gli USA ripropongono il Token Taxonomy Act

Bitcoin in USA

Gli Stati Uniti vogliono compiere un altro importante passo avanti verso la regolamentazione delle criptovalute. Riproponendo un atto che impedisce di considerare le monete virtuali come security. Insomma, con tale norma le criptovalute si allontanano dalla similitudine con beni azionari. Invece, si avvicinano alla analogia con i lingotti d’oro.

Abbiamo parlato di fiscalità del Bitcoin negli USA in questo articolo.

Negli Stati Uniti esiste la Camera dei Rappresentanti (House of Representatives), opposta al Congresso. Un po’ come il Parlamento ed il Senato da noi. Ebbene, alcuni membri della House of Representatives hanno reintrodotto il Token Taxonomy Act. Si tratta di un atto che indica non applicabili alle criptovalute le norme relative ai beni azionari.

Tutto era iniziato a dicembre scorso. Quando i rappresentanti Warren Davidson e Darren Soto introdussero per la prima volta la proposta di legge.

Da allora, ha subito alcune importanti modifiche, con le quali si precisa meglio la giurisdizioni sulle monete virtuali da parte della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) piuttosto che da parte della Federal Trade Commission (FTC). Ancora, questa normativa – qualora la approvassero – andrebbe a sostituire le regolamentazioni oggi in vigore. Come la BitLicense nello Stato di New York, particolarmente restrittiva verso il mercato di criptomonete.

La norma in questione è giudicata bipartisan.

Aggiungerebbe e promuoverebbe l’introduzione di importanti certezze giuridiche per le aziende operanti nel settore delle criptovalute. Vediamo in dettaglio come.

Primo. Tale norma mira a modificare il Securities Act del 1933 e il Securities Exchange Act del 1934. Con l’effetto di escludere i cosiddetti “token digitali” dalla definizione di un titolo. Insomma, non sono da considerare come beni azionari.

Secondo. La norma adeguerebbe la tassazione per le valute virtuali detenute in conti pensionistici. Col risultato di considerarle alla stregua di lingotti.

Terzo. La norma non prevede alcuna tassazione per lo scambio tra criptovalute. E neanche le transazioni da moneta virtuale a moneta fiat entro il valore di 600 dollari USA sarebbero tassate. Ciò rende non tassato, ad esempio, il processo di acquisto di beni quotidiani con criptomonete, sia Bitcoin che Altcoin. E quindi contribuisce alla diffusione delle tante carte di credito su criptomonete oggi in circolazione.

Ma attenzione ai furbetti: il token digitale è ben definito nella norma. Il token digitale è creato “in risposta alla verifica o alla raccolta delle transazioni proposte”. Ha una cronologia delle transazioni distribuita (DTL). E’ trasferito o scambiato peer-to-peer, senza cioè un intermediario. Analogamente, le regole della sua piattaforma possono essere cambiate da un singolo o un gruppo sotto il controllo di tutta la comunità di utenti. Infine, non deve essere una rappresentazione di un interesse finanziario in una società.

E che dice della legalità delle ICO, le Initial Coin Offering tanto di moda per raccogliere fondi per il lancio di una nuova moneta virtuale?

La norma, questa la sua interpretazione, ne consente la pratica. Purché si parli di “token digitale” nel senso prima descritto.

Come sempre, il legislatore USA introduce elementi patriottici a dar maggiore senso alla norma in discussione. Soto ha chiarito il concatto come segue.

È tempo che gli Stati Uniti si facciano finalmente avanti, ponendosi alla guida della tecnologia blockchain. Dopo mesi di pareri e contributi pubblici, il nostro Token Taxonomy Act e il Digital Taxonomy Act aggiungono norme e definizioni critiche. Al fine di offrire certezze e dare vita ad un solido mercato degli asset digitali negli Stati Uniti. Si tratta di un passo importante per promuovere l’innovazione. E per massimizzare il potenziale delle valute virtuali nell’economia statunitense. Proteggendo al tempo stesso i consumatori e le finanze degli investitori.

Il Token Taxonomy Act è ancora in fase di proposta di legge. Siamo lontani dalla certezza che divernti legge. Tuttavia, ci fornisce l’idea di come il legislatore americano voglia stabilire per bene le regole sul mercato delle criptomonete. Salvaguardando con la dovuta chiarezza normativa gli interessi degli utenti. E applicando, in alcuni casi, le opportune forme di tassazione. Perché no. In fondo, il mercato delle criptomonete è globale. Quindi, stabilire regole chiare ed accettabili dalla comunità vuol dire fornire agli Stati Uniti una posizione competitiva in tale mercato.

FONTE: https://www.theblockcrypto.com

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