Uganda: la cripto truffa di Dunamiscoins Resources Limited

Dunamiscoins Resources Limited

Succede in Uganda. Dove qualche furbetto ha messo in pratica l’ennesimo schema piramidale. Una truffa, stavolta in salsa criptomonete, non diversa dalla catena di Sant’Antonio o dallo schema Ponzi. Il finale è sempre lo stesso: il furbetto scappa coi soldi degli incauti investitori.

Abbiamo parlato di truffe con criptovalute in questo articolo.

Dunamiscoins Resources Limited è una società fondata appena un mese fa a Masaka. Un centro di 70 mila abitanti in Uganda. Ai danni di un buon numero di soggetti, innanzitutto locali. Che sono stati invitati ad investire per entrare a far parte della “rete di valute digitali”.

La missione dell’azienda, come dichiarato anche dal sito web dell’azienda, è:

Essere la garanzia principale dell’iniziativa di investimento più intelligente dell’Uganda. Coinvolgendo i nostri clienti come partner alla pari.

Potete trovare il flyer dell’iniziativa a questo link. Tuttavia, inutile affrettarsi ad andare presso la loro sede per portare idee e risorse da investire. Gli uffici di Dunamiscoins Resources Limited sono chiusi. A quanto pare, i titolari hanno chiuso baracca e burattini in gran segreto. I dipendenti, totalmente ignari della sorte dell’azienda, sostengono di essere arrivati in ufficio e di averlo trovato completamente vuoto.

I primi truffati, infatti, sono i dipendenti.

Dunamiscoins Resources Limited obbligava i propri dipendenti a pagare per cominciare a lavorare per l’azienda nel settore delle criptovalute. Con la promessa di un ritorno del 40% sugli investimenti. Insomma, da un lato i dipendenti si sentivano parte della società, partecipando (forse, in futuro) agli utili.

Dall’altro, la verità è che lavoravano gratis. Stando a quanto riferisce un imprenditore vicino alla società in questione, la compagnia collaborava con società di trasferimento di denaro della città. Per reclutare nuovi soggetti da inserire nello schema piramidale.

Peggio ancora, Dunamiscoins Resources Limited pare abbia chiesto ad ogni dipendente, o comunque partecipante allo schema, di pagare 20.000 scellini ugandesi per la registrazione. Sono 5 dollari USA: sembrano pochi, ma ricordiamo che siamo in Uganda. Riferisce un ex addetto alle vendite della società che la stessa prometteva elevati ritorni sugli investimenti. Ma, chiaramente, tratteneva il denaro versato dai suoi dipendenti per la registrazione.

Vogliamo provare a sentire cosa hanno da rispondere i titolari? Perché no, mandiamo una email all’azienda. Utilizzando quella dichiarata sul sito web. Il problema è che riceveremo come risposta un avviso automatico. Che segnala che l’email non è più attiva.

Recentemente il vice governatore della Banca d’Uganda ha diffuso un comunicato. In cui ricorda che che le attività basate su criptovalute non sono tuttora regolamentate in Uganda. Non solo. Nel giugno del 2019, la stessa banca metteva in guardia i cittadini. Sulle scarse protezioni contro le truffe, qualora avessero investito in criptovalute non regolamentate. E sottolineava i ben noti rischi associati allo scambio non regolamentato di monete virtuali.

FONTE: https://www.monitor.co.ug/

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