Mercoledì, 27 Giugno 2018 09:49

migranti: l'Italia alza la testa in Europa

Finora l'Europa era percepito come uno spauracchio, un arcigno dittatore, un burattinaio dei governi tecnici. "Perché ce lo chiede l'Europa" era la risposta alle domande scomode. Oggi, invece, il nuovo governo giallo - verde si impone con decisione, a cominciare dalla questione migranti. Ce la farà davvero ad imporsi contro Francia e Germania?

Torniamo a parlare di politica post - elezioni, dopo questo articolo.

Una debita premessa: qui in redazione non ci sono leghisti, né grillini, e non si fa propaganda politica. Ci sono cittadini italiani, che osservano con orgoglio segnali che, finalmente, parlano di un coraggio nazionale contro le inaccettabili ingerenze estere. E che sperano nel meglio per il proprio Paese, vessato ed affranto da discutibili politiche sociali ed economiche visibili agli occhi di tutti.

I partiti dell'opposizione guardano increduli: l'Italia - almeno così appare, e tutti speriamo sia davvero - è riuscita in pochi giorni a passare da suddita e commissariata a protagonista ai tavoli dell'Europa. Domani è previsto il Consiglio Europeo, e verosimilmente Francia e Germania temono di perdere punti nel predominio della politica dell'Unione. Euro, migranti e non solo: la corda finora tirata a svantaggio del Belpaese si è spezzata, ed ora finalmente qualcuno si mostra arrabbiato e batte la scarpa sul tavolo, per dirla alla Kruscev.

Il governo Conte sta muovendo i suoi primi passi sul palcoscenico internazionale, mentre dall'Eliseo Emmanuel Macron lancia continue frecciate alla nostra politica, evidentemente percependo la stranezza di un'Italia che alza la testa e grida le proprie ragioni a gran voce. Magari, fino a ieri Macron e Angela Merkel avevano immaginato un Consiglio Europeo che suggellasse definitivamente l'asse franco - tedesco sulle riforme dell'impalcatura europea, garantendo alla Francia una indiscussa leadership.

Lo dice anche il Financial Times, per voce del'editorialista tedesco Wolfgang Muenchau, una voce certamente euro critica: il punto di forza dell'Italia di oggi è l'assenza di paura. Ossia, Matteo Salvini, ministro dell'interno e vicepremier, non teme le conseguenze delle sue azioni, non ha politicamente nulla da temere, e questo lo rende un volto nuovo in Europa contro cui poteri come la cancelliera Angela Merkel non ha mai avuto a che fare. Finora, invece, l'Europa ha potuto far eseguire misure palesemente in contrasto con l'interesse nazionale italiano, come il 'bail in', il fiscal compact o il fondo salva stati.

Calmi con l'entusiasmo, però: ad oggi ci sono più parole che fatti. Anche le parole contano, certo, ma aspettiamo altri importanti fatti prima di osannare un governo apparentemente sulla giusta strada. Per ora Salvini ha minacciato di tagliare i fondi alla Unione Europea - l'Italia contribuisce con 6 miliardi all'anno - se non otteniamo il supporto sul tema migranti. Ed ovviamente il premier Conte ed il ministro Salvini si muovono all'unisono, come una vera squadra di governo nei tavoli con i partner europei.

Le ripercussioni in casa Germania sono gravissime: il ministro dell'interno tedesco Horst Seehofer è d'accordo con l'impostazione rigida sui migranti dettata da Salvini e analoga a quella comunicata dall'Austria: se entro fine giugno il cancelliere Merkel non troverà una soluzione europea, il ministro separerà il suo gruppo politico (CSU) dall'alleato CDU (il partito della Merkel), un evento irreparabile che potrebbe compromettere la poltrona stessa della Merkel.

Quindi, adesso il problema migranti diventa un problema anche della cancelliera tedesca, altro che solo un problema italiano. Costei dovrà uscire dal Consiglio Europeo con qualcosa in mano. Mentre l'alleato Macron propone la figura del ministro delle finanze unico e bilancio comune nell’eurozona, con l'obiettivo di soccorso alle economie in crisi - per la Merkel, gli aiuti devono essere condizionati all'adozione di apposite riforme.

Da qui il baratto che potrebbe chiedere l'Italia: se Francia e Germania vogliono il nulla osta italiano, dovranno pagare a caro prezzo: gestione unitaria della crisi dei migranti, tanto per cominciare, e cancellazione del fiscal compact - nel senso di abolirne le sanzioni nel caso di infrazione. E magari anche una revisione delle norme sul bail in.

Francia e Germania nei giorni scorsi avevano sognato un'Europa diversa: per la Francia, regole stringenti a contenimento dei rischi sovrani e bancari, per la Germania un'integrazione politica dei Paesi membri, per condividere rischi e oneri. Ebbene, si sveglieranno con una realtà diversa: per non chiudere l'incontro con pugno di mosche in mano, dovranno firmare parecchie concessioni all'Italia.

Sul fronte dell'uscita dall'euro ci siamo ammorbiditi rispetto alle posizioni estreme di Paolo Savona, che avrebbe voluto minacciare l'Europa di uscita dall'euro se non avesse visto accolte le nostre richieste. Ma è stata solo una mossa tattica per far nascere il governo Conte e soprattutto per rasserenare i mercati. Tutto qui: la minaccia pur velata resta, eccome. Oggi è la Merkel ad avere bisogno del supporto italiano per sopravvivere politicamente. E lo avrà solo a caro prezzo.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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