Pensione: anticipare la data con un piano crypto #3

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Terza parte dell’articolo su come accelerare il pensionamento investendo in criptovalute. Il precedente articolo è a questo link.

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Pensione e crypto. Continuiamo a parlare di questo insolito binomio. Diamo allora uno sguardo alle esperienze dirette dei membri della comunità FIRE.

Il paradigma spesso usato per attrarre investitori in crypto non è la costruzione di una pensione integrativa. Piuttosto, è l’idea di incredibili guadagni in poco tempo. Alla fine, ovviamente, sono innumerevoli le truffe in questo settore.

Con furbastri che promettono guadagni veloci vagamente riconducibili a schemi Ponzi in stile Bitconnect. O a “rug pull” su Uniswap. E come non citare gli investitori incoscienti ed inesperti che hanno dilapidato denaro per acquistare memecoin. Semplicemente perché con un tema canino simile al Dogecoin.

Tuttavia, nonostante le truffe con criptomonete, che succedono eccome, arricchirsi in fretta riesce veramente a qualcuno. Gente che diventa così ricca da trovarsi nella posizione di poter andare in pensione presto, solo con i proventi crypto. Anche senza aver lavorato verso questo obiettivo.

Un esempio tra i tanti ce lo offre Mike Palmeter.

Mike Palmeter
Mike Palmeter – fonte internet

Ex database product manager di Oracle. Lui, quest’anno, grazie alle crypto ha raggiunto l’obiettivo di pensione. Lo racconta su Linkedin, in questo post. “Accidentalmente“, sottolinea. Era interessato a Bitcoin da anni, nonostante gli avvertimenti di critici ed esperti. Come l’economista Nouriel Roubini, che ripete fino allo sfinimento che le valute virtuali sono una bolla vicina allo scoppio. Viceversa, Palmenter si è lasciato più ispirare dalla lettura, nel 2017, del famosissimo testo “Mastering Bitcoin” di Andreas Antonopoulos.

La prima rivelazione che ho avuto è che è una cosa molto più grande e complessa di quanto possa gestire. Non ho avuto il tempo per fare abbastanza ricerche. Ma il prezzo si sta muovendo.

E così, ha iniziato a investire il più velocemente possibile.

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Fino ad arrivare al 50% del proprio portafoglio in Bitcoin e investimenti collegati. Società di mining di Bitcoin, piattaforme di pagamento o di trading come Circle, Robinhood e Square.

Palmenter aveva registrato un profitto del 170%, prima che il prezzo di Bitcoin crollasse, ad inizio 2018, ed iniziasse il tristemente celebre “crypto winter”. Ha usato il tempo in cui il suo portafoglio era finito in passivo per studiare la blockchain ed il Bitcoin. Arrivando alla conclusione quest’ultimo fosse “l’applicazione più ad alto valore della tecnologia blockchain“.

Ho studiato. E il mio ego, la mia arroganza e il rifiuto di ammettere la sconfitta mi hanno spinto a una posizione in cui credevo di aver fatto la scelta giusta per sbaglio. Quindi, li ho tenuti, e ho iniziato a comprare di più perché pensavo “questo è un investimento a lungo termine”.

Palmeter ha quindi imparato la lezione offerta dal mercato del 2018. Ha regolarmente incassato profitti dopo ogni grande aumento dei prezzi. Riequilibrando il suo portafoglio, per mantenerlo composto al 50% da investimenti in Bitcoin e al 50% da azioni con dividendi elevati. Così facendo, pur considerati gli effetti del crypto winter, negli ultimi cinque anni Palmenter ha ottenuto un rendimento annuo medio del 79,67%.

Poi, la svolta.

A marzo scorso, dopo l’ennesima manovra per riequilibrare la proporzione di Bitcoin ed azioni, si rende conto che le entrate dai dividendi delle azioni erano superiori al suo stipendio, al netto delle tasse. Addirittura, a prescindere dai movimenti di Bitcoin. Non ci ha pensato un attimo: ad aprile ha rassegnato le dimissioni da Oracle.

Non ero particolarmente interessato ad andare in pensione. Almeno, fino al giorno in cui mi sono reso conto che il mio lavoro non mi piaceva abbastanza per giustificare un simile impegno. Dato che non avevo bisogno dei soldi, perché continuare? Perché semplicemente non licenziarmi? Questa è libertà.

L’esperienza di Palmeter è però una rara eccezione. Molti investitori crypto, nonostante abbiano raggiunto profitti sufficienti per andare in pensione, non realizzano questi guadagni. Non incassano le vincite. Invece, aspettano livelli più alti. Spesso, sono diventati talmente dipendenti dal gioco da non volere più lasciare il tavolo.

Rimanendo vittime dell’eterno dilemma di chi investe in criptovalute. Incassare e lasciarsi sfuggire potenziali guadagni enormi, o non vendere e rischiare di perdere una ricchezza che cambierebbe la vita?

È successo a molti nel 2017. Milionari sulla carta. Che non hanno mai premuto il pulsante vendi per incassare i profitti. E che hanno visto i loro milioni diventare migliaia.

Un esempio tra i membri del movimento FIRE.

L’autore di The FI Explorer. Il quale non ha incassato i suoi guadagni in Bitcoin dopo aver superato l’obiettivo per il pensionamento anticipato. Al contrario, ha modificato il suo target, aumentando l’asticella per tenere conto, si è detto da solo, dell’inflazione e di altri fattori. Ed è restato a lavorare, dicendosi felice del proprio lavoro, invece di iniziare la sua pensione.

È una delle domande più comuni. Perché non hai venduto? Perché non hai ridotto il rischio? In realtà, il motivo è che credo abbia un futuro entusiasmante. Non voglio necessariamente contare sulle crypto per il mio FIRE. Quindi, sono più interessato a seguirlo e vedere come va a finire.

Nella prossima parte dell’articolo continueremo ad analizzare il pensiero FIRE attraverso l’esperienza diretta di chi ha tentato la fortuna con le crypto.

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FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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