Sabato, 26 Gennaio 2019 12:00

paradisi fiscali per pensionati: tutti gli aggiornamenti

Rivediamo insieme la lista dei Paesi all'estero dove il pensionato italiano può trovare convenienza a trasferirsi: una lista aggiornata tra novità e sorprese.

Abbiamo parlato in precedenza, in questo articolo, di paradisi fiscali per pensionati italiani.

Continua, anzi semmai si rafforza, il flusso di italiani che si trasferiscono all'estero, una volta raggiunta l'agognata pensione. I conti li tiene l'INPS, secondo cui le pensioni pagate all’estero nel 2018 ammontano ad oltre un miliardo di euro, a favore di circa 400 mila persone in 160 Paesi. Tra cui vitalizi importanti per chi, buon per loro, può permettersi una grassa pensione per soggiornare a Cipro, negli Emirati Arabi piuttosto che in Portogallo. In genere, l'emigrazione del pensionato è favorita dal minor costo della vita in particolari Paesi esteri, tra cui quelli dell'est Europa, unitamente a politiche di defiscalizzazione o esenzione dei redditi a favore del pensionato italiano.

Rivediamo allora i criteri di scelta del Paese estero, tra regimi più convenienti per chi espatria, rischi insiti nella normativa fiscale italiana e possibili contestazioni da parte dell’erario.

Partiamo da un caso di studio: un pensionato italiano residente in Francia che, per effetto di una sentenza della commissione tributaria provinciale di Genova, ha visto la propria pensione erogata dall'INPS tassata in Italia. Secondo la commissione, infatti, tutto sta nella applicazione e corretta interpretazione della convenzione contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, stretta tra Italia e Francia.

Ecco quindi un primo elemento da tenere a conto: Paese per Paese, esiste una convenzione sulla reciproca imposizione fiscale che conviene analizzare a dovere nel proprio, specifico caso, prima di prendere l'aereo e partire. Per evitare sorprese all'arrivo del primo assegno vitalizio dall'INPS.

Aggiungiamo le parole degli esperti: Federico Balbiano e Luca Valdameri, fiscalisti dello studio Pirola, Pennuto, Zei e associati. "La possibilità di ottenere un beneficio fiscale dipende, in primis, dalla possibilità di perdere la residenza fiscale italiana. Se il pensionato si trasferisce all'estero ma mantiene la residenza in Italia non ha diritto ad alcuna agevolazione". Il che è intuitivo: non si può tenere il piede su due staffe. E tutto ciò è oggetto di vigilanza: dal 2006 i Comuni, d'intesa con l'Agenzia delle Entrate, effettuano specifici controlli sui trasferimenti di residenza all’estero.

Premesso ciò, diamo per buono che la residenza in Italia non ce l'abbiamo più. A questo punto facciamo due conti: paragoniamo il costo della vita nel Paese estero a quello - non certo economico - di un abitante a Milano. E vediamo quindi quanto 'vale' la pensione all'estero.

Iniziamo dal caso di residenza estera in Bulgaria. Esenzione IRPEF in Italia: è in vigore l'accordo tra i Paesi (cioè, la pensione arriva lorda e viene tassata secondo le imposte previste nel Paese estero). Il regime fiscale in Bulgaria è: esenzione da imposte. Il costo della vita rapportato a quello di Milano è: -46 percento.

Continuiamo. Cipro. Esenzione in vigore. Regime fiscale: aliquota d'imposta massima al 5 percento. Costo della vita: -24 percento.

Marocco. Esenzione in vigore. Regime fiscale: esenzione da imposte sul 40 percento della pensione con aliquota massima del 23 percento. Costo della vita: -60 percento.

Panama. Esenzione in vigore. Regime fiscale: aliquota di imposta massima del 25 percento. Costo della vita: -13 percento.

Portogallo. Esenzione in vigore. Regime fiscale: esenzione da imposte per 10 anni con il regime speciale per i cosiddetti 'residenti non abituali'. Costo della vita: -26 percento.

Romania. Esenzione in vigore. Regime fiscale: aliquota di imposta del 10 percento. Costo della vita: -43 percento.

Isole Canarie (Spagna). Esenzione in vigore. Regime fiscale: aliquote fiscali inferiori a quelle italiane, tuttavia la convenienza si riduce all’aumentare del reddito (detrazione d’imposta pari a 6.500 euro per i soggetti con più di 65 anni, che arriva a 7.000 per i soggetti con più di 75 anni). Costo della vita: -26 percento.

Sudafrica. Esenzione in vigore. Regime fiscale: esenzione da imposte. Costo della vita: -35 percento.

Thailandia. Esenzione in vigore. Regime fiscale: aliquote fiscali inferiori a quelle italiane. Costo della vita: -36 percento.

Tunisia. Esenzione in vigore. Regime fiscale: esenzione da imposte sull'80 percento della pensione con aliquota massima del 7 percento. Costo della vita: -60 percento.

E torniamo alla questione del distacco dalla residenza in Italia. Perché ciò avvenga, occorre rispettare le seguenti regole previste dall'articolo 2, comma 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 917/86. Ossia, ci spiegano i suddetti fiscalisti:

- cancellarsi dall'anagrafe della popolazione residente e iscriversi all’AIRE (l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero). La mera dimenticanza comporta una presunzione di residenza in Italia.

- soggiornare in Italia meno di 183 giorni. Insomma, passare la maggior parte del tempo all'estero. Si consiglia di tenere un diario dei propri spostamenti, conservando i biglietti aerei, per dimostrare nel caso di controlli la propria residenza estera ed evitare contestazioni con l'amministrazione tributaria nazionale.

- non mantenere in Italia il proprio 'centro di interessi vitali'. Insomma, non gestire beni e finanze in Italia. E' ritenuto dall'Agenzia delle Entrate il criterio cardine per contestare la residenza in Italia. Quindi, ad esempio, occorre non avere in Italia immobili, rapporti con intermediari finanziari e soprattutto il conto corrente su cui fluisce l'assegno di pensione. Il concetto è che il pensionato si costruisca davvero una vita fuori dell'Italia: richiede il passaporto estero, si iscrive a club o circoli, utilizza immobili o autoveicoli esteri.

Come già detto, la convenienza segue essenzialmente il risparmio fiscale, conseguente al fatto che esista tra l'Italia ed il Paese estero scelto una convenzione contro le doppie imposizioni con l'Italia, che quindi si traduca nella tassazione esclusiva nel Paese della residenza.

E ricordiamoci di leggere bene tale convenzione: alcune di esse prevedono il diritto dell'Italia a tassare le pensioni 'pagate in applicazione della legislazione sulla sicurezza sociale', tra cui quelle erogate dall'INPS. E' proprio il caso appellato nella citata sentenza di Genova n. 1233/2018, in materia di convenzione con la Francia. Secondo i suddetti fiscalisti "il principio appena esposto (tassazione esclusiva nel Paese di residenza), comprende solamente le pensioni della gestione previdenziale dei lavoratori privati (INPS), escludendo pertanto le pensioni corrisposte direttamente dallo Stato o da una sua divisione (per esempio, gli insegnanti)".

Ancora un elemento: per ottenere la detassazione della pensione dall'Italia è necessario produrre all’INPS un certificato di residenza del Paese estero. Infine, facciamo attenzione qualora lo Stato estero di residenza preveda particolari regimi agevolativi, con i quali sia possibile ottenere un'esenzione totale dei redditi di fonte estera. Il caso è quello del Portogallo: a ben guardare, il fisco italiano potrebbe contestare l'applicabilità della convenzione contro le doppie imposizioni. In tal caso, meglio, sarebbero doppie non imposizioni.

 

FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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