la convenienza del mining con l’arrivo dell’halving

miner di Bitcoin

La domanda di oggi è: cosa succederà all’industria di mining dopo l’halving? Ossia, dopo che sarà sempre più difficile estrarre e con sempre meno profitti in termini di block reward? Ci dice la sua Dave Perrill, CEO di Compute North.

Abbiamo parlato di mining di criptomonete in questo articolo.

Raccogliamo sinteticamente l’opinione di Dave Perrill in un articolo sul noto portale di news Cointelegraph.

Intanto, chi è Dave Perrill. Costui è CEO di Compute North. Con venticinque anni di attività nell’industria IT e nella sicurezza informatica. Chiaramente, è molto interessato al settore del mining di criptovalute. Ed alla tecnologia blockchain, sin dagli anni della sua formazione.

Finite le presentazioni, andiamo al punto. Tutti gli interessati alle criptovalute ormai sanno che a maggio di quest’anno avverrà il dimezzamento delle ricompense per il mining di Bitcoin: l’halving. Un evento che, dicono gli analisti, farà aumentare il valore della criptovaluta. Ebbene, il prezzo della moneta virtuale è un dato cruciale per gli investitori. Ed ancor più per chi fa mining di monete virtuali.

L’halving metterà a dura prova la redditività del mining. Forzando le società di mining ad aggiornare il proprio hardware. Oppure chiudere i battenti. Solo un’attenta pianificazione può aiutare a mitigare questi rischi.

Vediamo allora i fattori in gioco nel mining.

Iniziamo dall’hash rate e dalla difficoltà della rete. Termini che sottintendono la potenza di calcolo necessaria per poter risolvere i problemi crittografici e guadagnare la ricompensa in Bitcoin, la block reward.

L’hash rate, più precisamente, è il numero di hash che il network di Bitcoin riesce ad elaborare ogni secondo. Rispecchia la potenza di calcolo della rete della moneta virtuale. Cioè, indica quante volte la rete tenta di aggiungere un nuovo blocco alla blockchain. L’hash rate non può essere calcolato con precisione. Viene stimato, in base alla difficoltà di mining attuale ed il tempo di conferma dei blocchi.

Insomma, generare nuovi Bitcoin e guadagnare la block reward non è affatto semplice. Diventa sempre più difficile man mano che nuovi miner si uniscono al network e la competizione aumenta. Tanti miner si sono specializzati, impiegando dispositivi ASIC. Sono gli Application Specific Integrated Circuit, hardware progettato ed ottimizzato per fare una sola cosa: il mining.

Ed allora, che succederà alla difficoltà, o all’hash rate, con l’halving? Diminuirà. Almeno, subito dopo l’halving. Già, perché i miner meno efficienti, quelli che non riescono più a generare profitti, abbandoneranno il network.

Ed arriviamo al secondo fattore. L’efficienza energetica dei dispositivi di mining. Se il miner utilizza una quantità eccessiva di energia, i costi aumentano. E si potrebbe andare in rosso, quando la bolletta dell’elettricità supera il guadagno ottenuto con la block reward.

Ecco che l’halving spingerà i miner all’adozione di ASIC più efficienti.

Mentre macchine più datate, come il diffusissimo l’Antminer S9, diventeranno obsolete. E dovranno essere rimpiazzate con miner più moderni. Come l’Antminer S17.

Ma non basta. Arriviamo al terzo fattore. Il costo dell’energia elettrica. Con l’having, tante aziende per restare in regime di profitto non dovranno solo aggiornare l’hardware. Dovranno anche rilocare le proprie macchine in luoghi dove il costo dell’elettricità risulta più basso. Una soluzione sono i centri di mining colocation. Strutture dedicate, in posti dedicati, che offrono un’alta potenza di calcolo e un basso costo dell’energia elettrica. Nonché sorveglianza 24/7 e monitoraggio dell’equipaggiamento.

Altro fattore. La block reward. L’halving vuol dire dimezzare questa ricompensa. Vuol dire che per la generazione di un nuovo blocco sulla blockchain oggi il miner ottiene 12,5 Bitcoin. Ma dopo l’halving ne otterrà 6,25. Ecco perché bisogna curare la pianificazione di ogni altro fattore che influisce sul profitto del mining.

Ultimo fattore, il tasso di cambio fra Bitcoin e dollaro USA. Il prezzo del Bitcoin, se volete. E qui non ci sono calcoli da fare, ma solo previsioni. Speranze. Rischio puro. Storicamente, il prezzo di Bitcoin ha sempre reagito in maniera positiva agli halving precedenti. Ma questo non vuol dire che, tra tre mesi, vedremo ripetersi lo stesso fenomeno. L’argomento, inutile nasconderlo, è molto discusso e tuttora controverso.

Insomma, la morale per chi fa mining è che l’halving imporrà di aggiornare.

Non solo l’hardware, ma anche altri importanti fattori che contribuiscono ad ottimizzare i profitti. Perché, dopo maggio, i miner saranno premiati con meno Bitcoin. E quindi, un miner che non si aggiorna non sarà più competitivo.

D’altronde, un’azienda che fa mining deve guardare al lungo periodo. E non alle fluttuazioni giornaliere di prezzo e difficoltà. Ed allora, dando uno sguardo ai due halving precedenti, nel 2012 e nel 2016, il Bitcoin ha raggiunto nuovi massimi storici dopo circa un anno dal loro avvenimento. Perché è vero che, se la domanda di Bitcoin rimane invariata, la sua disponibilità cala con l’halving. E quindi, è lecito aspettarsi un incremento del prezzo, certo. Ma non necessariamente nel breve periodo.

Pianificare in anticipo. Ecco la chiave del profitto. Come diceva Benjamin Franklin:

If you fail to plan, you plan to fail.

Conclusione: impegnarsi nel lungo termine. Fare pianificazione. Investire in hardware e soluzioni di ultima generazione. O, in alternativa, valutare le opzioni di hosting e confermare fin da adesso prezzi competitivi in contratti pluriennali. In modo da semplificare la gestione dei costi nei futuri mesi.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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