nuovo passo avanti in Cina: il Bitcoin è proprietà virtuale

Bitcoin in Cina

Dal 2017, la Cina si è dichiarata ferma oppositrice del mercato di criptomonete nel proprio territorio. Lo ha definito uno mero strumento per attività illecite. Ora, invece, il Bitcoin raccoglie un importante riconoscimento. Un tribunale cinese lo riconosce come proprietà virtuale.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute in Cina in questo articolo.

In Cina si avvera un fondamentale passaggio per la regolamentazione della prima criptovaluta al mondo. Il Bitcoin è proprietà virtuale.

Una premessa necessaria. Ci atteniamo a quanto dice Dovey Wan in un post su Twitter. Costei è il managing director di DHVC. Una società che si trova a Palo Alto, in California, e che investe in startup di tecnologie innovative.

Ebbene, stando al post di Wan, il Bitcoin ha ottenuto il riconoscimento legale da un tribunale cinese. Ieri, 18 luglio 2019, la Internet Court di Hangzhou lo ha definito “virtual property“. Cioè, il Bitcoin in Cina è proprietà virtuale. Inimmaginabile fino a qualche mese fa. Quando il vasto Paese orientale costituiva uno degli ambienti più severi e negativi per la diffusione delle criptovalute.

Addirittura, già un altro tribunale cinese aveva rilasciato analoga dichiarazione.

Stavolta, in dettaglio, il tribunale ha usato la definizione di proprietà virtuale per indicare il Bitcoin in una sentenza. Riguardante una disputa tra un exchange, nel frattempo chiuso, ed alcuni suoi utenti.

Chiaramente, la notizia riportata da Wan è molto positiva per chi progetta attività con monete virtuali nel Paese orientale. Perché va in senso completamente opposto rispetto alla decisione nazionale del settembre 2017. Che vietava ogni forma di trading di monete virtuali. Di seguito le parole euforiche di Wan:

Questo caso è una pietra miliare importante. Che dimostra che BITCOIN È DAVVERO LEGALE in Cina.

Va aggiunto che la notizia è in qualche modo contemporanea alle altrettanto buone notizie dagli USA. Dove qualche legislatore si è espresso, finalmente, in toni positivi verso le criptovalute. Fatto sta che la reazione dei mercati si è presto vista. La coppia BTC su USD ha infatti registrato una netta impennata.

E’ bene comunque essere cauti prima di esultare.

Perché, in realtà, potrebbe non esserci netta opposizione tra la decisione del 2017 contro le criptomonete e l’odierno riconoscimento per il Bitcoin come proprietà virtuale. Lo pensa il Global Times, che riporta le parole di un esponente della Banca Popolare Cinese:

Certamente, Bitcoin è una proprietà virtuale, ma non è denaro.

Va poi detto che l’interesse degli investitori cinesi per le criptovalute non si è mai spento. Basta notare come hanno reagito alla recente ripresa dei prezzi del Bitcoin. E’ risultato evidente come stessero cercando delle alternative agli exchange tradizionali per entrare nel mercato. E le hanno trovate, ad esempio, nell’acquisto dello stablecoin Tether (USDT). Verosimilmente, tramite piattaforme over the counter. Circuiti non regolamentati, insomma.

Una nota di chiusura. E’ vero che più di un tribunale cinese riconosce il Bitcoin come proprietà (virtuale). E’ però altrettanto vero che la Cina si unisce al coro delle Nazioni preoccupate per il progetto Libra di Facebook. Ennesimo punto di vista che Libra non è propriamente una criptomoneta.

FONTE: https://twitter.com/DoveyWan

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