Estcoin: l’Estonia rinuncia all’idea della criptovaluta nazionale

Estonia - Estcoin virtual currency
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Ricordate l’idea della moneta digitale estone? Un progetto lanciato nell’ambito della stessa iniziativa della e-residency nel Paese baltico. Lo stesso Paese che, ora, ci mette una pietra sopra.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute all’estero in questo articolo.

Un po’ di storia sulla criptovaluta in Estonia.

Laggiù si parla della moneta virtuale Estcoin dal 2017. In dettaglio, l’idea di una criptovaluta in Estonia è nata ufficialmente il 22 agosto 2017. All’epoca, un tale Kaspar Korjus lavorava come responsabile governativo per il progetto e-residency. Ed annunciò l’intendo del governo di lavorare al lancio della moneta virtuale.

A seguire, Korjus chiarì le varie tappe del progetto per la moneta virtuale. Qualche mese per preparare ogni dettaglio tecnico e quadro normativo pertinente. Poi, l’Estonia avrebbe introdotto al pubblico l’Estcoin tramite Initial Coin Offering. Rivolta a chiunque avesse precedentemente aderito al programma di e-residency. Terminato l’ICO, le monete avrebbero avuto corso libero. Fermo restando il supporto governativo estone. Per stimolarne l’utilizzo come forma di pagamento per i servizi dell’amministrazione pubblica.

Non solo. Korjus aveva parlato anche di un seguito per l’e-residency ed Estcoin. Una sorta di fase 2.0 del progetto. Chiaramente, qui tempi e modi diventano ancora più fumosi. L’idea era di “continuare le tavole rotonde nazionali con funzionari e tecnici. Per introdurre nel progetto della residenza elettronica temi come l’intelligenza artificiale. Come l’identità digitale basata su chip. Assumendo la diffusione del token Estcoin per la più ampia comunità di utenti“.

Il punto fondamentale dell’idea di Korjus è quindi l’utilizzo della criptovaluta dell’Estonia. Come forma di pagamento tra utenti. E tra utenti ed amministrazione pubblica. Quantomeno, nell’ambito dei servizi offerti dal progetto e-residency.

Purtroppo, però, alle sue innovative parole sono seguiti ben pochi passaggi concreti.

E non perché fosse tutta una finta o un bluff. Ma perché si era dimenticato un dettaglio necessario, fondamentale per rendere esecutivo il progetto di una criptovaluta in Estonia.

In due parole, la Repubblica baltica non può battere propria moneta. Il Paese è parte dell’Unione Europea e dell’Eurozona. In altre parole, risponde alle regole della Banca Centrale Europea. E proprio il governatore della BCE, Mario Draghi, a settembre 2017, si era pronunciato contro la moneta virtuale estone:

Nessuno stato membro può introdurre una propria valuta. La valuta dell’Eurozona è l’euro.

Successivamente, e fino a fine 2017, Kaspar Korjus aveva fatto intendere che sarebbe comunque andato avanti. Nel pieno rispetto delle normative comunitarie, anche in fatto di trasparenza:

Stabiliremo delle linee guida, faremo tutti i controlli su chi investe e incassa, grazie all’identità digitale.

Korjus era infatti convito che il veto della BCE non dovesse necessariamente applicarsi al caso estone. In quanto l’Estcoin non sarebbe divenuta una vera e propria moneta nazionale. Ma, più propriamente, un token per servizi. Una sorta di gettone, una specie di fiche.

Fatto sta che questa convinzione è durata poco.

Kaspar Korjus ha annunciato a gennaio 2018 le proprie dimissioni dall’incarico di managing director del progetto e-residency. Il suo lavoro, ad ogni buon conto, non è stato inutile. Anzi. Il governo estone ha concesso l’e-residency a qualcosa come 50 mila utenti. E consentito il business in Estonia per circa 6 mila imprenditori. Tutto ciò ha fruttato alle casse estoni circa 10 milioni di euro.

Tra l’altro, non è neanche vero che l’Estonia era tutta unita in questo ambizioso progetto. La banca centrale estone si chiama Eesti Pank. Ebbene, l’istituto ha più volte espresso i propri dubbi sulla bontà dell’idea della moneta virtuale estone. Sia per l’uso da parte di imprenditori che di investitori esteri. Così si era espresso Madis Müller, attuale presidente di Eesti Pank:

Sarebbe molto pericoloso, su iniziativa nazionale, fornire ai non residenti diversi servizi finanziari alternativi. Tali soggetti sarebbero così aiutati a eludere le norme internazionali previste in materia di antiriciclaggio.

E, guarda caso, c’è anche qualcuno che ha provato ad approfittare della situazione. Creando un portale per ingannare gli eventuali interessati alla criptovaluta dell’Estonia. Facendo credere agli utenti che il portale potesse vendere Estcoin. E’ il caso del sito web estcoin.ee che, chiaramente, è stato prima segnalato dalle autorità estoni come malevolo e poi oscurato.

Oggi giace una pietra tombale sull’idea della criptovaluta in Estonia. Ce l’ha messa il responsabile della strategia IT del Paese. Tale Siim Sikkut. Costui in un’intervista ha dichiarato che “l’idea dell’Estcoin è abbandonata“.

Resta ben poco dell’ambizioso progetto originario. L’Estcoin potrebbe diventare un mero utility token. Ne fruirebbero i soli in possesso della e-residency. Ossia, stranieri identificati da un certificato di residenza digitale estone. Utile a firmare online documenti ufficiali. O a costituire impresa virtuale.

FONTE: https://tehnika.postimees.ee

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