La Cina loda il Bitcoin come applicazione della blockchain

Bitcoin in Cina
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Incredibile. Una manciata di mesi or sono, le fonti ufficiali cinesi denigravano il successo del Bitcoin. E le autorità regolatrici ne osteggiavano la diffusione. In molti casi, ne fino al divieto di utilizzo. Ora, il vento cambia.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute in Cina in questo articolo.

Prima le incoraggianti parole del presidente XI Jinping. Poi, la stampa loda il successo del Bitcoin come principale applicazione della tecnologia della blockchain.

La Xinhua News Agency è l’agenzia di stampa gestita dalla Repubblica Popolare Cinese. In pratica è l’organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese. Ebbene, con un recente resoconto, l’agenzia in Cina riconosce il Bitcoin come “la prima applicazione di successo della tecnologia blockchain”.

Si tratta di un incredibile ribaltone. Uno sviluppo sorprendente. Soprattutto, vista la posizione finora fortemente negativa espressa dalla Cina nei confronti del Bitcoin e di ogni altra moneta digitale decentralizzata. E dimostrata nei fatti, a cominciare dal divieto introdotto nel 2017 contro gli exchange di criptovalute. E contro le ICO (Initial Coin Offering).

Vediamo un po’ più nello specifico cosa dice l’articolo dell’agenzia stampa della Cina sul Bitcoin.

Diciamo che ne parla in maniera decisamente positiva. Narra la storia dello sviluppo e dell’evoluzione della criptovaluta, come una storia di un progetto di successo. Un successo che risponde alla domanda posta all’inizio dell’articolo:

Il Bitcoin rappresenta l’inevitabile evoluzione delle valute. O è soltanto una bolla speculativa?

L’articolo si sofferma poi sui principi fondamentali della blockchain. Cioè, sugli aspetti relativi alla decentralizzazione del sistema che gestisce la moneta stessa. sulla immutabilità dei blocchi della catena. E sul concetto di fiducia intrinseca, affidata alla crittografia. Addirittura, l’articolo descrive i trasferimenti di valore peer-to-peer, il mining, la limitatezza di disponibilità dei token. Fino allo pseudo anonimato.

Chiaramente, non può evitare di sottolineare i rischi potenziali del Bitcoin per gli utenti in Cina. Afferma che, ancora oggi, la criptovaluta viene spesso utilizzata per “effettuare transazioni nei mercati neri e sul dark net“. L’agenzia di stampa conclude parlando della estrema volatilità del prezzo della criptovaluta. Conseguente, guarda caso, alla mancanza di un potere sovrano centralizzato. A differenza delle monete nazionali tradizionali.

L’opinione ufficiale in Cina sul Bitcoin sta cambiando.

Come ricordavamo, neanche un mese fa il presidente Xi Jinping aveva esortato il proprio Paese ad accelerare l’adozione della tecnologia della blockchain.

Poi, qualche giorno dopo, è stato approvato un disegno di legge. Volto a regolamentare il settore delle criptovalute. Il primo visto in Cina ad argomento Bitcoin. Che entrerà in vigore a gennaio 2020.

Nel mentre, sappiamo che la Banca Popolare Cinese sta sviluppando di una criptovaluta nazionale. Con significative differenze rispetto al Bitcoin, evidentemente. SI tratta, infatti, di una CDBC. Central Bank Digital Currency. Ossia, una moneta virtuale che sfrutta la tecnologia della blockchain. Ma che viene emessa e controllata dalle autorità cinesi. Pare che ci stiano lavorando dal 2014. E ne hanno accelerato lo sviluppo dopo l’annuncio del progetto Libra di Facebook. Nel timore che il progetto della società statunitense possa ridurre sensibilmente il potere dello yuan nei mercati internazionali.

Recentemente in Italia anche Giulio Tremonti ha detto la sua sulla moneta virtuale cinese. L’ex ministro dell’Economia e delle Finanze ha dato un parere molto negativo all’iniziativa. Per lui, non si tratterebbe di un progetto libero. Piuttosto, di un prodotto controllato dal governo: “Il sistema cinese è un sistema di controllo assoluto. Credo che quella cinese sia una tecnica di controllo, non una tecnica finanziaria“.

FONTE: http://finance.sina.com.cn/

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