Giovedì, 27 Dicembre 2018 12:00

in arrivo tagli alle pensioni

Come per altri argomenti all'attenzione dei cittadini (tasse, multe eccetera) sono pronti anche altri tipi di salassi. Si dovevano colpire le pensioni d'oro, invece stiamo a vedere che saranno colpiti i pensionati 'normali'.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di 'pacchi natalizi'.

Anche i pensionati avranno il loro pacco natalizio: vediamo allora i tagli approvati dal governo sugli assegni di pensione. Nel frattempo, si preparano le mobilitazioni dei sindacati di categoria.

Siamo in attesa del via libera della Camera, ma già sappiamo che è una mera formalità: la manovra di bilancio di fatto è già approvata. E ne sono convinti anche i sindacati, che per il 28 dicembre hanno già organizzato le mobilitazioni popolari per protestare contro i previsti tagli delle pensioni.

Sono a rischio di pesanti penalizzazione non solo i pensionati d'oro, che, essendo tutto sommato pochi, non influirebbero molto sulle casse statali. Lo sono soprattutto i cosiddetti pensionati di fascia media, quelli che prendono una pensione di poco superiore ai 1.500 euro, e che magari con questa ci fanno campare parenti prossimi disoccupati (figli innanzitutto).

Fabio Osti, UIL pensionati di Rovigo e Padova, commenta che "il taglio è addirittura doppio. Prima perché vengono decurtate le pensioni oltre i 1.500 euro. E' stato calcolato che le pensioni medie che ricevono 2.000, 2.200 euro lorde al mese, ci rimetteranno 170 euro all'anno. Soldi che variano in base all'importo della pensione, più cresce, più aumenta il taglio. Ci rimetteranno proprio le pensioni medie. Mentre sotto i 250 euro la copertura della rivalutazione legata all’inflazione è stata assicurata". Insomma, parliamo di un taglio atteso intorno al 10 percento circa.

Oltre ai tagli, il dibattito si fa acceso anche per quanto riguarda l'indicizzazione delle pensioni, ossia la loro attesa rivalutazione in base - almeno - agli indici ISTAT. Perché lasciare invariato l'assegno di pensione mentre il costo della vita galoppa vuol dire, nei fatti, ridurlo.

Al riguardo, il sindacalista osserva che il governo gialloverde sta ignorando le trattative alle quali si era dolorosamente giunti con l'esecutivo precedente (verosimilmente più vicino alle politiche dei sindacati): il dibattito di fatto ricomincia da zero, secondo Osti: "non è stato preso in considerazione il documento predisposto dal governo precedente che aveva stabilito un percorso di discussione proprio per ridefinire l'indicizzazione delle pensioni. Era stata garantito l'impegno di riprendere la discussione che prevedeva il riconoscimento totale, dal 2019, dell'inflazione programmata per tutte le pensioni. Invece questo governo non ha nemmeno preso in considerazione questo tavolo. Ed ora credo che sarà molto difficile riprendere il rapporto. Perché questo governo rifiuta in toto il rapporto col sindacato, molto più che i governi precedenti. Il sindacato ha già messo in piedi forme di proteste civili".

Insomma, il governo precedente aveva promesso di venire incontro alle richieste dei sindacati - ma purtroppo per loro è cascato - ed ora il nuovo governo disconosce ogni tipo di accordo 'rosso'. Tanto chi ci rimette sono i pensionati del ceto medio, rossi gialli verdi o di qualunque altro colore.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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