Lunedì, 05 Novembre 2018 12:00

pensioni d'oro: la legge Treu e la casta dei sindacalisti

Si chiama legge 564/1996, a firma dell'allora ministro Tiziano Treu. Vediamo come regala una pensione d'oro ai sindacalisti.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, dei privilegi della casta.

Una premessa d'obbligo: quello che segue, per quanto possa apparire oltraggioso e nei confronti del contribuente onesto e lavoratore, è legale: non ci sono disonesti in questo articolo, ma solo persone che godono di un privilegio garantito per legge. Insomma, non parliamo di ladri. Parliamo della casta. C'è una bella differenza.

La legge, appunto. Parliamo della legge 564/1996, scritta dall'allora ministro del Lavoro Tiziano Treu. La quale, all'opportuno articolo, permette ai sindacalisti di ottenere una pensione di importo ragguardevole anche solo con un mese di 'lavoro', o meglio di contributi versati.

Partiamo da una premessa: i sindacalisti non appartengono ad una gestione previdenziale a sé stante, si configurano come normali lavoratori. Però, guarda caso, di fronte alle norme previdenziali, rispettano una normativa che contiene diversi privilegi. Uno tra tutti, il fatto che prima di andare in pensione dal 'normale lavoro', tipicamente statale, possono farsi pagare dalle organizzazione sindacale uno stipendio aggiuntivo per un brevissimo tempo ma sufficiente per far loro percepire un'integrazione sull'assegno previdenziale con meccanismo analogo a quello dei parlamentari.

Essere sindacalisti conviene, insomma: a parità di contributi versati all’INPS, infatti, grazie a quanto previsto dalla citata legge Treu un sindacalista percepisce un assegno previdenziale mediamente più alto del 30 percento. Il trucco è semplice - e legale, ripetiamolo - basta diventare sindacalista nell'ultimo periodo, basta anche l'ultimo mese precedente al pensionamento, per beneficiare di una pensione integrativa calcolata con il sistema retributivo, cioè tenendo conto dell'ultimo stipendio percepito. Come se, cioè, si fosse lavorato per il sindacato per tutta la vita.

E' chiaramente un escamotage, un privilegio, come vogliamo chiamarlo, legalizzato dal ministro Treu che, ad oggi, avvantaggia spudoratamente circa 18 mila sindacalisti italiani che al momento ricevono un assegno previdenziale di importo particolarmente elevato, nella maggior parte dei casi del tipo configurato come 'pensione d’oro', assolutamente ingiustificato in un'ottica contributiva, ossia paragonando l'assegno ricevuto con i contributi davvero versati all'INPS.

Luigi Di Maio grida "addio ai privilegi dei sindacalisti", ma vedremo cosa davvero succederà: a suo dire quanto prevede la legge 564/1996 verrà presto rivisto nella medesima ottica di perseguire le pensioni d'oro degli onorevoli. Ma guardiamoci in faccia: difficilmente la norma correttiva, semmai uscirà davvero, agirà in maniera retroattiva. Verosimilmente, coloro che in questi anni hanno beneficiato di un'integrazione particolarmente elevata sulla pensione continueranno a percepirla fino alla fine.

Vediamo in dettaglio come funziona la legge 564 del 1996. In breve, la base per il calcolo della pensione integrativa dei sindacalisti, cioè la pensione che si aggiunge a quella di diritto spettante per il lavoro altrimenti svolto prima di entrare nel sindacato, è costituita soltanto dall'ultimo mese di stipendio percepito. Proprio come per il sistema di calcolo retributivo, abolito da anni per i lavoratori 'normali'.

Quindi, un lavoratore, ad esempio un insegnante, fino a quel momento con uno stipendio tutto sommato non eccezionale e comunque guadagnato con le regole di tutti, può entrare nel sindacato a lavorare nell'ultimo mese prima di andare in pensione. Così facendo, nel mese di lavoro al sindacato percepisce sia lo stipendio da insegnante - che comunque lo Stato gli garantisce, come se insegnasse ancora - che quello da sindacalista, come fosse un'integrazione o un doppio lavoro.

Il vantaggio ovviamente è ben oltre il solo ultimo mese prima della pensione: una volta entrato in pensione, l'assegno viene calcolato come insegnante per tutto il tempo così lavorato (compreso l'ultimo mese) e, con assegno integrativo, come sindacalista, applicato però come se avesse lavorato da tale per tutta la sua vita lavorativa. Insomma, come se avesse fatto il doppio lavoro dall'inizio. Risultato: la pensione finale decolla e supera ogni misura altrimenti consentita dai contributi effettivamente versati. E' una pensione regalata, non giustificata da alcun calcolo contributivo. Un privilegio per legge.

Questa assurda, ma legale, situazione ce l'ha fatta conoscere la trasmissione 'Le Iene': con un servizio apposito, Nadia Toffa ha mostrato il caso di una ex professoressa, in pensione dal 2011, che oltre al suo legittimo assegno INPS riceve una pensione integrativa da sindacalista SNALS.

In quel caso, è addirittura apparsi uno strano aspetto: il primo, nessuno dei lavoratori della sede del sindacato SNALS dichiara di aver mai visto la presunta collega nei mesi immediatamente precedenti il suo pensionamento. Cioè, pare che la professoressa sia proprio rimasta a casa e non abbia affatto lavorato come sindacalista, mentre percepiva per quel breve periodo la paga sia da insegnante che da sindacalista. L'illazione della Toffa è che, guarda caso, la professoressa è sposata ed imparentata con dirigenti proprio di quel sindacato: a voi la deduzione sulla sua 'assunzione' al sindacato.

Il resto, come abbiamo detto, è legale: spiega un consulente del lavoro intervistato dalla Toffa: "La signora ha diritto ad un incremento di pensione perché la base per il calcolo della sua pensione è costituito dall’ultimo mese di stipendio che lei ha percepito. Pur percependo le somme per un mese soltanto è come se la retribuzione fosse stata percepita per l’intera pregressa attività lavorativa. 2 mila euro al mese posso rappresentare circa 19 mila euro all'anno di maggior pensione, circa 1.500 euro al mese".

Avete capito bene: la signora percepisce la legittima pensione da insegnante, immaginiamo 1.200 euro al mese o giù di lì, e a questa somma, in modo assurdamente legale, 1.500 euro di integrazione da ex sindacalista. Ottenendo una pensione più che raddoppiata.

Ma la signora è un caso tutto sommato 'povero': l'allora segretario generale SNALS, il professor Marco Nigi, viene ugualmente intervistato dalla Toffa per il fatto che, 8 mesi prima di andare in pensione, si fosse alzato lo stipendio da sindacalista a 8.000 euro al mese, assicurandosi quindi il diritto ad una pensione proporzionalmente dorata.

Risibili i commenti di Luigi Angeletti, allora segretario della UIL, e di Susanna Camusso, allora della CIGL.

Il primo dice di ignorare l'esistenza della legge - pensa un po' - ma afferma che, se davvero le cose stanno come affermato da 'Le Iene', il privilegio è 'assolutamente da eliminare'. Comodo dirlo quando ormai il diritto è acquisito.

La seconda, invece, risponde alla Toffa di conoscere l’argomento e affermando che "Il problema non è la legge, ma evitare gli abusi e perseguire gli abusi. Un tetto alle pensioni sarebbe un ragionamento da fare in generale sul tema delle pensioni d’oro". Altra risposta comodissima nella sua posizione.

Il servizio de 'Le Iene' risale al 2014. Da allora, nonostante il clamore suscitato, i privilegi per i sindacalisti sono rimasti inalterati. Il governo giallo - verde promette novità a breve, con l’eliminazione dei privilegi che verrà effettuata in contemporanea con il taglio delle pensioni d'oro. Staremo a vedere.

 

FONTE: https://www.money.it

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