la BCE continua a snobbare il fenomeno delle valute virtuali

BCE Banca Centrale Europea
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Sappiamo da tempo la posizione della Banca Centrale Europea. Più volte ribadita dal governatore (uscente) Mario Draghi. Il quale, ancora una volta, ha confermato lo scarso interesse dell’istituto per le valute virtuali.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute in Europa in questo articolo.

La BCE sfrutta il proprio canale Twitter per diffondere la propria opinione sulle criptovalute. Per ribadire, più che altro. Perché già molte volte si è espresso all’argomento l’istituto di Mario Draghi. Governatore ormai prossimo al termine del mandato. Quantomeno, è da apprezzare la piena coerenza della posizione del governatore.

Il senso è un po’ quello delle parole lapidarie dei bravi a Don Abbondio, nei primi passaggi de “I promessi sposi“.

Questo matrimonio (tra BCE e monete virtuali) non s’ha da fare. Né domani, né mai.

Beh, non è proprio scritto così tra i post della BCE su Twitter. Molto più semplicemente, la Banca Centrale Europea chiarisce che non aggiungerà Bitcoin alle proprie riserve. Il motivo è ribadito in modo più netto possibile: “non è una valuta“.

Insomma, ancora una volta la BCE snobba l’importanza delle valute virtuali, gli impatti sulla finanza ed il futuro promettente che in tanti si augurano. Diversamente, nella sessione Q&A del proprio canale Twitter, la banca centrale continua a sminuire l’importanza del Bitcoin. Senza neanche prendere in considerazione, chiaramente, le Altcoin. E confermando di non riconoscere la sua validità come valuta.

In molti hanno utilizzato il canale Twitter per fare domande alla BCE sulle valute virtuali. Per cogliere un loro interesse a partecipare all’innovazione tecnologica e finanziaria che, diversamente, stanno avviando tanti altri grandi istituti esteri. Invece, l’istituto europeo è irremovibile: Bitcoin non è una valuta, “ma un asset estremamente volatile“. Parole nientemeno che del Chief Economist Philip Lane.

Posizione coerente sì, ma controcorrente.

Sono tantissimi i rappresentanti di istituti centrali, governi e grandi gruppi bancari che hanno cambiato idea. Che inizialmente hanno mostrato riserve e critiche all’adozione delle monete virtuali tra i propri asset strategici. Ma che, più recentemente, hanno constatato che con una corretta azione regolatrice è possibile trarre benefici dall’adozione delle valute virtuali.

Invece, nulla di nuovo sul fronte valute virtuali per la BCE. A maggio scorso, nell’ambito di un resoconto intitolato “Crypto-Assets: Implications for financial stability, monetary policy, and payments and market infrastructures“, l’istituto aveva detto che le monete digitali non avrebbero influenzato in alcun modo le politiche monetarie europee.

Poi, qualche giorno dopo è stata la volta del governatore Mario Draghi. Il quale aveva affermato che le criptovalute non sarebbero sono una vera e propria forma di denaro. Solo un asset. Estremamente rischioso. Ricordiamo le sue parole:

Criptovalute, Bitcoin e cose del genere non sono delle reali valute: sono asset. Un euro è un euro. Oggi, domani o fra un mese. Sarà sempre un euro. E la BCE sta dietro all’euro. Ma chi sta dietro alle criptovalute? Per questo motivo sono asset molto, molto rischiosi. Il cui valore risulta estremamente instabile.

Più chiaro di così. Il punto è che sembra una difesa di bandiera. Una posizione d’ufficio, dettata non tanto da un’analisi ragionata e lungimirante. Ma solo dal bisogno di difendere gli strumenti della finanza classica dal vento dell’innovazione. Un vento che, se non assecondato, potrebbe rendere obsolete e spazzare via qualcuna delle strutture ed asset oggi così tenacemente difesi da Mario Draghi.

FONTE: https://twitter.com/ecb

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