negli USA il Bitcoin è considerato un property

Bitcoin in USA

ll fisco USA considera le monete virtuali come un property. Parliamo della Patria di importanti possessori di criptomonete. E la sede di strategiche piattaforme di mining ed exchange.

Iniziamo dalle definizioni. Per l’Internal Revenue Service (IRS), l’Agenzia delle Entrate USA, ai fini fiscali Bitcoin e Altcoin sono un property. Il che vuol dire che sono considerati analoghi ad investimenti azionari. Con le dovute eccezioni. Il principio cardine è che chi opera con criptomonete ha lo scopo di realizzare un guadagno. E per ciò è tenuto a pagare le tasse.

In altre parole, IRS considera evasione fiscale la mancata dichiarazione di proventi derivanti da attività con monete virtuali. Ne è prova il fatto che IRS ha richiesto una serie di dati su transazioni e possessori di criptomonete a Coinbase, il maggiore exchange USA.

Vi chiederete come è finita. Sulle prime, Coinbase ha fatto melina. Poi, è arrivata la sentenza di un tribunale: i dati richiesti vanno comunicati all’erario statunitense. Parliamo di 14.000 clienti che nel periodo 2013-2015 hanno effettuato transazioni per oltre 20.000 dollari USA. Meno dell’1% del totale dei clienti di Coinbase.

Premesso tutto ciò, arriviamo alle regole fiscali che il contribuente USA deve seguire.

PUNTO UNO. La vendita di monete virtuali in moneta fiat genera utile. Capital gain, in gergo azionario. Quindi, si applicano le stesse norme della vendita di azioni o obbligazioni.

Ossia, eventuali utili o perdite sulla vendita sono calcolati rispetto al valore di mercato della valuta al momento dell’acquisto. Secondo un’aliquota che diminuisce sul lungo termine, ossia se l’asset è detenuto per più tempo. Mentre i proventi a breve termine – entro l’anno fiscale – sono tassati come reddito ordinario.

Ancora, analogamente al mercato azionario, plusvalenze e minusvalenze si compensano. Addirittura, eventuali minusvalenze non compensabili da pari plusvalenze possono andare in deduzione – fino a 3.000 dollari – per compensare altre voci di reddito. E non è finita. Minusvalenze non compensate nell’anno fiscale possono essere riportate all’anno successivo.

PUNTO DUE. Poniamo di acquistare beni in Bitcoin o Altcoin. IRS separa questa azione in due momenti: il cambio da moneta virtuale in moneta fiat e l’acquisto del bene con moneta fiat.

Premesso ciò, l’acquisto di beni in moneta virtuale si riconduce al caso di vendita di moneta virtuale in moneta fiat.

Cioè, si calcola la relativa plusvalenza o minusvalenza, rispetto al prezzo originario di acquisto della moneta virtuale. E si compila conseguentemente la dichiarazione dei redditi.

PUNTO TRE. Poniamo che si riceve un pagamento in moneta virtuale. IRS riconduce tale azione ad un reddito percepito in moneta fiat. Di importo corrispondente a quella virtuale ottenuta. Ed al cambio del momento del pagamento.

PUNTO QUATTRO. Negli USA è in uso ridurre l’imponibile fiscale con donazioni e beneficenza. E non è insolito che aziende che operano in criptomonete accettino donazioni invece di compensi. Tutto lecito, a patto che le parti coinvolte riportino tutti gli scambi avvenuti in dichiarazione dei redditi.

PUNTO CINQUE. Gli exchange – diversamente dai gestori di titoli azionari – non sono tenuti a segnalare le transazioni di criptovaluta al fisco USA. Pertanto, è cura – ed obbligo – del contribuente ottenere dagli exchange gli estratti delle transazioni delle proprie monete.

In finale, per gli USA la moneta virtuale è un property con regole fiscali in (quasi) totale analogia a quelle già applicate per i titoli azionari ed obbligazionari. Resta ancora da chiarire una serie di dettagli di fondamentale importanza per il corretto computo delle tasse dovute. Innanzitutto, il valore di cambio della moneta. Visto che non esiste un cambio ufficiale per il Bitcoin. Né tantomeno per gli Altcoin.

FONTE: www.ipsoa.it

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