moneta BAT e browser Brave: la rivoluzione dell’advertising

BAT e Brave
Tempo di lettura: 4 minuti

BAT non è la solita una moneta virtuale con cui speculare. E’ un progetto per rivoluzionare il settore della pubblicità in rete. Attraverso il suo browser Brave, che promette velocità e privacy.

Abbiamo parlato di iniziative commerciali in criptovalute in questo articolo.

BAT e Brave. Il primo è l’acronimo di Basic Attention Token. Il secondo è il browser veloce ed attento alla privacy. Che monetizza la navigazione in rete, chiaramente in monete BAT. Vediamo di che si tratta più in dettaglio.

Una premessa. Il settore dell’advertising online è oggi in crisi. Soprattutto per i siti e canali social di limitata visibilità. Una volta il pay-per-click, tipico esempio di monetizzazione dell’utenza di uno spazio web, rendeva bene. Consentiva discreti guadagni, anche solo aprendo un sito web con utenti locali.

Oggi non più. Gli editori con poco pubblico non riescono neanche a coprire le spese.

Un esempio per tutti: il canale YouTube, di proprietà di Google. In tanti provano ad aprire uno spazio di video su YouTube. E pubblicare lì i propri video utili o soltanto divertenti. La realtà però è che per accedere alle campagne pubblicitarie occorrono numeri forti. Come 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione all’anno. Altrimenti YouTube non paga nulla.

Nel mentre, sempre più utenti utilizzano browser con strumenti del tipo AdBlock. Cioè, con plugin o altri software che bloccano gli inserti pubblicitari durante la navigazione. Con impatti drammatici per gli spazi web che campano solo di pubblicità.

Poi, c’è il problema della privacy. La pubblicità online vuole essere pertinente. Vuole, cioè, giungere agli occhi dei soli utenti che cercano proprio la sua categoria di prodotti. Ma per far ciò bisogna conoscere tante cose dell’utente. Spesso, violando la sua privacy. Per carpire informazioni sui suoi spostamenti quotidiani, sul suo lavoro, sulle sue abitudini alimentario sui suoi amici.

Chiaro a tutti il problema? Gli editori di spazi web vogliono monetizzare le visite dei propri utenti. Ma nel rispetto di privacy e senza aggredire l’utenza con fastidiosi annunci. E, magari, attirando l’utenza con una strategia win-win che premi anche l’utente.

Il progetto Basic Attention Token si offre come soluzione.

Consta di un token, il BAT. Una specie di criptovaluta. Meglio, uno smart contract. Un token ERC-20 operante su piattaforma Ethereum. Che conferma le proprie transazioni con il metodo Zero Knowledge Proof (ZKP). Con cui garantisce elevati standard di sicurezza attraverso lo scambio interattivo delle necessarie informazioni.

Poi, il progetto consta di un prodotto. Il software Brave. Un browser open source realizzato modificando il codice del browser Chromium, cioè la versione open source di Chrome. Le principali modifiche al codice di Chromium riguardano il blocco di ogni tipo di pubblicità. Ad esempio, i banner ed i pop-up sui siti web. Piuttosto che i video pubblicitari su YouTube. Le altre modifiche riguardano la gestione della privacy per l’utente. Dulcis in fundo, riguardano il supporto nativo al token BAT e la gestione del relativo wallet.

Infine, il progetto Basic Attention Token consta di un solido team di sviluppo.

Capitanato da Brendan Eich. Che, per chi non lo ricordasse, è l’inventore di JavaScript. Ed il cofondatore del progetto Mozilla.

Eich ha fondato nel maggio 2015 la Brave Software, di cui appunto lui è CEO e Brian Bondy è CTO. Pochi mesi dopo parte l’avventura del browser. Funzionante da inizio 2016 con caratteristiche native di blocco degli annunci. Ma l’azienda aveva già annunciato la propria vision. Ossia, la creazione di un nuovo mercato digitale per la pubblicità online. Che garantisse al tempo stesso la privacy degli utenti e la condivisione di utili con la piattaforma. In aperta competizione con i servizi pubblicitari di Google.

La moneta virtuale entra nel progetto in un momento successivo. A maggio del 2017. Qualcuno ricorderà che il token BAT fu lanciato con una ICO storica. Che riuscì a raccogliere 35 milioni di dollari USA nei soli trenta secondi dall’apertura dell’offerta. E raccogliendo alla fine 1 miliardo di dollari. Oggi, il token BAT è accettato da editori di contenuti di primissimo livello. Washington Post e The Guardian. Vimeo e MarketWatch. Barron’s e Vice. La lista è lunga.

Vediamo ora come funziona la pubblicità con BAT e Brave.

Gli inserzionisti sono aziende e imprese pubblicitarie che devono reclamizzare un prodotto. Costoro acquistano pubblicità in BAT. La quale viene mostrata su tutti gli spazi web che hanno aderito come “publisher” della rete BAT. Attenzione, tale pubblicità è visibile solo agli utenti che navigano con il browser Brave.

Da quanto detto, vi aspettereste che i titolari degli spazi web siano pagati dagli inserzionisti. E guadagnino solo loro. Invece no. Anche gli utenti guadagnano.

Ogni volta che navigano sugli spazi web aderenti alla rete BAT, ricevono un compenso per la visualizzazione delle pubblicità. Poi, i BAT sono distribuiti ai publisher. In base alla “attenzione” degli utenti verso gli spazi web. Tale attenzione è calcolata secondo due principali fattori. Il tempo trascorso sul sito e la visibilità grafica del banner. Infine, gli utenti possono donare una somma in BAT agli spazi che più apprezzano. Una sorta di “like” che funziona come mancia.

Parliamo adesso del browser Brave.

Rispetto ai concorrenti, da Firefox a Chrome a Safari, è nettamente migliore. E’ agile e snello. Altamente personalizzabile nei livelli di privacy sul web. Molto veloce, soprattutto. Proprio perché rigetta in modo nativo banner pubblicitari ed annunci incorporati nei siti web. Diversamente, con altri browser occorre affidarsi a plugin di terze parti. Con tutti i rischi del caso.

Detto ciò, quello che ha di unico Brave è l’integrazione nativa con il sistema di pagamenti in moneta virtuale BAT. Utile a chi gestisce un e-commerce, per esempio. Utile per indirizzare la pubblicità in base ai propri interessi, ottenendo in premio il token in questione. Ancora, chi crea contenuti può essere ricompensato dai lettori per il suo lavoro, e d’altronde partecipa in misura proporzionale alla retribuzione degli utili generati dagli investimenti degli inserzionisti.

Insomma, Brave non è solo un browser. E’ un vero e proprio ecosistema per la monetizzazione dei contenuti online.

Che tutela la privacy degli utenti. Già oggi è sul podio dei browser più utilizzati. Dopo Chrome e Firefox. Ma prima di Microsoft Explorer.

Parlando dell’intero progetto, è raro trovarne uno così ben avviato. BAT e Brave hanno dietro un’azienda ben strutturata. Guidata da esperti del settore di elevatissimo livello. Con un prodotto oggi ampiamente affermato e ben piazzato nel podio dei browser più diffusi. E’ verosimile che in molti ne avranno valutato l’inserimento in un portafoglio di investimenti a medio – lungo termine.

FONTE: https://valutevirtuali.com

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *