UK: FCA sospende i servizi crypto card di Wirecard

Wirecard CEO - Markus Braun

Nel Regno Unito, l’autorità regolatrice dei servizi finanziari sospende i servizi di una importante azienda fintech. La quale, tra l’altro, distribuisce carte di debito associate a custodia di criptomonete. Vediamo che è successo.

Abbiamo parlato di sistemi di pagamento con criptovalute in questo articolo.

Gli attori di questa vicenda sono FCA e Wirecard. Il primo è l’autorità regolatrice nel Regno Unito. Financial Conduct Authority. Un ente del Regno Unito che si finanzia con le commissioni imposte alle società finanziarie operanti in UK. Il secondo è una società tedesca responsabile di servizi finanziari connessi all’erogazione di carte di debito. Comprese quelle associate a custodia di criptovalute.

Ecco il fatto. FCA ha sospeso nel Regno Unito ogni attività di Wirecard Card Solutions. La divisione di Wirecard per l’emissione di carte di debito. Ecco il link dell’annuncio ufficiale dell’authority. Ne consegue che la società non potrà smaltire i propri fondi. Non potrà condurre nessuna delle sue attività regolamentate.

Infine, dovrà rendere pubblica tale risoluzione. Sia sul proprio sito web che direttamente ai propri clienti.

Ad esempio, un suo cliente è Crypto.com.

L’azienda con sede a Hong Kong che gestisce criptovalute e, tramite Wirecard, eroga la propria crypto card. Ecco il link dell’annuncio sul blog ufficiale di Crypto.com.

Partiamo da cosa è successo. Semplice, Wirecard ha un deficit da 1,9 miliardi di euro. Un buco colossale che ha fatto crollare le azioni dell’azienda, da 140,90 euro del 23 aprile scorso a 1,28 euro attuali. Sono ormai pari a spazzatura, insomma.

crollo azioni Wirecard
crollo delle azioni di Wirecard – fonte internet


In UK, come in ogni altro Paese in cui la società tedesca operava, sono iniziate le attività a cautela dei clienti finali. I quali, evidentemente, al momento non possono spendere i fondi associati alla propria carta di debito. Inizialmente, FCA ha iniziato a collaborare con Wirecard per garantire che i fondi degli utenti fossero protetti. Più recentemente, il regolatore ha “preso misure aggiuntive” e costretto la compagnia a interrompere tutte le attività regolamentate. Evidenzia FCA stessa:

Questo significa che, per il momento, il denaro dei clienti non è accessibile.

E chi sono i clienti finali? In UK la compagnia si occupava della erogazione di carte di credito crypto. Come quelle di Crypto.com, appunto, o di TenX.

In Italia, invece, erogava le carte di debito di SisalPay.

Ancora, Wirecard processa i pagamenti del colosso USA di spedizioni FedEx. Del produttore di accessori sportivi Fitbit. Della compagnia di voli olandese KLM.

Partiamo da Crypto.com. Kris Marszalek è CEO di Crypto.com. Costui ha rassicurato su Twitter e con messaggio apposito tutti i clienti del Regno Unito ed Europa, quindi Italia compresa. I vostri fondi sono al sicuro e in possesso dell’azienda, dice lui:

Per il momento le carte continuano a funzionare. Proprio come da noi dichiarato ieri. In caso di interruzione del servizio procederemo rapidamente all’accredito dei fondi verso i crypto wallet dei nostri clienti.

Dato l’annuncio rilasciato oggi dalla FCA, che questo accada è molto probabile.

Tradotto, i fondi non accessibili da carta vengono restituiti entro 48 ore sul proprio crypto wallet. In forma di criptovalute, chiaramente. Stablecoin, per la precisione. Tether (USDT) per i dollari e USD Coin (USDC) per le altre valute. Meglio che nulla. Nel mentre, Crypto.com si dichiara alla ricerca di soluzioni alternative per offrire ai clienti la possibilità di continuare a utilizzare le carte già in loro possesso.

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In parallelo, proseguono le azioni di accertamento nei confronti di Wirecard.

Società tedesca, ripetiamo.

Finora, fiore all’occhiello e baluardo dell’economia e della finanza europea.

Altro che fiore all’occhiello e baluardo: qui si parla di truffa. La compagnia ha ammesso di non possedere oltre il 32% degli asset dichiarati. 1,9 miliardi di euro, appunto. Prima, il CEO Markus Braun si è dimesso. Poi, le autorità tedesche lo hanno arrestato. Perché, secondo i pubblici ministeri tedeschi, per lungo tempo lui ed i suoi dirigenti avrebbero mentito sulle entrate e gli asset reali dell’azienda.

Intanto la compagnia ha dichiarato lo stato d’insolvenza. L’anticamera della bancarotta. E si allarga la cerchia di clienti infuriati, che non sanno bene se prendersela con il proprio gestore diretto, come Crypto.com o SisalPay, o accettare che, insieme a questi, sono stati gabbati da Wirecard.

Chi doveva effettuare gli audit e controllare lo stato patrimoniale di Wirecard? La risposta è immediata: in Germania è il compito di BaFin. L’equivalente della nostra CONSOB.

FONTE: https://www.fca.org.uk/

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