PayPal e le criptomonete: concorrenza o reciproco supporto?

PayPal

Sappiamo che PayPal sta tentando, pian piano, di integrare la gestione e la custodia di valute digitali. La domanda sorge spontanea: ciò provocherà un’accelerazione o un rallentamento dell’adozione delle criptovalute?

Abbiamo parlato di criptovalute e PayPal in questo articolo.

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PayPal si muove a passi sempre più decisi nel mondo delle criptomonete. Ce ne parla l’azienda stessa in un post ufficiale. Ecco il link del post.

Lo abbiamo notato: da qualche settimana, il settore crypto è in fermento. Bitcoin si aggira intorno ai 14.000 dollari. Ethereum supera i 400 dollari. Una coppia di rialzi nel mondo delle criptomonete che possiamo attribuire ampiamente a PayPal.

Ecco perchè.

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A partire dal 2021, la popolare soluzione di pagamenti elettronici integrerà la gestione e la custodia di valute digitali. Bitcoin. Ethereum. Bitcoin Cash. Litecoin. Tutte valute possibili per fare acquisti attraverso la sua gigantesca rete di commercianti affiliati. Chiaramente, i pagamenti verranno regolati in fiat, ossia le valute virtuali verranno tradotte in fiat in modo trasparente per l’utente.

Tutto ciò sarà possibile grazie ad una collaborazione di PayPal con Paxos, Sì, quella dello stablecoin Paxos Standard, che curerà infatti gli aspetti di custodia e liquidità delle criptovalute. Ancora, sempre grazie a Paxos, PayPal ha ottenuto una licenza condizionale dal New York State Department of Financial Services, il NYDFS.

Charles Cascarilla è CEO di Paxos. Costui ha spiegato come tale collaborazione con un gigante come PayPal contribuirà positivamente al settore crypto in generale.

Analogamente la pensa Luke Stokes. Amministratore delegato della Foundation for Interwallet Operability ed Interim Executive Director per la EOS Foundation:

È giunto il momento e PayPal sta cercando di arrivare prima di tutti gli altri con il suo approccio personalizzato alla finanza digitale.

Altri prodotti e servizi finanziari hanno l’opportunità di superare i confini del giardino murato. Quello in cui PayPal sarà imprigionata, attraverso l’integrazione con le soluzioni di usabilità decentralizzate della open finance.

Pensate, solo un giorno dopo l’annuncio di PayPal di entrare nel settore delle criptomonete, già si parlava della sua acquisizione del suo futuro, naturale rivale.

Cioè BitGo, la società di servizi di custodia per Bitcoin.

La prima società broker-dealer a fornire servizi crypto negli USA. Ad ogni buon conto, un domani sia PayPal che BitGo saranno pienamente conformi alla regolamentazione USA applicabile. Hanno infatti ottenuto tutte le licenze necessarie per le varie attività su valute digitali.

Tra l’altro, con questa mossa verso le criptomonete, PayPal recupera terreno anche rispetto a compagnie come Square e Revolut. Che si sono mosse prima per fornire funzionalità crypto ai propri utenti. Tuttavia, al momento non esiste altra piattaforma finanziaria digitale con una influenza globale paragonabile a PayPal.

Al riguardo segnaliamo anche l’opinione di Douglas Borthwick. Chief marketing officer dell’exchange di criptovalute INX Limited. Costui ha chiarito che sì, da un lato il carattere centralizzato del sistema di pagamenti di PayPal preoccupa i più “puristi” della finanza decentralizzata, la DeFi. Ma, dall’altro lato, PayPal consentirà a tanti nuovi utenti di scoprire e interagire con le criptomonete:

Possiamo immaginare l’ambiente di PayPal come uno spazio protetto, con le rotelle. Per chi vuole conoscere le crypto, prima di fuggire nel mondo reale. Dove scoprire le crypto senza limitazioni.

Accanto, la centralizzazione della finanza resta ancora una questione fondamentale.

Negli ultimi mesi, per esempio, si parla molto di istituzioni bancarie che muovono primi passi in tecnologie crypto. E Paesi che valutano e sperimentano le CBDC, le valute virtuali governative. Quindi, era solo questione di tempo prima che un colosso come PayPal si affacciasse al mondo delle monete virtuali.

Lo pensa João Gomes. Head of growth and marketing di Utrust, una società di pagamenti crypto:

In tutto il mondo, l’adozione sta acquistando slancio. Abbiamo sempre creduto che fosse una questione di “quando”, non di “se”.

E l’arrivo di PayPal è solo un’altra tessera del domino. Questo è il denaro del futuro.

Ma Gomes ha anche confermato le sue riserve per la struttura centralizzata della gestione di criptomonete di PayPal. Una gestione che priverebbe completamente gli utenti di funzionalità come le chiavi private. E la capacità di prelevare in completa autonomia i propri asset digitali. Poi, PayPal non sarà un sistema on-chain. Cosa che lo renderà poco appetibile per le applicazioni dei più smaliziati delle crypto.

Non da ultimo, PayPal non gestisce criptomonete. Gestisce asset derivati. Un processo analogo a quello di Revolut. Secondo il quale gli utenti non avranno, in realtà, la proprietà reale degli asset virtuali.

Per finire, le commissioni sui pagamenti con crypto.

Ad ogni transazione di valore inferiore a 100 dollari, la conversione della propria criptovaluta in moneta fiat subirà una commissione del 2,3%. Una bella fetta. Tanto che verrebbe il dubbio: perché scegliere di pagare con le crypto?

Tutta questa analisi porta ad una sola considerazione. Che, al momento, PayPal entra nel mondo delle criptomonete in modo superficiale. Un modo accettabile forse solo dai nuovi utenti. Certo, non dai più smaliziati, che ne colgono i tanti, inaccettabili limiti.

Perciò, è ragionevole che, dopo un iniziale entusiasmo, PayPal dovrà rivedere la propria strategia commerciale. Dovrà evolversi. Perché i clienti non trovino concorrenti più competitivi.

Ad esempio, PayPal applicherà una commissione di elaborazione del 2% sulle transazioni crypto – fiat, e viceversa, tra 200 e 1.000 dollari. Al confronto, Coinbase applica solo l’1,49% sulle transazioni superiori a 200 dollari. Cash App di Square, invece, offre agli utenti commissioni di conversione dinamiche.

Lior Lamesh è co-fondatore e CEO di GK8.

Una azienda di sicurezza informatica israeliana. Per lui, PayPal deve evitare la trappola “non le tue chiavi, non i tuoi Bitcoin”. Una trappola che negli anni ha limitato lo sviluppo di tanti exchange.

Facendo affidamento su fornitori di terze parti per i servizi di custodia, PayPal sta esponendo gli asset digitali dei suoi clienti a un grave rischio di sicurezza informatica.

Pertanto, credo che quando questa iniziativa decollerà e prenderà piede, PayPal passerà eventualmente a un modello di servizi autogestiti. In particolare, la custodia autonoma.

Quando si tratta di un network con oltre 340 milioni di utenti, la posta in gioco è semplicemente troppo alta.

In fondo, non dimentichiamo che PayPal è una soluzione finanziaria centralizzata. E quindi, non tanto trasparente su aspetti come la libertà finanziaria. Molti “radicali” di criptomonete, che ritengono irrinunciabili tali aspetti, potrebbero quindi tenersi alla larga da PayPal. Tuttavia, una piattaforma globale di tale portata si presume che farà più bene che male alla diffusione del mercato crypto.

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FONTE: https://newsroom.paypal-corp.com

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