Marcello Minenna parla dei mercati delle criptomonete

Marcello Minenna di CONSOB
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Il responsabile di analisi ed innovazione finanziaria di CONSOB viene intervistato su monete virtuali. Prospettive di investimento ed importanza della regolamentazione. Un interessate punto di vista su un mercato rischioso quanto attraente.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute all’estero in questo articolo.

Marcello Minenna è un economista tradizionale. Docente non accademico all’Università Bocconi di Milano. Lecturer alla London Graduate School of Mathematical Finance. Un luminare. Con lo sguardo alle novità, come le tecnologie della blockchain. Ma i piedi ben saldi alle regole ed ai processi della finanza classica. E’ anche responsabile dell’ufficio analisi quantitative e innovazione finanziaria di CONSOB. La COmmissione Nazionale per le SOcietà e la Borsa.

Ai microfoni di Contelegraph, Minenna ci parla di criptomonete. Mentre è in pieno svolgimento la Blockchain Week Rome. La più grande conferenza in Italia sulle valute virtuali.

Raccogliamo quindi gli elementi emersi durante l’intervista.

Minenna si occupa di innovazione finanziaria dal 1999.

Da allora, accanto all’economia reale, sesso identificata con l’economia finanziaria, riconosce l’economia digitale. Di cui sono figlie tante importanti innovazioni, come le valute virtuali.

Parlando di queste, è chiaro come siano nate per scopi non certo nobili. Per sostenere la cosidetta “dark economy“. Poi, però, si sono evolute. Ed hanno colto l’interesse di tutti. Compresi gli investitori istituzionali. E’ uno strumento finanziario o una valuta? E’ un asset speculativo o un mezzo di pagamento? In Italia queste domande non hanno ancora risposta. Il dibattito non ha ancora trovato un punto di convergenza. Perché ancora manca una chiara policy nazionale sulle monete virtuali.

Perciò, evidenzia Minenna, oggi non c’è contabilità sulle operazioni con le criptomonete. Ciò è un’opportunità per alcuni. Ma di certo è un limite per gli investitori istituzionali. Superabile solo con un intervento coordinato di regolamentazione.

Il punto è la regolamentazione. Addirittura, lo Stato potrebbe decidere di distribuire esso stesso un oggetto digitale.

Distribuire una criptovaluta. Così da partecipare in maniera attiva all’evoluzione. Cogliere le opportunità della blockchain. Distinguere le monete innovative da quelle dannose per mercato ed investitori.

D’altronde, il contante diventa sempre più una forma obsoleta di pagamento. Lasciando spazio, appunto, a valute digitali alla portata delle masse. Valute con un potenziale enorme. Che, in qualche modo, le autorità finanziarie nazionali devono regolamentare. E gestire, accanto ai grandi player della Information Technology.

Bisogna passare dalla logica dei “warning” a quella della “governance“. Cioè, avverte Minenna, non basta lanciare avvisi di pericolo a chi si avvicina alle criptomonete. Bisogna invece scrivere le regole ed i processi utili a coglierne in modo consapevole e sicuro le opportunità. Altrimenti, il mercato non ha futuro quando l’utente non ha sufficienti regole ed informazioni.

E qui la teoria dei limoni di Akerlof ci sta tutta. Piccola parentesi.

George Akerlof è un economista USA. Premio Nobel per l’economia nel 2001. Che, nel 1970 scrisse un interessantissimo articolo. In cui descriveva una particolare situazione di mercato. Dove dominava una sensibile asimmetria informativa tra venditore ed acquirente. Cioè, dove l’acquirente non aveva modo di conoscere in dettaglio le caratteristiche e la qualità del bene in vendita.

Akerlof faceva l’esempio dei “lemons“. I limoni. Nel fraseggio statunitense, vuol dire “bidoni“. Fregature.

Pensate al mercato di rivendita di auto usate. E’ difficile per l’acquirente conoscere in dettaglio la qualità e l’affidabilità delle auto esposte in vendita. Quindi, l’acquirente stima un prezzo medio – basso. Per cautelarsi. E ciò porta i venditori di auto di qualità fuori mercato. Perché nessuno le apprezzerebbe al punto da pagarne il giusto prezzo. Alla fine, il mercato implode. Spinto al ribasso dai bidoni. I limoni, appunti.

Tornando alle criptomonete, per Minenna è fondamentale l’informazione. E la regolamentazione. Non solo a livello nazionale. A livello europeo, per tutta l’area euro. Diversamente, si lascia spazio all’utilizzo illecito delle monete virtuali. E ciò è dannoso tanto per l’economia reale quanto per quella digitale.

Ad oggi, alcune Nazioni hanno già avviato il lancio di una moneta nazionale.

Tipicamente, si tratta di uno stablecoin. Ancorato alla propria moneta fiat, o ad un bene di cui il Paese è produttore. Come il petrolio. Che da il nome al Petro, la moneta virtuale del Venezuela. Ma, lo sappiamo, è solo un espediente per aggirare le sanzioni internazionali. E’ quindi un esempio negativo. E non il solo, purtroppo, nello scenario internazionale. quando, invece, arriverà un esempio positivo, sarà il primo di una lunga lista di monete regolate. Che consentiranno la piena, puntuale e completa tracciabilità della valuta.

Minenna parla anche di una delle più attese criptomonete. E’ Libra, il progetto di moneta virtuale di Facebook. Al momento non sono ancora del tutto noti i dettagli finanziari e tecnologici del progetto. Tuttavia, potrebbe risultare utile per integrare soggetti attualmente isolati dai sistemi di pagamento globali. Occorrerà, comunque, che le autorità regolatrici nei vari Paesi supportino la diffusione della criptovaluta di Mark Zuckerberg. E che questa moneta virtuale risulti più efficiente e più funzionale dei sistemi di pagamento già disponibili.

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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