India: premiata la sviluppatrice di una App di criptomonete

Narendra Modi premia Harshita Arora

Si è scomodato nientemeno che il primo ministro indiano. Narendra Modi ha voluto premiare la creatrice di un’App di statistiche su monete virtuali. Ciononostante, l’India resta un Paese non proprio “crypto-friendly“.

Abbiamo parlato di criptovalute in India in questo articolo.

In una Nazione come l’India, dove il governo ha voluto mettere progressivamente al bando l’operatività delle criptovalute, viene premiata un’App proprio relativa alle monete virtuali.

Lo annuncia con un post su Twitter il primo ministro indiano, Narendra Modi. Ha voluto premiare una giovane imprenditrice, connazionale, Harshita Arora. Che ha avuto il merito di sviluppare un’applicazione per il monitoraggio dei prezzi delle criptovalute. Ritenuta dal premier particolarmente utile a proteggere gli utenti del mercato virtuale.

Nel post del 24 gennaio, Modi evidenzia che “la passione per la scienza, la tecnologia e il benessere umano di Arora sono evidenti“. Per questo, è stata insignita del Bal Shakti Puraskar 2020. Il riconoscimento volto a premiare i contributi dei giovani al sociale, all’innovazione, allo sport, all’arte e alla cultura.

Ma cosa fa di buono per l’India l’App di Arora?

Ce lo spiega il post: la giovane imprenditrice – una ragazza appena diciottenne – ha “creato un’applicazione per proteggere gli investitori dai truffatori“. Si chiama Crypto Price Tracker. Consente di gestire il proprio portfolio di valute virtuali e controllare i prezzi delle criptovalute.

Nonostante la giovane età, Arora ha già prodotto altre App di successo in India. Come l’applicazione Food AI. Per identificare i cibi all’interno delle immagini. Piuttosto che Cell Count. L’App che aiuta i biologi nel conteggio delle cellule nelle immagini al microscopio. Insomma, il riconoscimento tributato dal primo ministro è quasi “alla carriera”.

A parte questo riconoscimento, però, resta il fatto curioso. Che l’adozione delle criptovalute in India è stato, ed è tuttora, osteggiato dal governo in ogni sua forma.

Per intenderci, nel Paese asiatico gli exchange di criptovalute e le aziende di servizi del settore non possono più utilizzare servizi bancari. Lo vieta una normativa proposta dalla Reserve Bank of India già nell’aprile del 2018, entrata in vigore pochi mesi dopo, a luglio. Da allora, gli utenti e le aziende legate al mondo delle valute virtuali hanno presentato numerose petizioni. Nella speranza di revocare tale decisione, da molti considerata addirittura incostituzionale.

Ma nulla: ad oggi, la norma resta.

In dettaglio, la questione è giunta fino alla Corte Suprema dell’India. Che in questi giorni sta esaminando le argomentazioni di entrambe le parti. Dalla parte dei questuanti, nientemeno che la Internet And Mobile Association of India (IAMAI). La quale non è un’azienda singola, ma rappresenta la collettività del settore. La IAMAI è infatti un’ente senza fini di lucro. Finalizzata ad espandere e migliorare i settori dei servizi online e mobile. Promuovendo, dove necessario, appelli al governo per conto di consumatori, azionisti e investitori.

Di contro, alcuni legislatori hanno presentato una proposta di legge. Il nome dice tutto: “Banning of Cryptocurrency & Regulation of Official Digital Currencies”. Ossia, una proposta di legge per vietare totalmente l’utilizzo delle criptovalute nel Paese. E spianare la strada per l’introduzione di una rupia digitale a cura della Reserve Bank of India.

FONTE: https://twitter.com/narendramodi

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