il Bitcoin secondo l’Agenzia delle Entrate

Dichiarazione dei Redditi - Mod.730

Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha chiarito diversi aspetti sulla fiscalità delle criptovalute. Finalmente Bitcoin e Altcoin entrano nella dichiarazione dei redditi. Vediamo come.

Abbiamo parlato di fiscalità delle criptovalute all’estero in questo articolo.

Articolo 1, comma 2, del D. Lgs 231/2007. L’Agenzia delle Entrate definisce così la valuta virtuale:

E’ la rappresentazione digitale di valore. Non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica. Non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale. Utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi. Trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente.

In altri termini, l’Agenzia delle Entrate le valute virtuali:

  • sono uno strumento di pagamento alternativo per lo scambio di beni e servizi
  • sono una rappresentazione non tangibile di valore.

Risoluzione 2 settembre 2016, n. 72/E. L’Agenzia delle Entrate aggiunge che il Bitcoin è una moneta alternativa a quella tradizionale. La cui circolazione si basa sul principio di accettazione volontaria da parte degli utenti.

Sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264/14. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea parla di attività di intermediazione tra valuta tradizionale e Bitcoin. Se svolta in modo professionale ed abituale:

  • è rilevante ai fini IVA, IRES e IRAP
  • è soggetta agli obblighi di verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione

Parliamo di persone fisiche che possiedono Bitcoin o analoghe valute virtuali (Altcoin) fuori da attività d’impresa.

Ai fini IRPEF, per le operazioni di conversione di valuta virtuale valgono gli stessi principi generali delle valute tradizionali. Ossia, le cessioni a pronti non originano redditi imponibili. In quanto manca la finalità speculativa.

Viceversa, generano un reddito diverso le cessioni a pronti di valuta derivante da prelievi su wallet.
Nel caso la giacenza media superi un controvalore di 51.645,69 euro. Per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta. Con le seguenti precisazioni dell’Agenzia delle Entrate:

  • innanzitutto, la giacenza media si calcola dal valore in euro della valuta virtuale. Al cambio di riferimento del 1 gennaio del periodo di imposta
  • poi, l’eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet si calcola dal costo di acquisto
  • ancora, per il calcolo di plusvalenze o minusvalenze, si considerano cedute per prime le valute acquisite più di recente
  • infine, in caso le criptomonete siano donate, il costo iniziale è quello sostenuto dal donatore.

Diverso discorso riguarda le operazioni di criptomonete su mercato FOREX o Contract for Difference (CFD). Per persone fisiche fuori da attività d’impresa, generano redditi diversi. I quali sono soggetti ad imposta sostitutiva, con aliquota del 26%. E vanno indicati nel quadro RT della Modello Redditi – Persone Fisiche.

Gli obblighi di monitoraggio fiscale per tali attività sono gli stessi previsti per gli intermediari bancari e finanziari.

Si parla di “operatori non finanziari”. Persone fisiche residenti in Italia che possiedono investimenti in criptovaluta su un exchange estero per importi pari o oltre i 15.000 euro. Che producono reddito imponibile in Italia.

Costoro devono compilare il quadro RW della Modello Redditi – Persone Fisiche. Tuttavia, alle loro attività non si applica l’IVAFE. L’imposta, infatti, si applica solo per depositi e conti correnti di natura bancaria tradizionale.

FONTE: https://www.fiscoetasse.com

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