Giovedì, 01 Marzo 2018 12:00

elezioni: la ricetta salva Italia di Emma Bonino

Mentre tutti promettono abolizioni di tasse e regalie statali di ogni genere, Emma Bonino, la nota radicale e 'delfina' di Marco Panella, va decisamente controcorrente: più tasse, più austerità, più Europa. Leggiamo bene il suo programma.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, delle imminenti elezioni.

Televisioni, social web e giornali si sono tutti concentrati sui maggiori esponenti delle coalizioni - Berluconi, Renzi, Di Maio - ma ultimamente vediamo comparire e quindi far parlare di sé anche Emma Bonino, storica esponente radicale che, dopo aver abbracciato sia 'fede' centro sinistra che centrodestra, oggi corre con Matteo Renzi. A dirla precisa, corre con una lista autonoma che appoggia la coalizione di centro sinistra; ma, nei fatti, sappiamo che con l'attuale legge elettorale conta la coalizione.

Il nome della lista è indicativa di programma e personaggio: +Europa. Una scelta fuori dal coro, un uno scenario nazionale che orgogliosamente si rivolta da destra a sinistra contro Bruxelles e soprattutto contro l'austerità che ne viene. Poi, stando ai sondaggi, circa la metà dei consensi alle formazioni ai seggi sono di puro orgoglio nazionalista, indicative di un atteggiamento di chi chiede il ripristino al capo del governo e del Parlamento italiano di poteri oggi in buona parte trasferiti alle istituzioni sovranazionali europee.

La Bonino è controcorrente soprattutto nella sostanza, e non solo nello slogan, rispetto al resto dei partiti in lizza. Già guardando alle proposte economiche, diremmo che l'ex commissario europeo sia in vena di suicidio politico. D'altronde, la Bonino non ha mai puntato a grandi percentuali di elettori, piuttosto ad una nicchia controcorrente del mercato elettorale, anche perché le idee della radicale sono, magari, non comprensibili ed apprezzabili da tutti.

Vediamo cosa propone +Europa. Cominciamo dalla spesa pubblica. Propone di bloccarne ogni variazione, a scendere come a salire, per 5 anni, con lo scopo di provocare l'abbassamento del rapporto debito pubblico / PIL sotto il 110 percento, contro il 133 percento dell'anno appena trascorso. Secondo la radicale, oltretutto, il bilancio dello Stato potrebbe così portarsi in breve tempo al pareggio.

E passiamo alla legge Fornero: gente come Matteo Salvini, sappiamo, vorrebbero abrogarla in parte o del tutto. Ma la Bonino dice che non si tocca: un terzo della spesa pubblica viene oggi speso in pensioni. Guarda caso, riceve per ciò il sostegno di Elsa Fornero, già ministro del welfare del governo di Mario Monti e da anni criticata dalla politica per la nota riforma delle pensioni 'lacrime e sangue'.

Andiamo avanti e parliamo di asse: abbattere IRPEF ed IRAP di 50 miliardi, propone la lista, per sgravare la tassazione sui redditi e ridare ossigeno al ceto medio. Ma senza specificare le coperture - peccato di intenti comune ai tanti fautori di promesse elettorali, non solo la Bonino. E poi, ripristinare l'IMU sulla prima casa, eliminare l'aliquota IVA intermedia, cioè portarla dal 10 percento attuale sui generi alimentari al 22 percento, e cancellare le detrazioni IRPEF sui mutui prima casa, l'IVA agevolata al 4 percento sui farmaci e i libri. Tutto ciò, dice la Bonino, per consentire nella seconda parte della legislatura di iniziare a ridurre le tasse.

Arriviamo all'Europa, cuore del programma della Bonino. Maggiori poteri a Bruxelles, è il programma della lista, oltreché incrementare il bilancio comunitario al 4 - 5 percento del PIL (oggi è intorno all'1 percento), lasciando all'Unione la gestione di difesa, burocrazia, controllo delle frontiere, ricerca e sviluppo. E proprio per l'immigrazione, la stessa radicale invita a "coltivare il giardino d’infanzia a 300 km sotto di noi, mentre l’Europa è in declino demografico". Come dire, più stranieri dell'Africa per compensare la scarsa natalità europea.

Arriviamo al dunque. Se +Europa arrivasse al governo, quindi conquistasse una maggioranza parlamentare propria, dovrebbe applicare il programma: aumento della tassazione indiretta (IMU e IVA), taglio di molte detrazioni fiscali, diminuzione del carico IRPEF e IRAP  (la tassazione diretta). Poi, spostamento alla Unione Europea di svariate competenze attualmente in capo ai governi nazionali. Ancora, sostegno della immigrazione. Il tutto, condito con il principio - peraltro, condivisibile - che, a parità di pressione fiscale, meglio favorire minore tasse ai redditi e più ai consumi ed agli immobili.

Vedremo come andrà al seggio, intanto se riuscirà a superare lo sbarramento del 3 percento ed entrare in Parlamento. Il punto è che, se ciò accadesse, vorrebbe dire che un nucleo non troppo minuscolo di italiani abbraccia senza dubbi un'agenda assolutamente europeista e verso l'austerità fiscale.

FONTE: https://www.investireoggi.it

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