Ethereum: le buone e cattive notizie di questo 2020

Ethereum virtual currency

La piattaforma lanciata da Vitalik Buterin ha compiuto grandi passi in questo anno. Ma abbiamo assistito anche a qualche suo intoppo. Ripercorriamo allora i principali passaggi di uno dei maggiori protagonisti del 2020 per il settore crypto.

Abbiamo parlato di Ethereum in questo articolo.

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Prendiamo spunto da un articolo del portale di news crypto Cointelegraph. Per ricordare i maggiori eventi del 2020 legati ad Ethereum. Che, ricordiamo, è saldamente la seconda moneta virtuale per capitalizzazione.

Non possiamo che cominciare da Ethereum 2.0, il traguardo più grande ed importante raggiunto nel 2020. Un obiettivo che, a ben guardare, era parte del progetto – pensate – sin da prima del lancio della piattaforma.

Già nel lontano 2014, infatti, lo stesso Vitalik Buterin evidenziava l’importanza di conseguire due salti tecnologici alla nascente piattaforma. L’algoritmo di consenso Proof-of-Work, ritenuto uno spreco di risorse. E lo sharding, chiave di volta per la scalabilità. Ecco il link al post dell’epoca.

Obiettivo che Ethereum ha raggiunto solo nel 2020. Con lo smart contract di deposito, a novembre scorso, che implementa la prima forma di staking. E con il lancio della beacon chain, ad inizio dicembre, che dovrà coordinare tutte le sub chain che realizzano lo sharding.

Un grande risultato.

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Conseguito con mesi di duro lavoro del team di sviluppatori sui testnet utilizzati. L’ultimo, ricorderete, col nome Medalla, andato online il 4 agosto. E dal quale il team ha tratto tanti insegnamenti per poter correggere i vari problemi fin lì emersi.

Ben Edgington, product owner di ConsenSys per Teku, ha così commentato.

Ethereum 2.0

Penso che siamo stati molto contenti di come è andata. Tutti volevano lanciare questo progetto nel 2020. E sì, ci siamo impegnati molto. I ritardi erano così abituali che era nato un meme, ‘when Eth2’.

Eravamo ansiosi di andare avanti e dimostrare che possiamo raggiungere un obiettivo. Se fossimo stati consapevoli di difetti significativi, non saremmo andati avanti solo perché avevamo stabilito una data.

Chiaramente, l’avvio della beacon chain è solo il primo passo.

Quello della cosiddetta Phase 0. Un passo che ancora non porta reali benefici pratici all’utenza. La Phase 1, infatti, porterà la prima vera forma di sharding per l’archiviazione dei dati. E la Phase 2 renderà il tutto pienamente utilizzabile con le DApp basate sulla blockchain Ethereum 2.0.

Nel mentre, la community si è concentrata su un’idea alternativa. I rollup. Una tipologia di soluzioni Layer-2. Soluzioni, cioè, che migliorano la scalabilità della blockchain scaricandola di gran parte dell’onere computazionale.

E non solo, continua Edgington.

La Phase 0 non è cambiata, è stata terminata. Ma ora stiamo costruendo il resto in parallelo.

Quindi abbiamo separato lo sviluppo dello sharding per la scalabilità dalla fusione di Eth 1.0 ed Eth 2.0. Questo ci aiuta a lavorare in parallelo. E potrebbe succedere che la fusione di Eth 1.0 e 2.0 avvenga prima dell’implementazione dello sharding. O il contrario. Entrambi gli upgrade possono essere rilasciati indipendentemente l’uno dall’altro.

In altri termini, Ethereum 2.0 potrebbe evolvere anche prima del lancio della fase successiva. A condizione, naturalmente, che non ci siano nuovi ritardi.

Nel frattempo, quest’anno abbiamo assistito alla diffusione delle iniziative DeFi.

In gran parte, su piattaforma Ethereum. Come il caso di Uniswap, diventato in poco tempo uno degli exchange, ovviamente decentralizzato, con i maggiori volumi al mondo. Parliamo di più di 13 miliardi di dollari di valore, entrati nell’ecosistema Ethereum alla ricerca di rendimenti.

Ma le DeFi non hanno solo portato denaro alla blockchain. Hanno portato, soprattutto, innovazione alle infrastrutture finanziarie. Componibilità. Trading. Prestiti non-custodial. Tutti concetti che hanno dimostrato il loro potenziale entro la piattaforma di Ethereum proprio nel 2020.

Ma nel boom DeFi c’è anche un rovescio della medaglia. La congestione delle blockchain. Ossia, l’indebolimento egli altri tipi di DApp. Ad esempio, diventa assurdo dover pagare 50 dollari di gas per uno smart contract che gestisce l’acquisto di un articolo in-game.

La congestione della rete Ethereum nel 2020 è, infatti, il risultato di vari fattori. La crescita di DeFi. L’uso massiccio di stablecoin. La presenza di presunti schemi Ponzi. Risultato, si sono spente diverse attività del blockchain gaming. E molte altre DApp che in precedenza prosperavano sulla piattaforma.

Ben Edgington e Vitalik Buterin
Ben Edgington e Vitalik Buterin – fonte Twitter.com/benjaminion_xyz

Tre o quattro anni fa, c’erano queste enormi aspettative su ciò che Ethereum poteva fare come layer sociale di base. Si discuteva di self-sovereign identity e cose del genere.

Tutto questo è stato semplicemente spinto “fuori mercato” dalla DeFi. A causa dei crescenti costi del gas su Ethereum 1.0. Sono fiducioso che quando avremo a disposizione molta più banda su Eth 2.0, saremo in grado di supportare una gamma molto più ampia di progetti, oltre ovviamente alla DeFi.
Risolvere il problema della congestione con tecnologie Layer-2

C’è da attendersi, allora, che con il prossimo anno saranno avviate soluzioni Layer-2 completamente mature.

Altro passaggio negativo per Ethereum nel 2020 è stato la proposta di ProgPoW. Una modifica all’algoritmo di mining per mettere fuori gioco gli ASIC specializzati. Una proposta di modifica molto controversa, che ha innescato lunghe discussioni nella community. Portando alla luce il problema della governance.

Se vogliamo parlare dei lati negativi di Ethereum 2.0 o delle sfide che ci attendono, la governance è sicuramente in cima alla lista.

Il problema che ProgPoW ha evidenziato, infatti, è quello che l’attuale governance del progetto non è capace di decidere definitivamente per un rifiuto o una accettazione completa delle proposte. Tant’è che il dibattito su ProgPoW si è trascinato per ben due anni. Arrivando ad un termine solo sfinimento.

Ora dobbiamo iniziare a riflettere sulla governance di Eth2.0. E di come essa si dovrà rapportare con la governance di Eth1.0.

Forse qui c’è l’opportunità di fare un piccolo reset. E di affrontare alcune di queste domande.

Sempre nel 2020, Ethereum è diventato una seconda casa per il Bitcoin.

Nel senso che i token di Bitcoin hanno invaso la piattaforma Ethereum.

Wrapped Bitcoin

Wrapped Bitcoin (WBTC). RenBTC. e tBTC. In totale, girano più di 134.500 Bitcoin su Ethereum. Un valore che oggi supera i 2,7 miliardi di dollari.

Una somma gigantesca rispetto ai Bitcoin che girano su soluzioni Layer-2 native di Bitcoin. Come Lightning Network, Liquid Network ed RSK. Tutte insieme, queste soluzioni hanno al loro interno appena 4.100 BTC. Cioè, circa 84 milioni di dollari.

Il punto è che gli exchange DeFi funzionano con token che girano sulla stessa blockchain. Quindi, DeFi su Ethereum funziona con token su Ethereum. E chi vuole usare Uniswap, ad esempio, per scambiare Bitcoin ricorre allora a Wrapped Bitcoin.

Stesso discorso per le stablecoin. Il successo di Tether nel 2020 si è giocato principalmente su blockchain Ethereum. Ossia, il Tether in versione ERC-20. Immaginate quanto gas bruciano i 12 miliardi di Tether che girano come ERC-20.

Non solo. Tether è il primo di una lunga serie di stablecoin di successo che vivono su blockchain Ethereum. USD Coin. Binance USD. Dai. Paxos Standard. E tanti altri. In totale, ci sono più di 17 miliardi di dollari tokenizzati su piattaforma Ethereum. Il resto vive su piattaforma Tron. Parliamo di 6,4 miliardi di dollari in Tether come token TRC-20.

E poi c’è la pandemia di COVID-19.

Il settore crypto è stato certamente meno colpito di altri dall’emergenza coronavirus. Ma gli eventi nel mondo reale hanno comunque lasciato il segno anche nel mondo delle criptovalute.

Ad esempio, a marzo molti eminenti esperti di Ethereum si sono riuniti a Parigi per l’EthCC 2020. La Ethereum Community Conference. Peccato che il meeting sia diventato un super diffusore di COVID-19 per la comunità crypto. Con almeno 17 casi confermati tra i partecipanti.

Parimenti, molti altri eventi Ethereum programmati per il 2020 sono stati spostati o cancellati. Tra cui l’evento Devcon di Ethereum Foundation, rimandato ad agosto 2021.

Ecco il commento di Edgington:

Naturalmente mi manca vedere tutti quanti. Ma, d’altra parte, quest’anno abbiamo un sacco di lavoro da fare. E non so se sarebbe stato possibile portarlo a termine, altrimenti.

Chiaramente, con la crescita di DeFi e valori portati sulla blockchain Ethereum nel 2020, sono fioriti anche i tentativi degli hacker contro la piattaforma. I quali, a forza di tentativi sempre più ingegnosi, sono riusciti a sottrarre milioni di dollari dagli smart contract.

Ad esempio, i tre exploit ai danni di bZx. L’hack da 25 milioni di dollari subito da dForce. La perdita di 500.000 dollari di Balancer. Insomma, il 2020 ha evidenziato per Ethereum le molte, possibili insidie della gestione del denaro con gli smart contract.

funzionamento di un generico smart contract

La sfida degli smart contract, infatti, è quella di scrivere software sicuro.

In questo, molti pensano che il linguaggio di programmazione di Ethereum, Solidity, non aiuti molto. D’altro canto, la documentazione di Solidity mette in guardia. Presenta una vasta lista di buone pratiche di sicurezza. Avvertendo che, se queste non seguite alla lettera, potrebbero portare alla perdita dei fondi.

L’alternativa è passare ad un linguaggio più sicuro. Come Vyper. Che, però, al momento è poco diffuso. Che dire, speriamo che nel 2021 cresca l’esperienza degli sviluppatori. E quindi assistiamo ad un numero minore di hack di rilievo.

Infine, parliamo del fenomeno 2020 degli influencer su Ethereum. A settembre, insieme al fenomeno DeFi gli airdrop erano di gran moda. Come “stimulus check”, un assegno da ben 1.200 dollari di Uniswap. O Meme, un airdrop che ad un certo momento valeva addirittura 650.000 dollari.

Come funzionava?

Alcuni influencer di Ethereum volevano guadagnare denaro facile. Ed hanno lanciato FEW, un token che fa riferimento ad un popolare meme di Twitter. Ossia, aggiunge la frase “few understand”, cioè “in pochi la capiscono” ad un post su Twitter. Come per comunicare chissà quale incredibile rivelazione.

In finale, qualcuno intendeva ottenere rapidi guadagni da questo token, facendo leva sul numero combinato dei propri follower. Ma, come ovvio, l’inevitabile fuga di notizie su Telegram ha messo velocemente fine al progetto FEW. Ed i responsabili hanno visto il loro profilo perdere subito reputazione.

Billfodl - seed custodian

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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