro -  sono riconosciute e regolamentate come strumento di scambio commerciale. Come monete vere, insomma, ed idonee ad aggirare il blocco finanziario promosso dagli USA.

Torniamo a parlare di Venezuela, dopo questo articolo.

L'Assemblea Costituente del Venezuela, omologo del Parlamento nazionale, ha avallato la proposta di legge sulla regolamentazione delle criptovalute. La notizia è diffusa con un comunicato del Ministero della Comunicazione e dell'Informazione.

Tale legge, manco a dirlo, è stata proposta dal leader del Paese sudamericano Nicolas Maduro, e consiste di ben 64 articoli e 5 disposizioni transitorie: con essa la moneta virtuale nazionale, il Petro (l'insolita criptovaluta sostenuta dalle riserve di petrolio del Venezuela), assume istituzionalmente funzione di unità di scambio commerciale per il Paese stesso e per i Partner come moneta per l'acquisto di beni e servizi.

Stando all'opinione dell'agenzia di stampa cubana Prensa Latina, l'Assemblea Costituente ha anche avallato alcuni emendamenti all'attuale legge contro il riciclaggio di denaro - altro problema estremamente concreto nel Paese latino. Stando alle nuove regole, i siti di exchange di criptovalute in Venezuela divengono autorizzati ad effettuare operazioni di scambio all'estero. Ovviamente, utilizzando il 'loro' Petro.

Secondo Andres Eloy Mendez, la persona a capo della commissione speciale del ministero per la materia di cui trattasi, le nuove misure vengono assunte innanzitutto per combattere il 'blocco finanziario e commerciale' operato dal governo degli Stati Uniti d'America. Dal 'nemico' Donald Trump, insomma. Mendez ritiene infatti che il Petro possa aiutare ad evitare le sanzioni con efficacia, e possa altresì stabilire nuovi rapporti commerciali internazionali: di fatto, non essendo controllato da alcuna banca centrale di Stato (caratteristica di ogni criptovaluta), non può evidentemente essere soggetto ad alcuna restrizione di utilizzo.

Ricordiamo che il Petro è emesso ufficialmente dal Venezuela, da fine ottobre scorso, e può essere acquistato solo sul sito web ufficiale o negli uffici pubblici: il wallet digitale ufficiale è stato sospeso da Google - azienda americana. Ricordiamo anche che Maduro si è abbondantemente speso nella promozione del Petro sin dal primo annuncio nel dicembre 2017, e ad agosto scorso ha proposto di utilizzare la moneta come unità di conto per salari, beni e servizi. Poi, a settembre, Maduro aveva affermato l'intento di far utilizzare il Petro anche nelle transazioni commerciali internazionali. E, come logico, lui stesso è stato tra i primi funzionari del Paese a registrarsi sul sito web della criptovaluta per acquistarla.

Per finire, poche settimane fa la compagnia petrolifera di Stato del Venezuela (Petróleos de Venezuela S.A., PDV SA), per voce del suo stesso capo, ha annunciato che nel 2019 il Venezuela proporrà all'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) di accettare il Petro come strumento commerciale ed come unità di conto per il commercio di petrolio grezzo. Cosa che, presumibilmente, farà decollare il prezzo della criptovaluta.

Fatto sta che, come potete controllare in ogni momento su CoinMKTCap, in questo momento il PetroDollar vale circa un cent di dollaro USA, con una capitalizzazione ridicola per una moneta nazionale (800 mila dollari USA) e con un volume giornaliero di scambi ancora più ridicolo (100 dollari USA): come dire, non ce l'ha nessuno e soprattutto lo usa nessuna. Almeno ad oggi.

Proprio durante l'estate, la rivista Wired ha etichettato il Petro, la criptovaluta venezuelana, come una mera 'cortina di fumo', un diversivo ideato e realizzato apposta per nascondere il fallimento di Maduro, che prometteva di resuscitare il bolivar (e l'economia del Paese).

 

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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