Venerdì, 23 Marzo 2018 14:35

G20: nulla di fatto per il Bitcoin

Il forum dei 'Big Ten', il G20 appena conclusosi a Buenos Aires, doveva far nascere importanti novità cruciali per investitori e trader di criptovalute. Invece, solo chiacchiere e posizioni espresse da alcuni ma non condivise da altri. Un'occasione persa, secondo alcuni.

Riprendiamo a parlare, dopo questo articolo, di G20 e Bitcoin.

Si annunciava come un vertice dove si sarebbe fatta la voce grossa contro il settore delle criptomonete, Bitcoin ed Altcoin.

L'evento era stato preceduto da svariati appelli ad un corale coordinamento tra banche centrali e ministri delle finanze dei 20 Paesi più industrializzati. Soprattutto, era il Giappone a spingere in questa direzione, prima Nazione che ha legalizzato i Bitcoin come mezzo di pagamento. Ma ci credeva anche Francia e Germania, desiderosi di emanare una proposta concorde di regolamentazione.

Tanto che, prima dell'evento, erano palpabili i timori di un accordo mondiale contro il Bitcoin e soprattutto ne hanno risentito i mercati: tutti abbiamo notato il trend ribassista con il BTC scivolato da 11.700 a 7.400 dollari in due settimane, tra il 5 e il 18 marzo. Ora, il prezzo del Bitcoin ha iniziato un lento rimbalzo che ad oggi lo porta intorno ai 9 mila dollari.

Inversione oltretutto giustificata dalla diffusione di una lettera del Financial Stability Board, guidato dal governatore della banca centrale britannica Mark Carney, secondo la quale le criptovalute non rappresentano una minaccia alla stabilità finanziaria, date le dimensioni tutto sommato ridotte delle sue transazioni. Insomma, non saranno certo tre o quattrocento miliardi di dollari a sconvolgere le economie mondiali.

Lo stesso documento è stato seguito da una dichiarazione del governatore della banca centrale argentina, Federico Sturzenegger, secondo il quale le autorità internazionali riunite al G20 necessitano di altri dati e soprattutto devono monitorare maggiormente il fenomeno prima di fornire delle proposte compiute che dettino un eventuale quadro normativo condiviso su scala mondiale.

In soldoni, è il caso di dirlo, tutto è rimandato alla prossima riunione di luglio. Senonché, alla luce di quel poco che è successo già ora a Buenos Aires, sarà difficile vedere grossi cambiamenti in una manciata di settimane. Anche perché alcuni, come il governatore della banca centrale del Brasile, non ritengono necessaria alcuna regolamentazione. Insomma, lo stallo odierno si presume perdurerà ben oltre luglio.

A proposito, proprio a luglio la Russia prevede di far entrare in vigore un disegno di legge appena depositato alla Duma di Stato, che tra l'altro definisce le criptovalute come asset finanziari e detta le caratteristiche giuridiche e gli obblighi degli smart contract di Ethereum e monete derivate. Nel mentre, ricordiamo gli intenti (ben oltre i rumors) sulla moneta virtuale di Stato allo studio in Cina.

Che dire, vedremo se le potenze occidentali troveranno futuri accordi con Mosca o con Pechino.

 

FONTE: https://www.soldionline.it/

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