PNC utilizza Ripple per i pagamenti internazionali

PNC e Ripple

La società di servizi finanziari USA offre ai propri clienti pagamenti internazionali che sfruttano la rete Ripple. Ma i possessori dei token non sono soddisfatti di come procede il mercato della valuta virtuale.

Abbiamo parlato di iniziative commerciali di Ripple in questo articolo.

PNC Financial Services Group, Inc. è una società di partecipazione bancaria e di servizi finanziari. Ha sede a Pittsburgh, in Pennsylvania. La sua rete bancaria si chiama PNC Bank. E’ attiva in 19 Stati degli USA e nel Distretto di Columbia. E’ l’ottava banca degli Stati Uniti, con circa 400 miliardi di dollari in asset.

PNC è anche il primo istituto bancario USA ad utilizzare la rete blockchain di Ripple. Per effettuare pagamenti cosiddetti “cross – border“.

La notizia è diffusa dal portale di news Fintech Futures. Il quale riporta che PNC Treasury Management offre ai propri clienti nuove soluzioni per i pagamenti internazionali basate sulla tecnologia blockchain di Ripple. L’azienda evidenzia i benefici di tale soluzione:

Avere la capacità di ricevere immediatamente un pagamento da un acquirente estero. Trasformare il modo in cui gestiscono le loro fatture attive. Ottenere una migliore gestione del loro capitale circolante.

Diamo ora un’occhiata agli impatti delle politiche commerciali di Ripple sui prezzi del token.

Intanto, ricordiamo che PNC aveva annunciato la mossa di utilizzare RippleNet a settembre scorso. Fatto che aveva provocato un sensibile aumento del prezzo del token su moneta fiat. Cosa che però non si è ripetuta in questi giorni, in cui il prezzo, già in calo da settimane, stagna a livelli molto bassi.

Tuttavia, secondo alcuni autorevoli pareri, il prezzo de token non è l’unico parametro da osservare in questi casi. Lo pensa Breanne M. Madigan, di Global Institutional Markets. La quale ha mostrato alcuni dati interessanti, qualcosa come una settimana fa.

Tali dati rivelano da un lato un ridotto volume complessivo di scambi di token Ripple. Parliamo del 65% in meno. Dall’altro lato, però, gli exchange di criptovalute messicani segnano volumi in aumento del 25% sugli scambi tra Ripple e peso messicano. Guarda caso, subito dopo l’avvio della partnership di MoneyGram con Ripple. Finalizzata a consentire pagamenti internazionali tramite la blockchain di Ripple.

Ricordiamo anche che, a giugno, Ripple aveva dichiarato di procedere all’acquisto di una quota del 10% di MoneyGram. L’affare complessivo tra Ripple e la società di rimesse era per circa 30 milioni di dollari USA. Ebbene, una delle clausole dell’accordo era proprio l’utilizzo di xRapid da parte di MoneyGram. Al riguardo, il CEO di Ripple Brad Garlinghouse si era azzardato ad assicurare che, nel breve termine, l’accordo con MoneyGram avrebbe avuto impatti significativi sul mercato della criptovaluta.

Nulla di ciò è però accaduto. Almeno, finora. Nel mentre, la comunità di utenti della moneta virtuale chiede proprio a Garlinghouse spiegazioni sulle controversie relative al progetto Ripple. Tra cui, in particolare, la crescente frustrazione di alcuni possessori del token. I quali ritengono che il ribasso dei prezzi sia conseguenza delle incessanti vendite di token da parte della società di Garlinghouse.

FONTE: https://www.fintechfutures.com/

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