Domenica, 26 Agosto 2018 12:00

Salvini e i migranti: un parere legale

Si parla ancora del ministro Matteo Salvini, indagato per sequestro di persona ed altri reati connessi con la vicenda della nave Diciotti della Guardia Costiera. Vediamo un'analisi legale della materia.

Torniamo a parlare di vicende italiane e politica, dopo questo articolo.

Girando su internet si sente di tutto e di più sui possibili esiti della vicenda che vede il ministro dell'Interno accusato di sequestro di persona, per aver bloccato lo sbarco a Catania dei migranti salvati in mare dalla nave Diciotti. Sui social, Facebook in primis, il processo sommario è già in corso, in un senso (difensore della Patria) o nell'altro (genocida megalomane).

La vicenda, vale la pena ricordarlo, seguirà quanto previsto dalla legge, quindi invece di dare opinioni a sproposito conviene sentire un avvocato. Che ci piaccia il suo punto di vista o no, ci aiuta a capire cosa prevedibilmente succederà della vicenda.

Sintetizziamo allora quanto riportato al sito web di uno studio legale romano.

Arriviamo subito al punto: l'iscrizione del ministro degli Interni nel registro degli indagati da parte della Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso di ufficio e arresto illegale, non può che finire con archiviazione da parte del tribunale dei ministri. Stesso successe nel 2009 per l'allora ministro Roberto Maroni, o nel 2006 per il ministro Giuseppe Pisanu, sempre per vicende collegate al respingimento di migranti in mare nel canale di Sicilia. La motivazione dell'archiviazione, ogni volta, è sempre la stessa: "trattasi di atto discrezionale politico non sindacabile in sede penale". Vediamo i fatti.

Prima stranezza: i reati connessi con il trattenimento dei migranti, operati da nave Diciotti, nave della Guardia Costiera italiana, su ordine di Salvini, sono stati semmai commessi nel territorio di competenza della procura di Canania, e non di Agrigento (competente per territorio su Lampedusa).

Seconda stranezza: i migranti, secondo il diritto del mare, sono naufraghi, non ospiti o passeggeri della Guardia Costiera. L'eventuale trattenimento non è verso turisti di passaggio in territorio italiano.

Ancora: in quanto naufraghi, ai sensi delle regole internazionali in vigore (Safety of Life at Sea, Londra, 1974; International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979; United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982) dovevano essere salvati in quanto la nave (cioè il suo Comandante) ha l’obbligo di prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita. A seguire, sussiste il dovere di sbarcare i naufraghi in un luogo sicuro.

Il punto è tutto lì: identificare il luogo sicuro. Che certamente non è quello di partenza (le coste libiche) ma, ad esempio, il porto maltese o il primo porto italiano.

Facciamo una premessa: nel 2004, proprio per evitare rimpalli burocratici su chi dovesse individuare il luogo sicuro di sbarco dei naufraghi, altrimenti demandato al Comandante che presta soccorso, gli Stati membri della International Maritime Organization (tra cui l'Italia) hanno deciso che il governo responsabile per la regione di mare in cui vengono soccorsi sia tenuto ad assicurare il luogo sicuro di sbarco. Quindi, nello specifico l'Italia, avendo soccorso i naufraghi in area marina di pertinenza italiana, doveva identificare questo posto.

In Italia il quadro di competenze su chi dovesse indicare il luogo sicuro è complesso, ma fa chiarezza il decreto c.d. 'Minniti' (decreto legge del 17 febbraio 2017, n. 13) che attribuisce al Ministro dell'Interno (Marco Minniti all'epoca) il compito di indicare il luogo di sbarco dei migranti salvati a mare, per il successivo trasferimento ad un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).

Lo stesso decreto non detta tempi massimi per operare tale indicazione: certo, il decreto era nato per snellire il processo decisionale, ma da un punto di vista legale Salvini non aveva un termine per operare tale decisione. Quindi, ha usato la sua discrezionalità per tenere in sospeso i migranti, aspettando come noto un eventuale segnale di supporto dall'Europa, puntualmente muta a tali problemi. Risultato: il Capitano di Fregata Massimo Kothmeir, Comandante di nave Diciotti, è rimasto a Catania in attesa di indicazioni dal Viminale.

Inutile quindi, e soprattutto fuori luogo, parlare di sequestro di persona: Salvini, da quel che sappiamo, non ha ordinato il sequestro di nessuno ma semplicemente ha preso tempo per fornire indicazioni sul luogo sicuro di sbarco, negando evidentemente il consenso a sbarcarli subito a Catania - eccezion fatta per i minori non accompagnati ed i soggetti con esigenze mediche.

Insistiamo sul concetto: senza indicazione di porto sicuro, i migranti restano nello status di naufraghi su nave in transito (verso il porto sicuro, appunto), ancorché ormeggiata in un porto. Gli stessi migranti, oltretutto, sono senza documenti e quindi prima di ogni azione vanno identificati.

Concludiamo: il procuratore Luigi Patronaggio ha agito fuori competenza territoriale. Ancora, i danni ipotizzati non sono applicabili a clandestini da identificare - naufraghi, appunti. Sarebbe come prevedere gli stessi reati anche per coloro che gestiscono i CPR, e che trattengono tutti i clandestini in attesa di identificazione.

Tralasciamo poi la polemica sulla solerzia del PM di Agrigento, sicuramente competente su un territorio che gli da tanto da lavorare, nell'iscrivere nel registro degli indagati ed avviare le indagini (per quanto detto, fuori competenza e fuori motivo reale) a tempi record, come dovesse cavalcare una crociata più politica che penale. Mentre a Genova i 43 morti non hanno nessun sospetto colpevole.

Il risultato politico appare raggiunto: smuovere l'opinione pubblica sull'operato del ministro Salvini - su cui ognuno si farà la sua legittima opinione, siamo in libertà di pensiero. Ma sulla carta finirà in un buco nell'acqua: Salvini ha agito nell'ambito dell'esercizio della discrezionalità politica del Viminale, attività che esorbita dal vaglio della magistratura, rossa o di qualunque altro colore.

 

FONTE: https://www.studio-gabrielli.it

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