Goxtrade: una truffa, altro che exchange

Goxtrade

Goxtrade nasce come exchange di Bitcoin. Nulla di particolarmente innovativo, l’ennesimo exchange. A suo dire, ci lavora un nutrito staff di esperti, con nomi e volti. Ma è tutto falso: sono nomi e foto presi dalla rete. Che nulla c’entrano con le attività di Goxtrade.

Abbiamo parlato di criminalità informatica in questo articolo.

Vi ricordate di Mt.Gox? E’ stato uno dei primi, ricchissimi exchange che ha dichiarato bancarotta, causando perdite ingenti a danno dei propri utenti. Beh, la cosa buffa è che un altro exchange utilizza un nome simile. E anche lui si rivela essere una fregatura.

Coincidenze o no, Goxtrade è una truffa. Dichiara sul proprio sito web dipendenti fittizi e contatti di altre aziende. Ma nulla di tutto ciò è vero. Utilizza foto di persone che, in realtà, non sono in nessuna misura affiliate alla società. Piuttosto, si tratta di volti presi da vari social media ed inseriti, senza alcun loro consenso, nella galleria dello staff dell’exchange.

Addirittura, alcune di queste foto sono associate al nome vero. E’ proprio così che la truffa di Goxtrade è venuta a galla. Semplicemente, l’interessato ha notato che il suo nome e foto era stato inserito indebitamente nel portale dell’exchange. Ed ha denunciato il fatto.

E’ il caso di Amber Baldet, cofondatrice della startup blockchain Clovyr.

La sua foto ed il suo nome compaiono nello staff dell’exchange. Come “developer”. Baldet si è prontamente dichiarata alla rete, con un post su Twitter:

Possibile frode. Non sono una sviluppatrice di Goxtrade. E probabilmente tutta la loro attività è una menzogna.

Scavando meglio, scopriamo i contorni della truffa di Goxtrade. Intanto, la società non è registrata all’indirizzo riportato sul sito web. Poi, non compare sul registro imprese del Regno Unito. Non è finita. Anche le informazioni riportate alla pagina dei contatti non sono veritiere. Conducono ad entità non correlate con le attività del sito.

Per esempio, il numero di telefono pubblicizzato dell’azienda appartiene in realtà ad una società di abbigliamento di Birmingham. Peraltro, chiusa da tempo. Mentre l’indirizzo email è quello del provider di servizi internet russo Yandex. Insomma, non esiste alcuna società Goxtrade, ma solo un sedicente sito internet.

Chiudiamo l’articolo con la morale che ormai dovrebbero conoscere già tutti. Facciamo attenzione a chi diamo dati, fiducia e soldi. Il numero di siti ingannevoli è in costante crescita. Nel settore delle criptomonete e non solo. Pensate che giusto ieri è giunta la notizia sulle startup blockchain RepuX e JoyToken. A suo tempo, avevano condotto un Initial Coin Offering (ICO). E raccolto una cifra intorno ad 8 milioni di dollari. Ebbene, queste startup oggi non esistono più. I titolari sono scappati con il denaro, in forma di fondi di investimento. La truffa è venuta a galla quando si sono rifiutati di pagare i promoter che li avevano aiutati a commercializzare l’ICO.

FONTE: https://techcrunch.com

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