Venerdì, 27 Aprile 2018 12:00

la storica pace tra le due Coree e la regia della Cina

Abbiamo visto le foto della pace tra i leader di Corea del Nord e del Sud. Tutto bello, tutto estremamente positivo per i due Paesi e per la comunità internazionale. Ma guardiamo oltre, e scopriamo la regia globale di Pechino che mira all'economia di Seul ed al nucleare di Pyongyang.

Ripartiamo con i rapporti tra le due Coree, dopo questo articolo.

L'abbiamo visto in televisione: la pace è (inaspettatamente) sbocciata nella penisola coreana. Un evento storico: era il lontano luglio del 1953 quando una gelida tregua era scesa al confine tra i due Paesi, dopo l'immane massacro di due milioni di persone nella guerra di Corea. Ora, dopo 65 anni, assistiamo ad un accordo di armistizio, apparentemente un trattato di pace. Con protagonisti Kim Jong-un, il dittatore del Nord, e Moon Jae-in, il presidente liberale del Sud, che, riferiscono i giornali di Hong Kong "si impegnano alla fine delle ostilità e cercano una penisola libera dal nucleare".

Dietro il vertice storico, aguzzando un po' la vista, si scorge una Nazione molto importante che sta giocando una partita cruciale per la supremazia nell'Asia orientale. E, soprattutto, si intravede la presenza del cosiddetto 'Imperatore Rosso', Xi Jinping. Ricapitoliamo: verso Pasqua, l'allora direttore della CIA, tale Mike Pompeo, incontra il leader nordcoreano. Evidentemente per tracciare i successivi passi verso il dialogo coreano. Prima ancora, però, ricordiamo il summit dello stesso Kim a Pechino, a fine marzo. Come dire, la prima voce a parlare a Kim non è stata quella USA, ma quella cinese.

La Cina aveva messo in campo tutta la sua influenza per portare Pyongyang al tavolo dei negoziati internazionali, con la Corea del Sud come con gli USA. Del resto, da tempo Pechino sta giocando una partita politica decisiva attorno alla Corea: ricordiamo i negoziati sul nucleare nordcoreano, in cui il leader cinese si presentava come 'attore responsabile' della comunità internazionale nei 'colloqui a sei' (Cina, Stati Uniti, Giappone, Russia e le due Coree). Colloqui davvero proficui per la Cina, che da un lato mostrava il suo lato responsabile, e dall'altro deteneva un'arma di pressione politica (l'influenza verso Kim) su tutti i Paesi della regione.

Superato il periodo dei colloqui a sei, Pechino ha iniziato a stringere fortissimi legami economici e politici con la Corea del Sud. Incredibile a dirsi, visto che Seul era antagonista della Cina nel conflitto coreano, il suo regime politico è nato su basi fortissimamente anticomuniste e la sua stessa classe dirigente, soprattutto nel periodo dei governi militari, è stata palesemente filo nipponica.

La relazioni economiche fra Cina e Corea del Sud sono oggi notevoli, e notevole è l'interscambio tra loro, regolato dal 'trattato di libero scambio' siglato a dicembre 2015. Ma, soprattutto, ciò che lega Pechino e Seul è il comune interesse strategico per la potenza nucleare nordcoreana. Ossia, nessuno dei due vuole il collasso politico e economico di Pyongyang, che aprirebbe la strada a scenari imprevedibili e catastrofici per l'intera regione, compreso il conflitto militare nella penisola.

Già, perché un eventuale conflitto coreano in chiave nucleare avrebbe conseguenze disastrose anche per loro. E quindi, da sempre spingono nella medesima direzione di dialogo. Certo, ci sono fasi diverse ed 'altalene' nei rapporti politici, ma alla fine Pechino e Seul si intendono sempre:dialogo e denuclearizzazione della penisola.

In conclusione, la Cina si è nuovamente affermata come regista indiscusso dell'area di estremo oriente, dirigendo il dialogo coreano per affermare ancora il proprio ruolo nel teatro politico regionale. E con un salto di qualità: ha condotto il trattato di pace coreano, e non i termini di sanzioni commerciali o di tregua bellica momentanea. Ora guarda alla Corea del Sud come un Paese che si può e si deve maggiormente 'aprire' alla cooperazione con la Cina. Ancora, non ci sfugga il dettaglio che, nelle stesse ore in cui tutto il mondo guarda i due leader coreani abbracciarsi, a Wuhan si stanno per incontrare Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi. E' allora evidente la srategia cinese: rappacificare la sua enorme periferia politica e affermare serenamente la sua ascesa a leader geopolitico.

 

FONTE: https://www.huffingtonpost.it

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