Uzbekistan aumenta le tariffe dell’elettricita’ per il mining

Bitcoin in Uzbekistan

Il pretesto è quello di stimolare un uso dell’elettricità più efficiente. Forse anche più oculato. Fatto sta che i consumi di elettricità per il mining di criptomonete in Uzbekistan sono ora affetti da nuove, pesanti tariffe.

Abbiamo parlato di attività di mining in questo articolo.

Sappiamo che l’Uzbekistan è uno dei Paesi dell’area del Mar Caspio più attivi nel mining di criptovalute. Come per altre Nazioni sorte dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, il mining in Uzbekistan può sfruttare la disponibilità, se non il surplus, di energia elettrica prodotta da impianti nucleari.

Tolti quindi i costi di produzione dell’energia elettrica, quindi, la convenienza o meno per il mining dipende dalle relative tasse e regolamenti. Insomma, dipende da come si pone lo Stato.

Ecco, appunto, come si pone lo Stato. La novità degli ultimi giorni riguarda proprio l’aumento delle tariffe per l’elettricità usata dalle mining farm.

L’annuncio è sul portale ufficiale che pubblica le regolamentazioni dello Stato. Nel quale si informa che il Consiglio dei ministri della Repubblica dell’Uzbekistan ha decretato che il mining di valute virtuali debba pagare il triplo delle già esistenti tariffe sull’elettricità.

Tale provvedimento è nel solco del decreto del 22 agosto 2019. Dal nome (tradotto) “On accelerated measures to improve energy efficiency of economic sectors and the social sphere, implement energy saving technologies and develop renewable energy sources“. In tale decreto sono contenute le misure valutate dal presidente Shavkat Mirziyoyev. Con l’obiettivo di promuovere un uso razionale dell’elettricità da parte degli utenti.

Ancora in tema di monete virtuali, in questo mese il presidente Mirziyoyev ha disposto l’istituzione di un fondo statale per lo sviluppo della blockchain. Con l’obiettivo di integrare le tecnologie della blockchain in svariati progetti governativi. Ad esempio, in aree sanitarie, educative e culturali. Il fondo prende il nome di “Digital Trust“, e si inserisce nelle iniziative statali che controllano gli investimenti internazionali nell’economia digitale uzbeka.

Sempre a settembre, un altro decreto ha permesso di legalizzare il trading di criptovalute.

Con ciò, in Uzbekistan il trading – ed il mining – di criptovalute è reso esente da imposte. Con l’unico vincolo per legge che i cittadini stranieri, per scambiare criptomonete in Uzbekistan, debbano creare una filiale nel Paese. Facendo quindi partecipare i locali agli utili.

Riassumendo, in Uzbekistan:

  • le attività di trading e mining sono consentite ed in regime di fiscalità agevolata
  • chi vuole fare impresa in tale settore deve però stabilire filiali sul posto
  • il governo spinge, a suon di rincari, per l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Vediamo di fare qualche paragone con un paio di altre Nazioni che hanno produzione di energia da fonte nucleare.

A giugno in Iran il governo ha annunciato il taglio dell’energia elettrica per le attività di mining. Quantomeno, fino all’approvazione delle nuove tariffe di energia elettrica. Mossa del Ministero per l’Energia conseguente all’aumento del 7% registrato tra fine maggio e fine giugno del consumo di elettricità. Dovuto al crescente impegno delle imprese di mining nel Paese.

Diversa posizione verso il mining assume il governo cinese. La Cina, chiaramente, rimane il player principale del mining globale. Dato che, si stima, le mining pool cinesi minerebbero circa il 70% di tutte le monete prodotte ogni anno. Ebbene, ad aprile il governo ha dichiarato di voler valutare addirittura l’eliminazione del mining di criptovalute in tutto il territorio cinese.

FONTE: https://regulation.gov.uz

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