se Kim muore, chi controlla i Bitcoin in Corea del Nord?

Kim Jong-un e Bitcoin

Kim Jong-un, il dittatore nord coreano, non compare più in pubblico da tempo. Brutto segnale da quelle parti. Morto o malato, qualcuno potrebbe prendere il controllo delle criptovalute in possesso al regime. Ed influenzare il mercato.

Abbiamo parlato di hacker e Corea del Nord in questo articolo.

Mettiamo che l’attuale dittatore sia scomparso. In tal caso, chi gestisce i Bitcoin posseduti dal regime della Corea del Nord? E, soprattutto, cosa ne vuole fare?

Ormai è opinione dell’occidente che la Corea del Nord sia dietro tantissimi gruppi di hacker di Bitcoin. Ladri di criptomonete, in altri termini. Mercenari che hanno procurato ingenti quantità di valute virtuali al regime. Con cui questi è riuscito ad aggirare le pesanti sanzioni commerciali imposte dagli USA.

Questa è storia ormai assodata. Il punto è che aumentano ogni giorno le voci funeree. Quelle secondo cui Kim Jong-un sia in pessime condizioni di salute. Magari, persino morto.

Nulla è certo, beninteso. Come dice a chiare lettere anche un articolo del 16 aprile scorso del New York Times. Ma ci interessa un altro aspetto: che fine faranno i tanti Bitcoin nei wallet della Corea del Nord?

Il timore degli investitori in valute digitali, chiaramente, è che un tale scenario inneschi il colpo di coda di una gigantesca “balena”.

Una (s)vendita colossale di criptovalute.

Per monetizzare i cripto forzieri coreani ed avere risorse liquide con cui finanziare la fase post Kim.

Citiamo un resoconto di marzo 2019, ecco il link dell’articolo. Secondo tale fonte, da tempo la Corea del Nord possiede tantissimi Bitcoin. Qualcosa come 670 milioni di dollari USA in valute virtuali. Sotto il controllo diretto del dittatore, presumibilmente.

Poi, i sospetti che la sua salute sia appesa ad un filo. Pare a causa di un intervento chirurgico al cuore andato male. Facile innescare il timore che il successore di Kim Jong-un, magari la sorella, possa vendere le criptovalute. E provocare il crollo dei prezzi.

Per qualcuno sono timori infondati. Intanto, perché Kim Jong-un non è a rischio della propria vita. Poi perché, qualora gli succedesse la sorella, garantirebbe continuità politica ed economica. Quindi, non ci sarebbe alcuna necessità di liquidare subito le criptomonete.

Qualcun altro, poi, ci ha addirittura scherzato. Tra questi, Zack Voell. Noto autore di articoli di natura tecnica. Pubblicati sul portale di notizie CoinDesk. Ebbene, Voell ha ironizzato pubblicando un post su Twitter infondato. Secondo cui i Bitcoin di Kim Jong-un sono stati trasferiti sull’exchange statunitense Coinbase. Segno di una imminente vendita.

Dopo aver riscosso la voluta attenzione, Voell ha subito eliminato il messaggio.

Con queste parole:

Ho eliminato il tweet. Così la gente smetterà di chiedere l’hash della transazione. E perché era stato preso sul serio da alcuni portali d’informazione. La stupidità di questa industria è incredibile.

Voell ha poi parlato, stavolta seriamente, sul rischio che la Corea del Nord possa vendere tutti i propri Bitcoin:

Non riesco a credere di star dicendo questo. Ma la Corea del Nord non scaricherà sul mercato tutti i suoi Bitcoin, o Monero. Anche se Kim Jong-un fosse effettivamente morto.

Restano i fatti. Ed i fatti sono che, secondo uno studio pubblicato da Insikt Group, negli ultimi tre anni l’utilizzo di Internet in Corea del Nord è cresciuto del 300%. E la Nazione fa regolarmente uso di criptovalute, evidentemente per eludere le sanzioni internazionali.

Cui si aggiungono le statistiche sui continui attacchi degli hacker contro gli exchange di criptomonete. Secondo le Nazioni Unite, sono forti i sospetti che tali criminali siano al soldo della Corea del Nord. E, secondo le stime, sono riusciti a rubare valute digitali per un valore di ben due miliardi di dollari.

Con i quali, sostiene l’FBI, il dittatore finanzia i programmi sulle armi di distruzione di massa illegali e sui missili balistici.

FONTE: https://www.nytimes.com/

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