euro digitale: garanzia della privacy con sistema centralizzato

BCE Banca Centrale Europea

Ecco l’apparente paradosso che aleggia intorno al progetto della Banca Centrale Europea per la valuta digitale europea. Almeno, questo è l’aspetto che mette in evidenza Anne Fauvre-Willis, un dirigente di Oasis Labs.

Abbiamo parlato di euro digitale in questo articolo.

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Può un progetto blockchain come l’euro digitale garantire la privacy degli utenti? Una bella domanda. Che viene in mente tutte le volte che parliamo di valuta governativa. Ossia di un sistema presumibilmente centralizzato. Nelle mani, cioè, di una banca centrale.

Poniamo la domanda diversamente. Davvero la BCE passerà il controllo della riserva monetaria europea a una blockchain decentralizzata in nome della privacy? Qualcuno dice di no.

Fabio Panetta è membro del comitato esecutivo della BCE. Costui ha evidenziato ad aprile alla Commissione Europea l’importanza della privacy per una CBDC.

Non a caso. Ricorderete la consultazione pubblica sulla possibilità di un euro digitale, promossa dalla BCE. In cui sono stati raccolti pareri e suggerimenti di oltre 8.000 tra individui ed imprese. Gran parte delle quali focalizzate, appunto, sulla privacy. Quale principale preoccupazione per l’emissione di una Central Bank Digital Currency.

Mentre il 43% dei partecipanti ha posto la privacy come requisito irrinunciabile, Panetta ha dichiarato che l’euro digitale potrebbe soddisfarlo. Senza per questo recedere dagli standard di sicurezza.

Come ho già menzionato, la privacy si presenta come la più importante caratteristica di un euro digitale. Proteggere i dati personali degli utenti e garantire un elevato livello di confidenzialità sarà quindi una priorità nel nostro lavoro.

Infatti la BCE sta valutando tecniche e soluzioni per migliorare la privacy.

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Addirittura, lo fa da prima che si parlasse di euro digitale. In particolare, gli studi preliminari indicarono a suo tempo che un sistema digitale può essere monitorato per identificare attività illecite. Consentendo comunque elevata trasparenza e privacy.

Insomma, la BCE lancia segnali per rassicurare sulla giusta impronta della CBDC verso li utenti. Tuttavia, non tutti sono convinti che alla fine il risultato sarà altrettanto soddisfacente.

Anne Fauvre-Willis è stata product manager di Apple. Attualmente è Chief Operating Officer di Oasis Labs. Ebbene, costei fa notare che in passato l’Unione Europea si è detta favorevole a salvaguardare gli aspetti di privacy del consumatore. Ma questo buon intento varrà poco se l’euro digitale nascerà in un sistema centralizzato.

L’Unione Europea ha dei buoni precedenti in merito alla privacy del consumatore. Ma rimane un sistema centralizzato. Invece di basarsi su una banca centralizzata, perché non sfruttare invece un protocollo decentralizzato?

Ad esempio, l’euro digitale potrebbe appoggiarsi alla blockchain di Ethereum.

Così da godere, come qualunque altro token, di una piattaforma con un livello di decentralizzazione e autonomia garantito. Ma questo non pare applicabile all’euro digitale. Proprio perché è assolutamente improbabile che una banca centrale ceda completamente il controllo della sua massa monetaria a un network decentralizzato in nome della privacy.

E gli utenti? Per Fauvre-Willis faranno la scelta più semplice. Con buona pace della propria privacy.

Per quanto riguarda l’adozione dell’euro digitale, purtroppo credo che la facilità vincerà sulla privacy.

La privacy è una funzionalità. Ma da sola non basta per convincere la gente a cambiare il proprio comportamento. Chi come noi crede davvero nella privacy deve impegnarsi a creare prodotti contemporaneamente attraenti e rivoluzionari. Mettendola al centro di ciò che facciamo.

Nel frattempo, continuano i lavori e le valutazione della BCE. La decisione finale sull’avvio o meno dei lavori per implementare l’euro digitale è attesa per l’estate del 2021. Tra poco, cioè.

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FONTE: http://www.ecb.europa.eu/

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