paradosso blockchain: decentralizzata ma istituzionalizzata

blockchain

La blockchain fonda il suo primo pilastro nella decentralizzazione. Ma beneficia necessariamente dell’adozione da parte delle grandi istituzioni. Centralizzate. Un paradosso o tutto secondo i piani di Satoshi Nakamoto?

Il funzionamento della blockchain porta, a ben guardare, ad un palese paradosso. Perché si basa sulla decentralizzazione del suo controllo. Ma vive e prolifera attraverso istituzioni centralizzate. Come grandi istituti finanziari multinazionali e governativi.

L’adozione istituzionale della blockchain può offrire grandi vantaggi. In quanto il controllo realmente decentralizzato spesso affonda le sue radici nella centralizzazione. Ce ne parla anche un recente articolo del notiziario Cointelegraph.

First things first“, come dicono gli inglesi.

Parliamo dall’inizio. La tecnologia della catena di blocchi ha il potere, diciamo anche lo scopo, di decentralizzare il controllo sull’economia globale. Ce lo ha scritto, abbastanza a chiare lettere, Satoshi Nakamoto. Che, nel blocco genesi del Bitcoin, minato il 9 gennaio 2009, al testo del campo coinbase, scrive:

The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks.

The Times: text from the Bitcoin genesys block
The Times – il titolo riferito nel genesys block del Bitcoin – fonte internet

Qui sopra la pagina del Times richiamata nel testo del blocco genesi. In data 3 gennaio 2009, il giornale descriveva i piani di salvataggio del governo britannico per le banche del Paese. Un chiaro messaggio. Il Bitcoin come strumento per riformare un sistema finanziario apparentemente corrotto e inefficiente. Creando un ecosistema di governance finanziaria più equo e democratico. Decentralizzato, appunto.

Ma le cose, oggi, vanno diversamente.

Il controllo dei mezzi di produzione e di custodia delle criptomonete sono sempre più nelle mani di istituzioni e grandi gruppi. E non dei singoli individui.

Un esempio per tutti. Facebook ed il suo tentativo di piattaforma globale di pagamento digitale. Libra.

Libra Association partners
Libra Association ed i tanti potenziali partner – fonte internet

Un evento che ha rotto il ghiaccio ed aperto gli occhi al pubblico. Il quale vede istituzioni multinazionali che da tempo sviluppano e gestiscono infrastrutture ed operazioni su blockchain. Walmart. JPMorgan Chase. PayPal.

Più di recente, l’Office of the Comptroller of the Currency USA ha autorizzato le banche americane a fornire servizi di custodia per criptovalute. Un chiaro messaggio di affermazione della legittimità delle criptovalute, certo. Che inevitabilmente porterà le istituzioni finanziarie a gareggiare fra di loro. Forse, a creare “cartelli”. Per realizzare proprie soluzioni di custodia sicure.

Ecco quindi il paradosso. Da un lato, Una centralizzazione di gestione e custodia, ad opera di grandi gruppi finanziari globali, privati e governativi. Dall’altro, l’originaria visione “cyberpunk” di un sistema finanziario equo e democratico.

Stanno davvero così le cose?

Possiamo guardare la realtà in un modo diverso. E trovare il senso di un apparente paradosso della blockchain. Fondamentalmente, l’adozione da parte dei “big” della finanza e dei governi è indispensabile. Per realizzare la visione originaria e decentralizzata del Bitcoin. Ossia, le istituzioni centralizzate non sono un pericolo all’economia ed i valori delle criptovalute.

In altre parole, mentre la fiducia del pubblico nelle istituzioni centralizzate sia oggi bassissima, specie in grandi Paesi come gli USA, di per sé le istituzioni non sono intrinsecamente maligne o corrotte. Come, allo stesso modo, le organizzazioni decentralizzate non sono di per sé affidabili o moralmente responsabili. Basti pensare ai tanti scandali e truffe nel settore delle monete virtuali, da Mt.Gox in avanti, con ICO truffaldine e furti di wallet.

truffa Mt.Gox
manifestanti per la truffa dell’exchange Mt.Gox – fonte internet

ATTENZIONE! Custodisci sempre Bitcoin e monete virtuali in un hardware wallet. L’unica vera soluzione contro gli hacker. Tra le soluzioni più sicure, segnaliamo Ledger e Trezor.

Ledger Nano X - The secure hardware wallet Trezor - hardware wallet

Quindi, scindiamo l’istituzione ed i suoi scopi dai singoli truffatori. Che, a priori, possiamo trovare in ogni contesto, dal vicino di casa al membro del governo o il direttore di una banca. Ebbene, l’adozione istituzionale della blockchain può offrire enormi benefici all’ecosistema virtuale. Perché ne consente l’evoluzione in larga scala. Ne abilita l’adozione globale, invece che l’utilizzo da parte di un ristretto gruppo di “geek”.

Chiaramente, l’obiettivo finale è la decentralizzazione e la democratizzazione.

Che però, diciamo così, inevitabilmente passa per la centralizzazione.

Lo capiamo bene con un’analogia. Internet. Un servizio notevolmente decentralizzato. Che, guarda caso, per raggiungere l’adozione globale ha comunque richiesto un controllo centralizzato dei servizi web da parte di giganti multinazionali come Google e Amazon.

Oggi, con le recenti normative introdotte per proteggere la privacy degli utenti e limitare l’influenza di questi grandi gruppi, è in corso uno spostamento nell’equilibrio del potere su internet dalle grandi istituzioni agli individui. Chiara ora l’analogia?

Insomma, occorre regolare correttamente l’ingresso delle grandi istituzioni nel settore della catena di blocchi. Per trasformare un apparente paradosso tra decentralizzazione e istituzioni centralizzate in un utile passaggio evolutivo della blockchain. Fondamentale è quindi il passaggio normativo. I governi devono creare giuste regole. Per evitare che i grandi gruppi acquisiscano troppo potere e controllo sulla blockchain.

Ecco allora il punto fondamentale.

Occorrono linee guida che agevolino l’interoperabilità tra le blockchain. Cioè, una grande varietà di protocolli sviluppati da diversi partecipanti e istituzioni. Che però consentano un elevato livello di interoperabilità a livello sistema. Col risultato di tanti utenti e sviluppatori in grado di innovare i tanti protocolli. Garantendo nel contempo la facile accessibilità dei relativi servizi.

Serve un approccio cauto e misurato all’adozione della blockchain da parte delle istituzioni. Come quello in corso. Che potrà agevolare una corretta evoluzione dell’ecosistema virtuale. E consolidare i tanti casi d’uso della blockchain.

Le grandi aziende ed istituzioni devono quindi garantire l’affermazione di casi d’uso basati su valore reale. Oscurando, viceversa, progetti superficiali. Come raccogliere capitali o fare notizia.

Intanto, la prima vera categoria di casi d’uso riguarda evidentemente i pagamenti transfrontalieri. Un facile candidato al successo, forte di progetti innovativi e lungimiranti come, appunto, Libra. O altre promettenti alternative, come Celo o Polkadot.

Alla fine, la diffusione istituzionale della blockchain porterà ad un pubblico di massa con poca consapevolezza, o interesse, per la tecnologia sottostante la catena di blocchi. Così come, oggi, internet è talmente diffusa ed accessibile. Che all’utente non serve sapere su quali protocolli si basa. La utilizza e tanto gli basta.

Una cosa sia chiara.

La blockchain oggi non vede un nessun paradosso tra decentralizzazione e istituzioni centralizzate. Piuttosto, l’adozione istituzionale della blockchain è già avviata. Non è un episodio, ma un passaggio evolutivo. Che i governi hanno la responsabilità di regolare. In modo da preservare l’anima democratica originaria della catena di blocchi. A beneficio delle masse, e non dei grandi centri di potere.

autocrazia, oligarchia e democrazia
autocrazia, oligarchia e democrazia – fonte internet

Una sfida facile? No, affatto. Ma, ancora una volta, non dipende dalla tecnologia. Dipende dalle persone. Dipende da tutti noi.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *