Giovedì, 31 Maggio 2018 14:06

pensione casalinghe: quanto versare

Anche la casalinga può percepire pensione, purché versi i contributi all'INPS. Ma quanto deve davvero versare, e per quanto tempo prima di vedere una pensione di importo dignitoso?Anche la casalinga può percepire pensione, purché versi i contributi all'INPS. Ma quanto deve davvero versare, e per quanto tempo prima di vedere una pensione di importo dignitoso?

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di pensione per le nostre signore che si occupano della casa - le casalinghe.

Stavolta non parliamo di un caso teorico di assegno di pensione (di importo ridicolo), ma di quanto occorre versare in termini di contributi per avere, invece, un assegno di pensione con un importo quantomeno dignitoso. Prendiamo un caso di studio: una single di 49 anni che ha lavorato regolarmente (e quindi contribuito) per otto anni a colpi di contratti a tempo determinato, diciamo per un totale contributivo inferiore ai quattro anni (meno della metà, cioè, dell'intero periodo). Poi, dopo tali anni di lavoro, la persona ha acquisito, purtroppo, titolo di invalidità, quantificata dall'INPS al 50 percento: evidentemente, le limita pesantemente le possibilità di ricominciare a lavorare. Quindi, cerchiamo di capire se e quanto le convenga iniziare a versare contributi per acquisire un titolo effettivo all'assegno di pensione.

Sfatiamo ancora una volta il mito, come abbiamo già detto nell'articolo precedente: versando per 5 anni la contribuzione minima richiesta dal fondo casalinghe, non si ottiene affatto una pensione dignitosa, anzi. Si ottiene l'erogazione di un assegno dalla cifra ridicola di 7 euro.

Ricordiamo poi che, in ogni caso, al momento in cui si matura diritto alla pensione il relativo assegno viene calcolato con il metodo contributivo sul montante versato annualmente, rivalutato in base alla variazione media quinquennale del PIL.

In altri termini, per ottenere l'importo della pensione del fondo casalinghe occorre considerare il montante contributivo e, soprattutto, il coefficiente di trasformazione (che aumenta con il crescere dell’età: è un numero inferiore a uno che converte il montante contributivo in assegno pensionistico).

Andiamo ai numeri: considerando un versamento minimo di 25,82 euro al mese, e immaginiamo che gli anni residui siano molti di più dei 17 in esempio, facciamo conto 40 anni. Ebbene, per 40 anni si ottiene un montante contributivo pari a 12.393,60 euro (semplicemente 25,82 x 12 x 40). Ipotizziamo che, con le rivalutazioni di qui a 17 anni, la cifra finale monta a 20.000 euro. Ed ipotizziamo un coefficiente di trasformazione vicino a 1/20 ossia 0,05. Otteniamo insomma un assegno di pensione intorno a 1000 euro annui (20.000 x 0,05) che al mese diventano poco sopra gli 80 euro (1000 : 12).

Siamo ben lontani dalla pensione dignitosa che la nostra signora in esempio vorrebbe vedersi erogata: E' quindi chiaro che, fissato il numero di anni rimanenti all'età pensionabile (17 nel caso in esempio) occorre versare al mese sensibilmente: andiamo su qualche buona centinaia di euro al mese.

Riassumendo: nel nostro caso 'campione' di una signora di 49 anni, mancandole indicativamente 17 anni all’età pensionabile secondo il fondo casalinghe (età che, già si sa, nel 2019 dovrebbe aumentare fino a 66 anni), e tenuto conto che non sappiamo quale sarà il coefficiente di trasformazione da qui a 17 anni, possiamo comunque stimare che sarebbero opportuno versare non meno di 500 euro al mese all'INPS per tutti gli anni suddetti, in modo da vedersi alla fine erogare un assegno di pensione dal fondo casalinghe che, si badi bene, oggi eguaglierebbe l'assegno sociale (poco meno di 450 euro). Invece, il fatto di avere anche riconosciuta l'invalidità, non ha alcun peso ai fini dell'imponibile nel fondo casalinghe.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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