HODL Waves: dal 2018 qualcuno ancora accumula criptomonete

allarme cryptocurrencies whale

HODLare, nel gergo delle monete virtuali, vuol dire conservare a lungo le proprie monete virtuali. Invece che utilizzarne per farne trading più o meno frenetico. Ebbene, i grandi capitali, i wallet con grandi quantitativi di valuta virtuale, stanno ancora “HODLando”.

Abbiamo parlato di andamento del Bitcoin in questo articolo.

Hold On for Dear Life. HODL. Un acronimo che, un bel giorno del 2013, un utente del noto forum BitcoinTalk coniò per indicare di voler conservare le proprie criptomonete ed evitare di farne trading nel breve periodo.

La blockchain del Bitcoin è pubblica. Tutti possono controllare quanto contiene ciascun wallet. Quindi, è possibile fare statistiche molto interessanti sui flussi di monete e, viceversa, su chi invece sceglie di fare HODL.

Ecco i risultati.

Frutto delle analisi di un sito specializzato, HODL Waves, di Unchained Capital. Ebbene, più del 15% dei Bitcoin in circolazione non sono stati spostati negli ultimi 12-18 mesi. Ricordiamo che una certa parte sono Bitcoin non più accessibili, magari perché le chiavi private sono perse in un hard disk rotto o situazioni del genere.

Che vuol dire? Vuol dire che per tutta la seconda metà del 2018 in molti hanno fatto HODL. Hanno accumulato Bitcoin. Lasciandoli fermi nei propri wallet.

Le analisi di Unchained Capital mostrano infatti la “velocità” di circolazione dei Bitcoin, come prodotto nel tempo delle transazioni non spese. Risultato, il 41,6% della riserva circolante di Bitcoin è stata spostata nell’ultimo anno.

Il resto, il 58,4%, sono monete inattive da mesi. In maggior dettaglio, le monete rimaste inattive da tre a cinque anni rappresentano il 14,4% del totale. Il 21% sono monete tenute ferme da prima del 2015, ossia oltre cinque anni. Il resto sono monete che, quantomeno, non sono mosse da due anni.

Da giugno 2017, la velocità di circolazione a breve termine si è leggermente ridotta. In numeri, la velocità media giornaliera è intorno al 2%, mentre quella settimanale intorno a circa il 6,7% del totale circolante. In questo momento, i Bitcoin spostati di wallet negli ultimi sette giorni sono il 4,6% della riserva totale. Mentre quelli spostati nelle ultime 24 ore è pari all’1%.

Attenzione.

Con la crescita del numero di Bitcoin non mossi nei wallet, diciamo inattivi, notiamo in pari andamento la crescita di indicatori fondamentali della criptovaluta. Come l’hashrate, che al primo marzo scorso ha toccato il record storico. Ben 136 milioni di terahash al secondo (TH/s).

Citiamo a questo punto l’opinione di Glassnode. Recentemente, sostiene il cofondatore del portale, tale Jan Happel, i prezzi attuali della valuta virtuale sono piuttosto bassi. Se paragonati all’attività “on chain”. Ecco il suo pensiero:

L’attività e la crescita della rete si stanno riprendendo rispetto allo scorso anno. Ad esempio, il numero delle transazioni è nuovamente in rialzo. Anche il numero di indirizzi con saldi diversi da zero segna nuovi massimi storici ogni settimana.

Insomma, l’interesse, o se volete la domanda di criptomoneta è tutt’altro che in ribasso. Il “crypto winter”, come è stato definito, è trascorso e terminato. Quindi, i prezzi devono necessariamente salire. O, detto in altro modo, viviamo un momento proficuo come fase di accumulo. In attesa del rialzo dei prezzi.

FONTE: https://unchained-capital.com/hodlwaves/

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *