Sabato, 03 Novembre 2018 12:00

lotteria degli scontrini: idea buona ma va migliorata

L'idea della lotteria per incentivare la lotta all'evasione fiscale potrebbe essere buona, ma va applicata per bene per non rischiare di diventare inefficiace o addirittura controproducente. Vediamo in dettaglio come funziona e come renderla migliore.

Abbiamo parlato di lotteria degli scontrini in questo articolo.

Cominciamo con un dato numerico: la stima del mancato gettito di IVA per via dell'evasione fiscale. Circa 36 miliardi di euro, ossia il 2 percento del PIL: tanto è la cifra stimata di evasione fiscale per mancata fatturazione (scontrini e ricevute fiscali).

Facciamo un'operazione di fantasia: da oggi tutto viene fatturato (e l'IVA viene quindi sempre pagata). Ecco che sparirebbero velocemente problemi come il deficit pubblico e le conseguenti fibrillazioni dei mercati, apparirebbero magicamente le coperture sulle manovre strategiche del governo (flat tax e reddito di cittadinanza, pensioni quota 100 e via dicendo), lo spread sarebbe a livelli assolutamente normali. Sarebbe per il Belpaese un contesto economico migliore, stabile e prospero.

Va bene, svegliamoci dal sogno: oggi per cercare di combattere l'evasione dell'IVA, insomma la pratica di tanti commercianti di non battere scontrino e conseguentemente non dichiarare completamente i redditi percepiti da negozianti ed esercenti, già dal 2016 e 2017 il governo allora in carica pensò e lanciò nella legge di stabilità l'idea (apparentemente balzana) della lotteria degli scontrini. Idea, a dirla tutta, non italiana, ma 'copiata' da Stati come Portogallo e Cina dove sta riscuotendo un discreto successo ed avendo effetti positivi in campo di lotta all'evasione fiscale.

Si tratta, ricordiamolo in breve, del meccanismo automatico (cioè, controllato dal software dei nuovi registratori di cassa) con cui i commercianti inviano telematicamente all'Agenzia delle Entrate gli scontrini battuti alla cassa; così facendo, il fisco mette in palio premi essenzialmente a favore dei clienti intestatari dello scontrino unitamente ad agevolazioni per i commercianti.

Ci sono dei requisiti per partecipare all'estrazione: un ammontare minimo di spesa (valore ancora da fissare), la maggiore età dei clienti ed ovviamente l'individuazione del cliente tramite codice fiscale. Ancora, è preferibile il pagamento con carta di credito o bancomat al contante, evidentemente per tracciare completamente la transazione alla cassa.

Questo esperimento della lotteria degli scontrini dovrebbe iniziare la sua applicazione dal 2020 - e verrebbe da chiedersi se nel frattempo non cadrà il governo e le regole nuovamente cambieranno. Comunque, da qui al 2020 il governo di Giuseppe Conte deve prima di tutto mettere a punto tanti dettagli 'tecnici' prima di approvare il decreto fiscale che da il via alla lotteria.

Diciamo un'altra cosa: la lotteria, se ben definita nei suoi dettagli applicativi, potrebbe combattere efficacemente l'evasione fiscale relativa al mancato scontrino presso gli esercizi commerciali, che so il bar o il ristorante, ma non intaccherebbe altri classici contesti di evasione dell'IVA, come l'idraulico che si fa pagare in nero del cliente o lo studente che prende ripetizioni da un docente senza che a ciò corrisponda regolare fattura. Per quelli serviranno altre misure dedicate. Ad ogni buon conto, da qualcosa bisogna pur iniziare.

Ancora, l'idea della lotteria fa eco al fatto che l'Italia è un popolo di giocatori e scommettitori. Un popolo che già nel 2017 ha speso 20,5 miliardi di euro per Gratta e Vinci, SuperEnalotto e via dicendo. E lo Stato ha intascato la sua congrua fetta, pari a 10,3 miliardi di euro, praticamente la metà. Da ciò si deduce che lo Stato verso la ludopatia usa campagne informative ipocrite ma, in verità, non ha alcun interesse a combattere il triste fenomeno della dipendenza da gioco d'azzardo: è troppo importante la sua parte di guadagno.

Ma guardiamo un altro dato: è interessante e forse anche allarmante che dal 2016 al 2017 la spesa per gioco d'azzardo è cresciuta del 5,1 percento, mentre la crescita di PIL (corrispondente al reddito dichiarato) è aumentato solo del 2,7 percento. Come dire, a noi italiani piace molto scommettere e piace molto meno pagare le tasse. Con tali premesse, la lotteria degli scontrini pare un sistema per mettere insieme, paradossalmente, i due contrasti: tasse e scommesse.

Arriviamo al punto: come rendere questa buona idea efficace.

Punto uno: non escludere i minorenni. Semmai, prevedere premi consoni per la fascia di età, come borse di studio o buoni per acquisto di materiale didattico. Ma va portato anche agli under 18 il messaggio educativo di pretendere lo scontrino alla cassa. Oltretutto, escludere i minorenni creerebbe una zona franca per i commercianti, che quindi finirebbero per concentrare sulla clientela più giovane l'evasione fiscale, riservando ai più grandi di età lo scontrino.

Punto due: non escludere gli scontrini di piccoli importi. Semmai, prevedere premi di valore differenziato sulla base delle fasce di spesa, che so premi di valore crescente secondo apposito fasce di spesa. Altrimenti, sarebbero escluse attività che, per la loro tipologia merceologica, non potrebbero mai far partecipare i clienti alla lotteria, come cartolerie o bar, dove la singola spesa si aggira su importi di unità di euro. Diversamente, come sopra, si creerebbe una zona franca per i commercianti.

Punto tre: aumentare la frequenza dei sorteggi. Ad oggi, si prevede che i sorteggi avvengano a cadenza mensile - 12 volte all'anno, quindi. E' poco, paragonato al SuperEnalotto, dove i numeri vengono estratti 3 volte a settimana. Maggiore frequenza di estrazione, maggiore impatto sull'opinione pubblica, maggiore effetto finale. Insomma, i sorteggi del fisco andrebbero portati almeno a frequenza settimanale, in modo da creare un continuo clima di 'suspense' all'atto dell'acquisto.

Punto quattro: megli evitare di chiedere il codice fiscale. Certo, sembra strano ma, diciamola tutta, chiedere il codice fiscale potrebbe disincentivare alla cassa parecchi clienti a chiedere lo scontrino, ad esempio per il fatto di dover perder tempo alla cassa di un bar magari con dietro una fila di persone. E' una questione pratica, beninteso, non c'è dietro un reale motivo di garantire l'anonimato al cliente.

In conclusione, l'idea di per sé buona, con i sudddetti piccoli accorgimenti per renderla più appetibile e coinvolgente, magari non ci farà recuperare i 36 miliardi stimati, ma potenzialmente ne farebbe recuperare una parte visibile. E poi, in fondo, è un buon modo per spronare la cittadinanza al pagamento delle tasse creando dal basso un clima incentivante.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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