Mercoledì, 05 Settembre 2018 14:58

Sudafrica: economia in crisi come in Venezuela?

Dopo il modello fallimentare dell'economia venezuelana, ora anche il Sudafrica, a cinque anni dalla scomparsa del Premio Nobel Nelson Mandela, si avvia verso un inesorabile baratro economico. Una recessione riguardante la propria agricoltura, che passa attraverso gli espropri delle terre ai bianchi senza alcun indennizzo. La situazione è grave, almeno quanto quella del Paese sudamericano. Che succede?

Dopo questo articolo, parliamo ancora una volta di economia in crisi in un Paese estero. Ma, stavolta, non si parla di Venezuela. Si parla di Sudafrica.

La recessione dell'economia del Paese africanano è visibile, e l'aspetto più assurdo è che riguarda proprio la sua agricoltura, accanto ad azioni scellerate del governo di espropri delle terre ai bianchi senza alcun indennizzo. Ci sono tutte le premesse per una crisi in stile venezuelano.

Ai numeri, l'economia sudafricana si è contratta dello 0,7 percento nel solo secondo trimestre, dopo un calo del 2,6 percento registrato nel primo trimestre. Ciò significa che il Sudafrica è entrato ufficialmente in recessione, per la prima volta dal lontano 2009.

Se ne dovrà fare una ragione il presidente Cyril Ramaphosa, che alla fine dello scorso anno aveva sostituito Jacob Zuma a sua volta accusato dal proprio partito di corruzione e incompetenza. Belle parole quelle di Ramaphosa, che invocava una "nuova alba" per i sudafricani. Alba che, nei fatti, è coincisa con l'aumento dell'IVA al 15 percento. Accanto ad un'accoglienza dei mercati - allora - in gran stile, Ramaphosa aveva subito attuato la politica (molto divisivo nel Paese) di esproprio senza indennizzo delle terre di proprietà della minoranza bianca.

Apparentemente sembra poco conto parlare, come dicevamo sopra, di -0,7 percento del PIL. Ma il dato preoccupante è l'incidenza su tale dato della produzione agricola, su base annua crollata del 29,2 percento. E degli effetti se ne sono accorti innanzitutto gli stessi consumatori: secondo un monitoraggio del PACSA (Pietermaritzburg Agency for Community Social Action), tra settembre 2017 e giugno 2018 i prezzi di svariati prodotti risultano letteralmente esplosi. Ad esempio, le patate sono aumentate di prezzo del 31 percento, le uova del 23 percento.

Le cause le possiamo cercare tra il rincaro dell'energia e l'aumento dell'IVA, con nel mezzo il tracollo del cambio della moneta nazionale. Ossia, il rand sudafricano ha perso quasi il 19 percento, scambiando ieri 15,24 contro il dollaro USA. E la situazione deve ulteriormente peggiorare: il tracollo della produzione agricola è giunto ancor prima che arrivassero i timori sulle espropriazioni senza indennizzo delle terre, in quanto legati a una proposta di legge presentata in Parlamento solo alla fine di luglio. E c'è da scommettere che la legge passerà presto: la maggioranza ha urgenza di legalizzare la sottrazione delle terre ai bianchi senza compenso per redistribuirle ai neri, in onore alle disparità economiche ancora esistenti tra i due gruppi e le ingiustizie subite storicamente dai secondi.

E' un po' la politica seguita dallo Zimbabwe di Robert Mugabe tra fine anni novanta ed inizio millennio: le coonseguenze furono devastanti per l’economia domestica. I raccolti crollarono, viste le 6 mila aziende agricole espropriate ai legittimi proprietari (cioè i bianchi) e consegnate alla maggioranza nera, perlopiù senza alcuna competenza gestionale specifica.

Insomma, lo Zimbabwe allora passò da "granaio dell'Africa", a povero di cibo, con prezzi dei generi alimentari esplosi dalla iperinflazione. Ed è lo scenario che possiamo già oggi prevedere per il Sudafrica: già da questa estate, diversi debiti delle aziende agricole non sono stati rifinanziati, dato che molti proprietari terrieri non hanno idea di che fine faranno le loro aziende. Figurarsi: probabilmente non saranno onorati nemmeno i debiti ancora in corso. D'altronde, perché mai chi percepisce che verrà espropriato senza indennizzo dal governo dovrebbe continuare a pagare i prestiti ricevuti dalle banche?

L'onnipresente Donald Trump, con un messaggio su Twitter,  ai primi casi di esproprio ha palesato il proprio dissenso, indicando il rischio di un razzismo al contrario, cioè stavolta verso laa minoranza bianca. Ed è solo l'inizio: c'è il rischio di una vera e propria fuga dei capitali stranieri, per il timore di analoghe misure contro gli investitori finanziari stranieri o domestici bianchi. Cosa che farebbe innalzare i prezzi dei beni importati, che, insieme all'ulteriore crollo attesa per la produzione agricola interna, trascinerebbero l'economia in una condizione di stagnazione e deriva analoga alla crisi venezuelana di questi mesi.

Concludiamo ribadendo i fatti: un'altra economia emergente è entrata in crisi, con la sua valuta che rischia di essere una vittima sacrificata alla gogna dei mercati, esattamente come la moneta nazionale venezuelana, il bolivar, analogamente alla lira turca, al peso argentino, alla rupia indiana. Possiamo quindi prevedere che a breve il cambio col dollaro sarà tenuto in costante attenzione da parte di tutte le principali banche centrali, compresa la stessa Federal Reserve. Fino al punto in cui a gran voce si chiederà all'amministrazione Trump di indebolire il cambio.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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