Lunedì, 04 Febbraio 2019 18:35

Venezuela: nuove regole per le criptovalute

Nel mentre che, tra un presidente e l'altro, si contendono il consenso di quel che resta del povero popolo venezuelano, entra in vigore un nuovo quadro giuridico per criptovalute. Che ovviamente contiene articoli specifici per il Petro.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, del travagliato Paese latino.

Mentre il mondo intero è intento valutare da che parte schierarsi, se a favore del presidente Nicolas Maduro o, viceversa, del contendente presidente dell'Assemblea Nazionale Juan Guaido, la scorsa settimana è entrato in vigore nel Paese latino un nuovo quadro giuridico che norma il settore delle criptovalute.

Il documento porta il titolo di "Decreto Constituyente sobre el Sistema Integral de Criptoactivos" e contiene 63 articoli. Intanto, precisa i termini chiave del mondo delle criptomonete - blockchain,  mining e via dicendo. Ma, soprattutto, introduce il concetto di 'moneta digitale sovrana', intesa come una criptovaluta autorizzata e distribuita dal governo venezuelano. Come il Petro.

In sintesi, la legge prescrive che, d'ora in poi, per poter operare nel Paese miner ed exchange di Bitcoin ed altcoin dovranno richiedere un'apposita licenza. Di fatto, quindi, assoggettarsi alla eventuale autorizzazione del governo.

La funzione di ente regolatore di queste licenze la farà, secondo l'articolo 11 della nuova struttura normativa, un organo di vigilanza creato nel 2018, tale SUNACRIP, che quindi dovrà ispezionare le operazioni commerciali legate alle criptovalute e, soprattutto, controllare la creazione, l'emissione, il trasferimento, la commercializzazione e lo scambio di monete virtuali in Venezuela.

La norma - articolo 28 - stabilisce poi vari livelli di certificazione per le startup operanti con criptovalute, in basse al loro volumi di scambio, tipologia di asset gestiti ed altri criteri. Anche qui, sarà SUNACRIP che dovrà analizzare ed approvare le richieste di licenza, stabilendo - tutto sommato a propria descrizione - il carico fiscale di ogni azienda.

E veniamo alle sanzioni. Se un'azienda operante nel settore delle criptomonete viola tali regole, o semplicemente non completa la registrazione presso l'ente vigilante, il titolare può venire incarcerato fino ad un massimo di tre anni e costretto a pagare una multa fra i 3.000 e i 6.000 dollari (che, come noto, in Venezuela sono una somma non irrilevante). Ancora, SUNACRIP può ispezionare le compagnie di mining e, in caso di sospetto di irregolarità, confiscare l'equipaggiamento.

Guarda caso, nel documento non si parla esplicitamente di Petro, la criptovaluta nazionale esistente da ottobre scorso il cui valore viene, almeno nelle dichiarazioni, garantito dai barili di petrolio del Paese. Tuttavia, le sue caratteristiche corrispondono alla descrizione di moneta digitale sovrana. Come dire, non lo dico ma è implicito.

 

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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