Martedì, 16 Gennaio 2018 20:21

tutti contro il Bitcoin

La Francia si prepara a redigere la norma 'guinzaglio' per le criptomonete, mentre la Cina annuncia ulteriori limitazioni alla loro diffusione e la Corea del Sud ne minaccia il bando totale. Per ora sono minacce, intanto però il valore di tutte le monete virtuali crolla rovinosamente.

Continuiamo a parlare, dopo questo articolo, di Bitcoin. La Francia dichiara guerra a Bitcoin e derivati: vuole bloccarne l’utilizzo intanto per attività illecite, come l'elusione fiscale, il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo. Poi, evidentemente, per controllare meglio i grandi flussi di denaro. Tant'è che il ministro delle finanze Bruno Le Marie ha dato mandato all'ex vice governatore della Banca Centrale di Francia, tale Jean-Pierre Landau, di redigere le norme di vigilanza sullo sviluppo delle valute virtuali.

Finora, certe misure anti liberali si erano viste solo, guada caso, in regimi (post) sovietici come la Cina, oggi invece in Europa comincia la Francia. Intanto, al G20 dell'ultimo dicembre, il ministro delle finanze tedesco Peter Altmaier, d'intesa con il ministro delle finanze italiano Pier Carlo Padoan, avevano espresso concordia alla precedente proposta francese di valutare tutti insieme l'introduzione di norme comuni sulle criptovalute.

Nel mentre, a Francoforte il consiglio di amministrazione della Bundesbank, per voce di Joachim Wuermeling, ha affermato che le criptovalute vanno regolamentate con norme globali: "Regole nazionali non sono sufficienti per gestire un fenomeno mondiale, una regolamentazione efficace delle valute digitali richiede una cooperazione internazionale".

In generale, la politica chiede una regolazione delle criptovalute temendo sia le speculazioni che il potenziale utilizzo per attività illecite. La Cina, addirittura, da mesi vigila sul fenomeno Bitcoin, cercando di prevenire lo scoppio di una eventuale bolla finanziaria che avrebbe un pesantissimo impatto negativo sui molti piccoli risparmiatori cinesi hanno investito in monete virtuali.

Proprio l'anno scorso, le autorità cinesi hanno vietato il trading dalle piattaforme di scambio e limitato l’attività delle mining farm, tuttavia il trading in Bitcoin prosegue per i cinesi attraverso canali alternativi. Ma adesso, lo chiede il vice governatore della Banca Popolare di Cina Pan Gongsheng, Pechino vuole bloccare tutti i siti web e le app che permettono scambi centralizzati di monete virtuali.

Accanto, la Corea del Sud muove la sua battaglia contro le criptovalute: tra le varie opzioni, c'è il divieto totale, minacciato dal ministro delle finanze Kim Dong-yem.

Risultato: anche solo sentendo le minacce dei governi, Bitcoin ed altre monete vituali hanno subito forti crolli di valore,  mediamente intorno al 20 percento. Lo stesso Bitcoin è scivolato a circa 9.000 euro.

 

FONTE: https://www.corrierecomunicazioni.it

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