Mercoledì, 14 Novembre 2018 12:00

legge di bilancio: la lettera all'Europa

Ancora una volta, l'Italia gialloverde mostra il carattere e non si fa richiamare dall'Europa come uno scolaretto poco disciplinato. I fatti confermeranno se si tratta di ponderato coraggio o di immatura incoscienza.

Torniamo a parlare di governo e di rapporti con l'Europa, dopo questo articolo.

Per chi ha dormito sonni tranquilli, ieri notte si è concluso nel modo che ora vedremo un 'braccio di ferro' tra governo ed Europa, con quest'ultima che aveva dato tale scadenza come termine ultimo per spiegare le deviazioni previste dalla manovra finanziaria sugli obiettivi di deficit / PIL e sulla riduzione del debito. Tradotto, come mai la legge di bilancio varata dal governo non era in linea coi parametri di Bruxelles sul rapporto produttività - debito pubblico.

Sintetizziamo la risposta italiana, veicolata attraverso la lettera del ministro Giovanni Tria che trovate in ALLEGATO:

- il governo non cambia gli obiettivi sul deficit e sul PIL;

- il governo accetta solo di ridurre il debito, grazie a un piano di privatizzazioni del patrimonio immobiliare che potrebbe valere circa 18 miliardi di euro;

- con ciò, il governo si impegna così a far scendere il rapporto debito / PIL al 126 percento nel 2021.

Insomma, l'unica 'concessione' all'Europa che ci vuole fare i conti in tasca è un piano di privatizzazioni del patrimonio pubblico.

Guardiamo bene il testo del ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Il governo investirà un miliardo di euro nel 2019 per la messa in sicurezza e manutenzione di infrastrutture della rete stradale, compresi viadotti, ponti e gallerie. Cioè, si devono manutenere opere coeve al ponte Morandi.

E chiama in causa l'applicazione della flessibilità per eventi eccezionali per tutto il prossimo triennio, che secondo i calcoli vedrà spese eccezionali pari a circa lo 0,2 percento del PIL, ossia circa 3,6 miliardi di euro: per tali motivi, legati a dissesto meteo ed ambientale, bisogna sospendere la ferrea applicazione dei parametri europei.

Di contro, il governo 'concede' un ulteriore aumento per le dismissioni degli immobili, in modo da mantenere il 2,4 percento di deficit. Tutto fuorché variare le misure a reddito, pensioni, quota 100, rimborsi a risparmiatori truffati e via dicendo.

E beninteso, le dismissioni, come ha poi spiegato anche il vicepremier Luigi Di Maio, "Non includono i gioielli di famiglia", ma solo beni immobili di importanza minore, insomma i palazzi 'rinunciabili'. Ad ogni buon conto si devono mettere come al solito d'accordo sui conti: per la Lega di Matteo Salvini,  le dismissioni di immobili pubblici valgono solo l'1 percento del PIL.

Nella lettera alla Unione Europea sono chiarite le clausole di salvaguardia, da attivare in caso il deficit rischi comunque di salire oltre il 2,4 percento. Ciò si tradurrebbe, ad esempio, in una nuova operazione di dismissione immobiliare. Per il resto, tutto confermato tra meccanismi di controlli della spesa,impianto ed azione politica.

Immutati anche gli obiettivi di crescita, anche se i numeri ipotizzati dal governo (+1,5 percento nel 2019) erano stati criticati nelle audizioni degli organismi tecnici di lunedì scorso ed ovviamente risultano distanti dalle stime calcolate dall'Europa.

In Germania non sono unanimi le voci di critica all'azione italiana. Cominciando dalla cancelliera Angela Merkel, costei al Parlamento Europeo ha enfatizzato il concetto della corresponsabilità: "Nell'Unione Europea le singole decisioni nazionali e individuali hanno effetti su tutti. La stabilità finanziaria che sta alla base della valuta unica può funzionare solo quando ogni singolo Paese membro rispetta le proprie responsabilità per la stabilità finanziaria".

Ancora: "La solidarietà va di pari passo con la responsabilità verso i membri di tutta la comunità. L'Italia è un Paese fondatore dell'UE e ha deciso con gli altri le regole, e per la legge di bilancio è importante giungere a una soluzione ed è importante che lo si faccia nel dialogo con la Commissione Europea. Lo ha detto anche il premier Giuseppe Conte". Insomma, secondo la Merkel dobbiamo stare alle regole che anche noi (chi ci ha rappresentato in quel periodo) abbiamo deciso ed accettato. Senza se e senza ma.

Ci difende invece il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz: "Verosimilmente non si può raggiungere tutto. Ma forse potremmo ragionare in modo un po' più europeo. Chi ha saputo fino a poco fa qui che in un Paese fondatore dell'Unione Europea, un'economia industriale di successo, non c'è un'assicurazione per disoccupati di lungo corso? Il governo cerca di fare qualcosa del genere: forse è enorme quel che vuole fare tutto assieme. Ma di fronte al fatto che si voglia risolvere una questione del genere come società, non si può rispondere 'come vi viene in mente'".

Come già accaduto, l'Europa appare come un rigido notaio che difende fino alla morte le (proprie) norme, senza voler accettare deviazioni pur giustificate o iniziative presupposte per il bene dei propri cittadini. Di fronte a ciò, di fronte al fatto di tinteggiare la Comunità Europea che a fatica abbiamo costruito, è facile capire come proliferino idee e fronti nazionalisti ed antieuropeisti.

 

FONTE: https://www.repubblica.it

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