Mercoledì, 06 Marzo 2013 13:00

ok, abbiamo votato... e adesso che succede?

Concluse le elezioni, inizia una serie di passaggi istituzionali che portano alla formazione del nuovo governo - quale che sarà - e delle camere. Vediamo in dettaglio come funziona.

Siamo all'alba della diciassettesima legislatura e del nuovo governo. Evento che, guarda caso, si interseca con un'altra tappa fondamentale prevista dalla Costituzione italiana: l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Il tutto potrebbe concludersi intorno alla seconda metà di maggio. Ecco le date.

Si parte dall'11 marzo, data in cui aprono a Montecitorio e Palazzo Madama i centri di accoglienza dove dovranno presentarsi i nuovi arrivati ed i riconfermati in Parlamento per i primi adempimenti: le foto per la '"navicella", ad esempio, o l'emissione del tesserino di parlamentare.

Conseguenza della data del decreto con cui il presidente della Repubblica ha sciolto le camere convocando i comizi elettorali, il 15 marzo comincia la prima riunione delle nuove camere: Camera e Senato devono essere convocate per la loro prima seduta entro 20 giorni dalle elezioni. Nella prima seduta dovrà essere risolto il nodo delle "opzioni", ovvero della scelta della circoscrizione per i deputati eletti in più luoghi.

A presiedere la seduta di Montecitorio sarà il vicepresidente rieletto più anziano per carriera parlamentare; a Palazzo Madama sarà invece il senatore più anziano per età. In pratica, a Montecitorio la presidenza provvisoria sarà di Antonio Leone (PDL), mentre a Palazzo Madama toccherà a Giulio Andreotti, che però potrebbe rinunciare passando la mano - comunque ad un suo coevo, Emilio Colombo.

Il primo adempimento delle nuove camere è eleggere il proprio presidente. Ultimamente il presidente della Camera è stato eletto il giorno successivo all'inizio della legislatura, come pure al Senato. A conti fatti, il presidente della Camera possa essere eletto sabato 16 marzo a maggioranza assoluta, mentre al Senato - dato che anche lì serve la maggioranza assoluta - la situazione si prevede sia più delicata, arrivando magari al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto fino a quel punto il maggior numero di voti. Ad ogni buon conto, a parità di voti è eletto il candidato più anziano di età.

Ancora entro il 18 marzo i parlamentari devono dichiarare a che gruppo aderiscono. I gruppi sono convocati il 20 marzo per eleggere i rispettivi presidenti. Ancora, Una volta eletti i presidenti dei due rami del Parlamento, e costituiti i gruppi parlamentari di Camera e Senato con i rispettivi capigruppo, finalmente sarà completo il gruppo dei cosiddetti "interlocutori" del Capo dello Stato richiesti dalla Costituzione per le consultazioni - verosimilmente attese per il 21 marzo - che porteranno alla nomina del presidente del Consiglio.

E' realistico che Napolitano tenterà di conferire un incarico prima di Pasqua - il 31 marzo. Sicuramente il Presidente farà di tutto per far nascere un nuovo governo e dare un incarico. Ma, ormai in dirittura d'arrivo, non potrà sciogliere le camere, nemmeno nel caso di mancato accordo sul nuovo governo; una facoltà di cui potrà avvalersi soltanto il suo successore alla Presidenza della Repubblica.

E siamo alla fine: il 15 aprile dovrà arrivare la convocazione del Parlamento in seduta comune per eleggere il successore di Giorgio Napolitano - che appunto termina in pari data l'incarico. La seduta comune potrebbe essere convocata per i primi di maggio, in modo da consentire ai consigli regionali di eleggere i grandi elettori che le rappresenteranno.

 

FONTE: http://www.ansa.it

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