Giovedì, 21 Dicembre 2017 10:39

USA: Kim pirata informatico

Cosa lega un dittatore orientale, i Bitcoin ed i virus informatici? La smania di denaro, ovviamente. Parliamo del più giovane leader di una Nazione, il Nord Corea, e del terribile virus 'WannaCry'.

Torniamo a parlare di Corea del Nord, dopo questo articolo. Ma stavolta in salsa Bitcoin.

Tom Bossert, consigliere per la Sicurezza Interna della Casa Bianca accusa formalmente il governo nord coreano di essere il mandante dell'attacco informatico con il tristemente noto virus 'WannaCry', che nel maggio scorso colpì decine di migliaia di computer in tutto il mondo, riuscendo soprattutto ad estorcere il riscatto di 300 dollari a PC attaccato, pagati in Bitcoin. Bitcoin che, da allora, è salito vertiginosamente: quei 300 dollari a PC ora sono diventati qualche migliaia.

Intanto, la vicina Corea del Sud sta approfondendo l'ipotesi che al nord abbiano anche attuato un maxi furto ai danni di YouBIT, una nota piattaforma di trading per monete virtuali: martedì scorso sono scompasi dai loro forzieri virtuali circa il 17 percento degli assets in negoziazione, una cifra gigantesca per cui la società che gestisce la piattaforma ha dichiarato fallimento ed ovviamente causato danni ai propri clienti.

Analogamente, la stessa Corea del Sud all’inizio del 2017 subì un attacco alle proprie riserve di Bitcoin per 4.000 unità, pari a circa 7 milioni di dollari (alla quotazione di allora). Stando alle informazioni di intelligence raccolte dagli USA, la Corea del Nord è dietro tutto ciò, ed è anche mandante dell’attacco alla Sony nel 2014, proprio perché colpevole di avere distribuito il film 'The Interview', fortemente critico e sarcastico sul regime di Kim Jong Un. Ancora, per l'FBI Pyongyang è dietro al furto di 81 milioni di dollari contro la banca centrale del Bangladesh.

Che vuol dire? Semplice, che il regime comunista più chiuso al mondo è in penuria di contante per - evidentemente - finanziare la propria campagna nucleare con i vincoli imposti delle strette sanzioni ONU, comminate nel finora vano tentativo di dissuaderla dal proseguire con test missilistici e nucleari.

In dettaglio, gli effetti delle sanzioni ONU sulla economia nord coreana sono attesi dal marzo 2018, quando di fatto potranno entrare a pieno regime prevedendo limiti alle importazioni di petrolio, gas liquidi e condensati. Mentre le esportazioni nord coreane saranno molto limitate - soprattutto il carbone, che rappresenta un terzo del totale delle esportazioni.

Da quello che sappiamo, però, i coreani non si sono molto accorti di queste ristrettezze: magari perché già abituati a vivere in condizioni di estrema precarietà, o forse perché il regime sa ben reagire alla situazione tenedo in qualche modo buono il popolo.

Ma non è tutto: da maggio di quest'anno, secondo l'intelligence sud coreana, il governo del nord si interessa di Bitcoin, provvedendo intanto con i furti di cui sopra e , in parallelo, con le 'classiche' strategie di mining: d'altronde, la moneta digitale permette di eludere l'embargo internazionale, è transfrontaliero e garantisce il più assoluto anonimato.

Secondo gli osservatori di svariati Paesi nel mondo, tuttavia, il regime dei Kim sta consentendo una maggiore libertà economica alla popolazione della capitale - dove cioè risiede l'élite dei nord coreani, benestanti ed evidentemente benvoluti dai Kim: a Pyongyang si può aprire piccoli negozi e trattenere gran parte dei profitti maturati, cosa non banale da quelle parti del mondo. Ed i progressi sono visibili, in termini di una crescita del PIL nazionale del 3,9 percento nel 2016.

In ogni caso, il resto del Paese, fuori della capitale, è indietro di decenni. Mentre cioè la dottrina marxista è applicata dappertutto tra campagne e paesini del territorio, a Pyongyang il riconoscimento della proprietà e dell’iniziativa privata è di fatto tollerato - ma non codificato in leggi scritte, mai sia per Kim Jong Un mettere in dubbio l'ideologia comunista e finire come Mikhail Gorbacev (che dopo avere avviato le riforme economiche nell’allora URSS, è stato completamente esautorato dal partito).

Insomma, l'aspetto ordiinato e non proprio retrogrado della capitale nord coreana non ci tragga in inganno: le auto sono tuttora privilegio dei burocrati di Stato e militari, mentre non è consentita nemmeno la pubblicità con cartelloni per strada - sarebbe un segno di un'economia capitalista, con libera concorrenza e consumi, mai sia. Ma, a differenza del padre dell’attuale dittatore, che 'regno' dal 1994 al 2011, con un regime comunista assoluto e con gli effetti di due milioni di morti per carestia a metà anni Novanta, una certa differenza oggi si può notare. Ecco che, per contrastare le sanzioni imposte dai nemici del comunismo orientale, il regime deve mettere 'una toppa' minando e rubando Bitcoin, e magari anche sostenendo ogni forma di contrabbando. In fondo, lo diceva Vespasiano: pecunia non olet.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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