Mercoledì, 31 Ottobre 2018 12:00

taglio alle pensioni d'oro: una goccia nel mare

ADUC, la nota associazione no profit, fa i conti alla manovra fortemente voluta dai grillini - Di Maio in particolare - secondo la quale il taglio delle pensioni d'oro dovrebbe rifinanziare aumenti alle pensioni dei più poveri. Ebbene, a conti fatti parliamo di spiccioli.

Parliamo di pensioni e politica, dopo questo articolo.

Qualcuno dovrebbe fare bene i conti col pallottoliere prima di sbandierare che, con gli oneri recuperati dai tagli alle pensioni d'oro, ci si può rifinanziare un corposo aumento alle pensioni dei ceti più bassi. La verità, calcolatrice alla mano, è che la nobile crociata contro i pensionati d'oro, quelli che hanno contribuito pochissimo per avere una pensione stratosferica, produce un gettito allo Stato ridicolo, che spalmato sulla enorme platea di poveri pensionati italiani diventa una cifra pro capite quasi offensiva, altro che corposo aumento.

Insomma, dire che con le pensioni doro rifinanziamo una pensione dignitosa per i poveri pensionati è una bufala. Lo dice l'aritmetica, quella che dovrebbero aver studiato tutti prima di apri bocca e sparare roboanti proclami e vuote promesse.

Facciamo i conti noi. Allora, dal taglio delle pensioni d’oro, ossia con il ricalcolo contributivo delle stesse (cioè, l'assegno mensile di pensione diventa proporzionale ai contributi versati, come succede per ogni comune mortale italiano), si ricaverebbe una cifra intorno ai 150 milioni di euro annui, secondo i calcoli confermati dall’INPS.

Quindi, in qualche modo 'abbiamo' 150 milioni di euro all'anno in più. Che ne facciamo? Appunto, se fossero distribuiti ai 6 milioni di pensionati - tanti quanti percepiscono una pensione sotto i 1.000 euro - l'aumento in busta per costoro sarebbe di circa 25 euro l'anno, o se volete circa 2 euro mensili. Come dire, una volta al mese hanno un biglietto della metro gratis o poco più.

Ma diciamo che distribuiamo i 150 milioni di euro ad una platea più stretta, tipo i pensionati con la pensione molto sotto ai mille euro al mese. Diciamo i casi gravissimi: 3 milioni di persone di fatto dentro la soglia di povertà. Analogo calcolo porta ad un aumento delle loro pensioni di circa 4 euro mensili. Siamo a due, quasi tre biglietti della metro al mese.

Restringendo ancora, diciamo di distribuire i 150 milioni di euro ad una platea di 1,5 milioni di pensionati in condizioni economiche gravissime, l'aumento sarebbe di 8 euro mensili: un menu minimo al McDonald's. Una volta sola al mese.

Fermiamoci qui: evidentemente, chi ha sbandierato il taglio delle pensioni d'oro come la soluzione alle pensioni di povertà deve fare meglio i conti con l'aritmetica. Cosa che a quanto pare qualcuno ha suggerito al team di consulenti di Luigi Di Maio, visto che il vicepremier pare aver prontamente cambiato idea e proposto il contributo di solidarietà per le pensioni d'oro - insomma, un taglio maggiore alle pensioni d'oro e quindi un gettito più elevato dei suddetti, miseri, 150 milioni. Risultato, ammesso che la proposta vada in porto, 250 milioni di euro da distribuire.

Rifacciamo i conti per la squadra di consulenti del vicepremier Di Maio. Stesso ragionamento di sopra, per una platea di 6 milioni di pensionati arriverebbero (stavolta è una proposta, il condizionale è d'obbligo) sull'assegno di pensione di meno di 3 euro e mezzo mensili. Per 3 milioni di pensionati, meno di 7 euro mensili. Per 1,5 milioni di pensionati, circa 13 euro e mezzo al mese.

Con tutti questi conti - minimo numero di pensionati cui destinare i nuovi fondi e ipotesi di taglio maggiore alle pensioni d'oro - riusciamo appena a sfiorare il prezzo di una pizza al mese: ed i restanti 59 pasti al mese? La promessa, indipendentemente da come la vogliamo girare, non cambia: resta una bufala.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 32 volte