Venerdì, 02 Febbraio 2018 12:20

la spesa pubblica: tutti la conoscono, nessuno la tocca

Di tanto in tanto il governo di turno dice di occuparsene, soprattutto in campagna elettorale (le famose promesse). Poi, magicamente, l'argomento esce dall'agenda. e fino a nuove elezioni, è un argomento di colore marrone: meglio non toccarlo, sporca e puzza.

Riprendiamo i discorsi macropolitici (e tragicomici) su spesa pubblica e debito pubblico iniziati con questo articolo.

Diciamolo a chiare lettere: la spesa pubblica in Italia è senza freni, nonostante l'aiuto della BCE, nonostante i risparmi 'sudore e sangue' della legge Fornero sulle pensioni. La verità è che è stato tutto inutile: non c'è stato alcun vero, reale risanamento dei conti pubblici negli ultimi anni.

Ecco i numeri: dalla fine del 2011 ad oggi, il debito pubblico italiano è aumentato di circa 360 miliardi di euro. Più o meno come il PIL dell'Austria, per capirci. In altre parole, è salito al 133 percento del (nostro) PIL.

Ma come, questi non erano gli anni del tanto sbracciato, urlato, gridato risanamento dei conti pubblici? Nel 2011 l'allora primo ministro Silvio Berlusconi scappava da Palazzo Chigi rincorso da una folla inferocita che al grido 'giù lo spread' lo accusava di avere fatto sprofondare l'Italia in una profonda crisi finanziaria.Beh, da allora pensate che non c'è stata assolutamente la promessa riduzione del disavanzo fiscale.

Mentre infatti i governi non facevano nulla di concreto contro la crisi, la BCE di Mario Draghi imponeva l'azzeramento dei tassi, comprimendo il costo di rifinanziamento del nostro debito ai minimi storici. Risultato, un risparmio nel 2017 di circa un punto percentuale di PIL rispetto al 2012, l'anno di massima crisi dello spread. Ossia, senza la manina di Francoforte, che compra in abbondanza i nostri titoli di Stato all’interno del programma noto come 'quantitative easing', il disavanzo fiscale sarebbe oggi ben peggio di quello registrato ai tempi dell'addio del governo di Berlusconi.

E si badi bene, le entrate lo Stato le ha avute: entrate tributarie passate da 412 miliardi del 2011 ai 455 miliardi nel 2017, cioè una crescita di 43 miliardi, pari al 2,5 percento del PIL. Strano, vero? Il debito aumenta, la BCE contiene i danni e le entrate aumentano pure. Qualcosa non torna.

E' la spesa pubblica che non torna: corre di governo in governo. E non parliamo di investimenti: il capitolo investimenti è di massima invariato al 2 percento del PIL, decisamente basso rispetto alla media europea

Ancora, qualcuno ha provato a frenare il treno pazzo della macchina statale: la legge Fornero, l’impopolare quanto volete riforma delle pensioni, ha fatto risparmiare tra il 2012 e il 2017 qualcosa come 80 miliardi di euro, di cui circa 16 miliardi solo nello scorso anno, ossia l'1 percento del PIL.

In altre parole, senza BCE e senza legge Fornero oggi saremmo con un piattino in mano a girare l'Europa, cercando un 'sostenitore', o compratore a basso costo se volete. Ci pensino bene quelli che vogliono abolire la legge Fornero senza sapere con quale legge sostituirla, o quelli che vogliono tornare alla lira senza aver fatto i conti per bene. Perché il punto è che il tanto decantato risanamento dei conti non c'è mai stato, anzi la spesa pubblica è sempre in preoccupante crescita, nonostante il blocco degli stipendi pubblici nell'ultimo decennio, nonostante la compressione degli investimenti.

L'unico vero provvedimento che ha dato una soluzione - certo sulle spalle dei cittadini, e non della ricca politica dalle pensioni dorate - è stato il governo tecnico di Mario Monti. La dice lunga sulla capacità, o volontà, della politica che andiamo a votare a marzo. Senza porre in atto le condizioni fondamentali per rimettere in carreggiata l’economia italiana, senza un contenimento della spesa pubblica, non potremo neanche immaginare di abbattere la pressione fiscale e di fare partire davvero la ripresa.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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