il Bitcoin segna un nuovo record di hashrate

Proprio in questi ultimi giorni, la potenza di calcolo messa a disposizione sulla rete del Bitcoin ha raggiunto un nuovo massimo storico.

Abbiamo parlato del meccanismo di consenso Proof of Work in questo articolo.

La cifra è enorme. Sembra quasi il numero di dollari posseduti da zio Paperone. L’hashrate di cui parliamo è di 80 trilioni di hash al secondo. Se volete, è 80 seguito da 18 zeri. 80 miliardi di miliardi di hash a secondo.

Lo possiamo leggere tra i grafici mostrati dal portale Bitinfocharts, che proprio oggi segna il nuovo traguardo dell’hashrate della rete Bitcoin. l’8 agosto l’hashrate di Bitcoin ha superato gli 80 trilioni di hash SHA256 al secondo.

Vale la pena ricordare cosa si intenda per hashrate. Rappresenta il numero di calcoli crittografici elementari svolti al secondo dalla rete Bitcoin. Utili a convalidare le transazioni del blocco che si va ad aggiungere alla blockchain del Bitcoin. Parliamo, chiaramente, di un meccanismo di consenso di tipo Proof of Work (PoW). Insomma, maggiore è l’hashrate, maggiore è la potenza di calcolo complessivamente messa a disposizione dai miner della rete del Bitcoin. Maggiore, altresì, è la sicurezza della stessa rete contro eventuali compromissioni.

Chiaramente, l’hashrate ha cominciato a battere nuovi massimi dalla fine del cosiddetto “crypto winter“. Dalla fine, cioè, del periodo ribassista ce ha segnato tutto il 2018 e l’inizio del 2019.

Altrettanto chiaramente, tale dato positivo per i possessori di Bitcoin si unisce ad altri indicatori fondamentali. Come la difficoltà, che aumenta con l’hashrate. Ed il volume, che invece indica l’interesse degli utenti verso la moneta virtuale e rendono la stessa molto più fluida. Tutti questi indicatori hanno recentemente subito continui rialzi.

Sono tutte buone notizie.

Perché, abbiamo detto, maggiore è l’hashrate, maggiore è la sicurezza della rete. Quindi, Maggiore maggiore è la fiducia degli investitori. Alla fine, tutto ciò rende più solida la prospettiva di un ulteriore, vigoroso trend rialzista.

Tale analisi, apparentemente qualitativa, fonda le basi sul confronto con i valori degli stessi indicatori a dicembre 2017. Quando il Bitcoin raggiunse 20.000 dollari USA. E gli indicatori in questione erano sì alti. Ma non così alti.

Che vuol dire? Che, stando a questi dati, dobbiamo attenderci una crescita del prezzo della moneta più sostenuta di quella di dicembre 2017. Vuol dire, come hanno sottolineati in tanti, che il prezzo del Bitcoin a breve comincerà a salire e supererà di gran lunga i precedenti record.

Qualcuno dirà: va bene, forse succederà. Ma quando?

Le opinioni degli analisti al riguardo sembrano convergere in un punto fondamentale. L’halving. Il dimezzamento della block reward previsto a fine maggio 2020. In molti ritengono che, prima di ciò, la moneta virtuale subirà nuovi aggiustamenti. Leggasi crolli repentini del prezzo. Magari fino a 7.700 o addirittura a 6.500 dollari. Per poi avviare la crescita repentina. Intorno alla data dell’halving.

FONTE: https://bitinfocharts.com/

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