in Indonesia il Bitcoin è considerato un commodity

Bitcoin in Indonesia

L’Indonesia riconosce il Bitcoin come un commodity. Allora, i volumi di scambio di Bitcoin sono schizzati alle stelle sull’exchange peer to peer LocalBitcoins. Da una media di 30.000 dollari USA a quota 1 milione.

Abbiamo parlato di fiscalità del Bitcoin all’estero in questo articolo.

Finalmente un’altra Nazione interessata alle criptomonete ha fatto chiarezza normativa sul Bitcoin. Il Trade Ministry Futures Exchange Supervisory Board, noto come Bappebti, dopo molte discussioni ha classificato gli asset di criptomonete come commodities.

Intanto, ricordiamo che l’Indonesia è una delle più importanti economie del sud-est asiatico. Con una popolazione di oltre 260 milioni di abitanti ed un PIL nel 2017 poco più della metà di quello Italiano. Fa parte del G20, come Paese di recente industrializzazione.

Poi, rammentiamo che la commodity è uno strumento finanziario per l’investimento dei propri risparmi. Tipicamente, una materia prima o bene primario che può far fruttare il capitale investito con l’aumento del proprio valore nel tempo. Un bene per cui c’è domanda e non c’è differenza qualitativa nell’offerta. Ad esempio, un metallo prezioso come l’oro. O un bene primario, come il petrolio.

Classificare il Bitcoin come commodity vuol dire dargli veste legale e fiscale.

Indrasari Wisnu Wardhana, presidente del Bappebti, si esprime così:

I nuovi regolamenti diventeranno la base legale per lo scambio delle criptovalute come materie prime. Queste nuove leggi faciliteranno anche la crescita e lo sviluppo del commercio digitale.

Ma ci sono anche alcune polemiche. Per aprire un exchange è necessario un capitale di almeno 70 milioni di dollari. Un vincolo non certo alla portata di tutti. In ogni caso, questa apertura alle criptovalute ha stupito tutti – le banche innanzitutto – che si sono sempre opposte alle criptovalute.

Infatti, dal 2017 la Banca centrale Indonesiana aveva vietato pagamenti in criptomonete per beni e servizi, innescando un clima di forte incertezza. Onny Widjanarko, capo della banca, a gennaio 2018 aveva dichiarato che “per quanto riguarda i pagamenti, il Bitcoin è vietato“. E aveva definito la moneta virtuale “una minaccia alla stabilità finanziaria“.

Evidentemente, alla luce delle novità odierne, venerdì scorso ha dovuto correggere il tiro:

La Banca centrale Indonesiana proibisce ancora Bitcoin e le crypto come mezzo di pagamento. La regolamentazione delle materie prime non è un’area di interesse per la Banca centrale Indonesiana, ma abbiamo sollevato preoccupazioni al riguardo.

Stando ai grafici, però, la gente in Indonesia hanno gradito che il Bitcoin è stato classificato come commodity. I volumi di transazioni di Bitcoin sono andati alle stelle in pochi giorni, al pari di quelli in continua crescita del Bitcoin in Venezuela. La dimostrazione che la chiarezza normativa porta all’adozione di massa di Bitcoin e di criptomonete in genere.

FONTE: https://www.cryptominando.it

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