Giovedì, 08 Novembre 2018 12:00

gatti nelle parti comuni di condomini

Sappiamo come comportarci con cani e gatti nel nostro appartamento. Ma come gestire gli stessi - i gatti, in particolare - nelle parti comuni come il giardino o le scale? Quali sono i divieti?

Abbiamo già parlato di animali domestici e liti tra condomini in questo articolo.

Come dovrebbe essere noto, il regolamento di condominio non può in nessun caso vietare di avere animali domestici in casa. comunque lo si scriva, il regolamento interno del condominio approvato dai condomini non può escludere la presenza, se voluta da un condominio, di cani e gatti. Ma si parla di parti esclusive (il proprio appartamento): vale lo stesso per le parti comuni, come il giardino o il terrazzo condominiale?

Riferiamoci alla riforma del condominio, ossia la legge n.220/2012: non può essere vietato di detenere e possedere animali domestici nelle singole unità abitative private. Di contro, i condomini sono tenuti ad avere cura che, nelle parti comuni del condominio, i propri amici a quattro zampe non circolino incontrollati - cani al guinzaglio, gatti nel proprio trasportino.

Parliamoci chiaro: per i cani il compito del proprietario è semplice, data la natura tipicamente ubbidiente dell'animale. Diverso è il discorso per il gatto, più difficilmente controllabili in quanto animali caratterialmente più liberi.

Ciò però non deve diventare l'alibi per persone che abbandonano ciotole con cibo per gatti in giardino, collezionando i randagi di tutto il quartiere con ovvie ripercussioni nella proprietà comune (schiamazzi nella stagione degli amori, deiezioni nelle aree verdi, presenza a volte ingombrante del pur adorabile animale.

Appunto: riferiamoci ad una recente sentenza del tribunale di Milano. La quale, contro posizioni precedenti del legislatore, da ragione ad una 'gattara' di un palazzo milanese che distribuendo ciotole per il condominio aveva suscitato le ire degli altri condomini.

Questa la pronuncia del tribunale:

"La Legge 281/91 sancisce la territorialità delle colonie feline quale caratteristica etologica del gatto, riconoscendo loro la necessità (anch'essa tutelata) di avere un riferimento territoriale o habitat dove svolgere le funzioni vitali (cibo, rapporti sociali, cure, riposo ecc.)".

Insomma, il gatto deve avere i suoi spazi per socializzare con i propri simili. Come le corti condominiali. E nessuno li può cacciare o proibire a qualcuno di alimentarli. Pur se, diciamolo pure, così facendo si contribuisce a consolidare l'insediamento territoriale dei cari felini.

La normativa (legge 261/91), infatti, precisa che i gatti che stazionano in un certo habitat urbano e vengono alimentati nelle zone condominiali non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo, con l'unica eccezione di necessari interventi sanitari o di soccorso. Parliamo cioè di gravi motivazioni sanitarie e per la tutela dei gatti stessi, nei quali casi l'ASL competente per territorio può valutare di spostare la colonia (e trovare un idoneo luogo alternativo).

La legge riconosce, in altri termini, la natura libera dei felini ed il loro naturale diritto a stabilirsi dove vogliono. Concetto applicabile ai gatti randagi che, evidentemente, porta una certa flessibilità anche ai proprietari di gatti, per cui sono meno stringenti, nella pratica, i vincoli di transito entro le parti comuni del condominio col trasportino.

Una per tutte, la forma esplicita della citata riforma delle leggi di condominio, che dal 2012 riconosce agli animali domestici il titolo di parte integrante della famiglia. Ma attenzione: diverso è il discorso per l'affittuario, verso cui la decisione di consentire o meno animali domestici resta al proprietario di casa, che può liberamente vietare l'ingresso di cani e gatti come clausola integrante il contratto di locazione.

Chiudiamo con la questione di rumori e comportamenti molesti dei nostri piccoli amici a quattro zampe: rumori molesti, problemi di igiene e richieste di risarcimento per danni causati dall'animale domestico al condominio possono essere oggetto di ricorso al Giudice di Pace. Serve in tutti i casi il buonsenso a guidare il compromesso: da un lato, gli animali devono avere accesso all'appartamento (quindi, non se ne può vietare il passaggio nelle aree comuni), dall'altro, ciò non vuol dire che possano circolarvi liberamente e senza alcun controllo.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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