in Nuova Zelanda il Bitcoin è considerato un property

Bitcoin in Nuova Zelanda

Tra i Paesi più interessati agli aspetti finanziari (e fiscali) delle criptomonete figura il paese dei Kiwi. Il sito istituzionale della fisco in Nuova Zelanda classifica il Bitcoin come un property. Vediamo cosa significa per i cittadini che le possiedono e le utilizzano.

Abbiamo parlato di fiscalità del Bitcoin all’estero in questo articolo.

Per chi conosce il Paese ai nostri antipodi, saprà che le loro istituzioni sono molto chiare e sintetiche nella normativa fiscale. Negli obblighi al cittadino come nelle sanzioni ai trasgressori. A tutto vantaggio di chi le deve applicare. Come dire, poche ma ineludibili regole.

La materia è approcciata dalla Inland Revenue Department (IRD), la loro Agenzia delle Entrate. In stile FAQ: rispondono in modo generale alle domande tipiche del cittadino – possessore e gestore di criptomonete – contribuente. Vediamo in dettaglio cosa dicono.

PUNTO UNO. Ai fini fiscali, il Bitcoin non è considerato una valuta estera. In Nuova Zelanda è un property. Cioè, le norme relative a operazioni di cambio di valute estere non sono applicabili alle operazioni di criptomonete.

PUNTO DUE. Facciamo il caso di un’azienda che vende beni e servizi in cambio di criptomonete. Il ricavo costituisce imponibile fiscale. Conteggiato al pari della moneta fiat, il dollaro neozelandese (al cambio BTC / NZD del giorno di pagamento).

PUNTO TRE. Il cambio BTC / NZD ufficiale non esiste. Come non esiste quello tra BTC ed euro. Il fisco neozelandese, allora, indica di rivolgersi ad un exchange di elevata visibilità. E, soprattutto, di elevato volume. A quel punto, poco cambia quale exchange si sceglie. Lo spread tra un exchange di elevato volume ed un altro, infatti, è poco rilevante.

Il discorso di sopra si riferisce alle monete sufficientemente liquide, quotate su exchange al cambio con la moneta fiat.

Se invece parliamo di Altcoin non particolarmente liquide, verosimilmente non esiste un cambio diretto con la moneta fiat, ma solo con il Bitcoin. Quindi, per calcolare il cambio con la moneta fiat occorre passare per il tramite del cambio con il Bitcoin.

PUNTO QUATTRO. La vendita di criptomonete acquistate in un anno di imposta diverso da quello in corso produce un guadagno. Il legislatore della Nuova Zelanda presuppone che la criptomoneta sia un property. Come tale, il venditore avrà l’obiettivo di vendere ad un prezzo maggiore di quello di acquisto. Pertanto, valgono le medesime regole (e tasse) applicate all’acquisto e vendita di un commodity. Come, ad esempio, il lingotto d’oro.

PUNTO CINQUE. Il fisco ritiene imponibile la vendita di criptomoneta in dollaro neozelandese. Non solo: anche la vendita in moneta virtuale diversa da quella originaria. Ancora una volta, il legislatore presuppone che tale operazione avvenga con profitto o perdita. Quindi, tale tipo di vendita – chiamatela cambio, se volete – va registrata ai fini del computo dell’imponibile fiscale.

Globalmente, il contribuente deve tenere traccia di tutte le transazioni di moneta virtuale compiute, tipicamente, su exchange. Per un tempo standard di sette anni.

A tal fine, sono accettati i tipici file CSV del tipo “trade hystory“. Resi disponibili da praticamente tutti gli exchange: cambio, vendite ed acquisti di criptovaluta. Occorre però conservare anche i documenti di estratto conto della propria banca. Per le operazioni di vendita ed acquisto con moneta fiat, a riscontro di quanto riportato dagli exchange.

In dettaglio, esistono svariati software che elaborano i file CSV degli exchange e producono un file in linea con le regole previste dal fisco neozelandese.

E’ chiaramente cura del contribuente verificare tale aspetto e quindi dotarsi del software opportuno.

PUNTO SEI. Anche in Nuova Zelanda esiste il voluntary disclosure. Se si hanno pendenze non sanate negli anni precedenti a quello in corso, è bene segnalarlo subito all’autorità fiscale. E pagare, eventualmente, le sanzioni previste in forma ridotta.

PUNTO SETTE. ICO (Initial Coin Offering). Non esiste una norma fiscale unica. La sua fiscalità dipende dal tipo di criptovaluta emessa e come viene distribuita tra gli aderenti. Va quindi espresso un quesito specifico all’autorità fiscale.

PUNTO OTTO. ll mining. E’ un’attività onerosa in termini di risorse utilizzate dal miner (elettricità ed hardware). E genera un reddito in criptomonete, del tipo transaction fee piuttosto che block reward. Tale reddito è tassato. Evidentemente, l’imponibile è riferito al cambio in moneta fiat. Come precedentemente spiegato.

PUNTO NOVE. Quanto sopra vale per il solo mining. Analogamente, nel caso di pool mining, si considerano imponibili i redditi distribuiti volta per volta dal sito di pool mining.

PUNTO DIECI. Concludiamo parlando ancora di mining. Possono essere dedotte le spese per l’hardware impiegato (sia di tipo ASIC che GPU). Con le curve di ammortamento previste per la relativa categoria merceologica (computer).

Traiamo le conclusioni. In Nuova Zelanda la loro Agenzia delle Entrate classifica le criptomonete come property. Beni, insomma. Che, a loro volta, possono considerarsi capital asset o non-capital asset, a seconda del tipo di attività per cui le si usano. Rispettivamente, è tipico considerarle capital asset quando generano guadagni (capital gain) da compravendita di monete. Mentre sono considerate non-capital asset quando provengono da attività di mining.

FONTE: https://www.ird.govt.nz

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *