economia e blockchain: riflessioni al tempo del coronavirus

coronavirus: i mercati crollano

L’economia di tutti i giorni, quella di imprenditori e famiglie, sta andando a picco anche con l’aggravio degli effetti della pandemia proviamo a capire le soluzioni che ci mette in campo chi ci gestisce. E tiriamo fuori un’idea innovativa in ambito blockchain.

Abbiamo parlato di economia e coronavirus in questo articolo.

Chiunque in questi giorni si sta facendo una propria idea, più o meno influenzata dai mass media “ufficiali” piuttosto che quelli “social”. Su come sta procedendo la pandemia in Italia e nel mondo. Su quando si potrà uscire di casa e riprendere una vita normale. E sugli effetti a medio lungo termine della crisi economica. Che oggi vediamo come gente che perde lavoro, imprese ed esercizi commerciali che chiudono. Domani, la vedremo come perdita di potere economico ed indebitamento generale.

Raccogliamo qualche pensiero su economia e blockchain. Partendo da un bell’editoriale di oggi sul portale di notizie Cointelegraph.

Alzi la mano chi ha certezze e numeri sicuri su quanto sta accadendo.

Già sul numero di contagiati ognuno dice la sua. Chi stima che abbiamo quasi 6 milioni di contagiati in Italia. Uno su dieci, cioè. E fonti ufficiali che invece contano “solo” 120 mila contagiati. Certo, senza fare il tampone a tutti, il dubbio resta lì, insoluto.

Giuseppe Conte in conferenza stampa
il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa – fonte internet

E questo è solo uno degli aspetti che crea informazione confusa. E dà adito, purtroppo, anche a complottismi e fake news. Beninteso, anche nella vicina Francia o nella lontana Nuova Zelanda le idee del popolo saranno, verosimilmente, molto confuse. Ecco, diciamo che è la globalizzazione della confusione. Cui contribuiamo tutti. Complice anche, per molti, la noia della quarantena.

La pensava diversamente Einstein. Che diceva:

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le Nazioni. Perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia. Come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Insomma, secondo lui è proprio dalle difficoltà che dobbiamo trarre spunto per nuove, potenti idee ed innovazioni.

Nuove idee, appunto. Soprattutto in campo economico. Magari non un’economia che sposi finalmente le tecnologie della blockchain, certo. Ma, almeno, che non riproponga vecchie idee e le spacci come soluzione ai problemi attuali. Magari, le stesse vecchie idee che ci hanno portato, complice il coronavirus, dove siamo ora.

Perché diciamolo bene, la situazione economica già oggi appare drammatica.

Parliamo dell’economia tradizionale, quella “fiat”, quella senza blockchain. Qualcuno stima un danno sui ricavi delle imprese nazionali per oltre 600 miliardi di euro. Stima che oltre il 10% delle aziende andrà incontro al fallimento. E stima che il PIL italiano del 2020 avrà un crollo pesantissimo, tra il -6% ed il -10%.

Goldman Sachs, e non uno chiunque, ha aggiornato in questi giorni le sue stime sul calo del PIL europeo. Ebbene, stima -40% solo nel secondo trimestre del 2020. Una cifra pazzesca, apocalittica, assurda.

E l’Europa cosa fa? Che nuova idea, che innovativa tecnica ha pensato la BCE? Beh, ecco la reazione. Prime titubanze. Poi totale indifferenza verso il problema italiano Che poi solo italiano non è, lo abbiamo visto. Alla fine, la BCE svela la sua soluzione.

Un “Quantitative Easing” (QE) da 750 miliardi di euro.

Il QE è una immissione di liquidità da parte della Banca Centrale. Con effetti ben noti. Perché non è una nuova idea. Diciamo che è stato il cavallo di battaglia di Mario Draghi. Ed analogo a ben più vecchi strumenti adottati più volte dalla Federal Reserve statunitense. O nel Regno Unito. O in Giappone.

Nulla di nuovo, cioè. Purtroppo, conosciamo anche gli effetti del QE. Diamo la parola a Wikipedia. Che certo non è una fonte complottistica.

Il QE tende ad aumentare in modo controllato l’inflazione e a rivalutare gli asset per chi ne è già in possesso. Così, inevitabilmente acuisce il divario tra ricchi e poveri, se questi effetti sociali non sono compensati da una adeguata politica fiscale, per mantenere stabile la redistribuzione e concentrazione della ricchezza.

Chiaro, no? Il QE non è una mano agli strati sociali. Quelli che hanno perso il lavoro, o l’azienda. Tutt’altro: è una mano innanzitutto, ed essenzialmente, alle banche.

L’altra soluzione proposta dall’Italia sono gli Eurobond. Nulla di nuovo anche qui. E poi, non è la soluzione gradita a Germania e Olanda. Giustamente, i Paesi benestanti non vogliono rischiare di accollarsi il debito dei più deboli. Come Italia o Spagna.

E allora, torniamo ad un vecchio adagio: a che servono i Paesi membri in Europa, se non nel momento del bisogno?

A che serve l’Europa?

Certo, è facile fare gli “europei” quando si guadagna. Quando si influenzano i mercati. Facile imporre veti, invece che affrontare oneri comunitari. O fare muro, invece che distribuire gli effetti di una crisi tra tutti i Paesi membri.

Ce lo spiega bene un articolo del 1 aprile del Sole24Ore. Secondo cui l’inconsistenza del supporto dell’Europa in momenti di crisi nasce da tre problemi volutamente irrisolvibili.

  • Non esiste corresponsabilità del debito pubblico tra Paesi europei. Ognuno è responsabile solo del proprio debito.
  • La BCE non può e non deve stampare moneta per finanziare il debito pubblico di singoli Stati. Diversamente, se potesse acquistare titoli di stato dei Paesi membri sul mercato primario, potrebbe evitare un’inflazione eccessiva e l’esposizione asimmetrica al default di un singolo Paese.
  • in momenti di crisi, banche e Stati rischiano insieme. Perché le banche sono fortemente esposte al debito pubblico del proprio Paese. Ed i Paesi stessi, per evitare gravi danni all’economia nazionale, sono obbligati ad intervenire per salvare le banche. Aumentando così il debito pubblico nazionale.

Per il Sole24Ore, la soluzione è l’unione fiscale. Un unico bilancio europeo, che raccoglie le imposte pagate dai cittadini europei. E le trasferisce per quota ai Paesi membri. Ma non piace a molti Paesi membri. Perché toglierebbe loro gran parte della sovranità in campo fiscale.

Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea – fonte internet

Ed allora, ecco il “piano B” dell’Unione Europea.

Un mix di immissione di liquidità e, come controaltare, politiche di austerità. Immissione di liquidità tramite l’acquisto di titoli di stato dal mercato secondario. Cioè il menzionato QE, che aumenta la moneta in circolazione e ottiene una diminuzione dei tassi di interesse. L’austerità, beh, vuole dire allo Stato membro imporre politiche economiche, fiscali e alla fine anche sociali. Vedasi il caso della Grecia iniziato qualche anno fa.

Torniamo allora ai giorni nostri. Con Christine Lagarde, governatore della BCE, che acquisterà 750 miliardi di euro in titoli di stato per tutto il 2020. Miliardi di euro freschi di stampa, che incrementeranno il debito pubblico delle future generazioni. Utili oggi solo perché le banche concedano prestiti.

Ma davvero la soluzione per il disoccupato senza prospettiva di nuovo lavoro, o per l’azienda, l’albergo, il ristorante che ha chiuso, davvero per tutti loro la soluzione è un prestito a tasso, si spera, vantaggioso?

Evidentemente no.

L’economia di base non riaprirà i battenti grazie ad un prestito. Anzi. la banca che oggi propone un prestito probabilmente userà gran parte di quei nuovi euro per depositarlo presso la stessa banca centrale a tassi bassissimi. E proteggere solo se stessa da ogni rischio. Chissenefrega del resto dell’economia.

Come diceva la citazione di Wikipedia, questa nuova liquidità concessa dal QE, senza adeguate politiche fiscali e sociali, serve solo ad aumentare la distanza tra ricco e povero. Adeguate politiche fiscali come tagli delle tasse. Ridimensionamento della spesa pubblica. Ed ogni altra misura davvero utile per ridurre il nostro debito. Che ormai nessuno più conta. A proposito, siamo a quasi 2.500 miliardi di euro.

Invece, almeno dalle ultime parole del governo, le misure nazionali sono essenzialmente relative al citato prestito. Insieme all’ammissione “politica” di tutti gli studenti all’anno successivo. L’importante è che pagano le tasse scolastiche.

Di fronte a tanta confusione e brutti presagi, inseriamo l’idea di Cointelegraph. Buoni del Tesoro Decentralizzati. Insomma, l’equivalente dei BTP, i Buoni del Tesoro Pluriennali. Ma in salsa blockchain. Con tutti i benefici di trasparenza, sicurezza e assenza di costosi intermediari.

Certificati digitali di debito.

Chiamateli titoli o token se volete, emessi dallo Stato. Con scadenza a medio e lungo termine. E con un rendimento fissato al momento dell’emissione. Così, l’investitore riceve un interesse, ad esempio semestrale, ed alla scadenza riceve una somma pari al valore nominale del titolo acquistato.

Titoli che, chiaramente, possono essere acquistati sia all’emissione che in un qualunque successivo momento sul mercato secondario (MOT). E che possono essere usati per pagare imposte. O per far girare l’economia, quella fiat, quella fuori dalla blockchain. Ad esempio, per un imprenditore, pagandoci gli stipendi dei collaboratori.

Soprattutto, questi titoli avrebbero certezza di solvibilità.

Aspetto cruciale quando parliamo di “cambiali”. Ebbene, uno smart contract è una cambiale sicura, come sappiamo. Garantita dalla blockchain stessa, contro ogni manipolazione di autorità terze, anche governative.

Ecco, chiamiamo “smart bond”: una proposta per salvare l’economia attraverso la blockchain. A ben pensarci, ci porterebbe una buona serie di vantaggi:

  • lo Stato disporrebbe di liquidità immediata da fonte interna: non dovremmo chiedere prestiti alla BCE, vendendo titoli di stato su mercato secondario e dovendo poi sottometterci a politiche di austerità
  • i cittadini non correrebbero il rischio, oggi assai probabile, di un “bail in” a danno dei propri risparmi
  • lo Stato potrebbe pagare immediatamente i propri debiti alle aziende con tali titoli, trasferendo quindi subito ed a costo zero il debito dalle aziende al titolo stesso
  • manco a dirlo, addio evasione fiscale, tracciando l’uso del titolo tramite codice fiscale o partita IVA
  • il cittadino che paga le tasse ora ci guadagna un interesse (quello assicurato dal titolo).

Ma, soprattutto, questa sarebbe l’idea nuova. Sarebbe l’innovazione che, in tempi di crisi, Einstein vorrebbe veder nascere.

Che poi, a dirla tutta, non sarebbe neanche una idea nuova.

Una economia appoggiata alle tecnologie della blockchain, perlomeno, sarebbe innovativa per l’Italia ma non per altri Paesi nel mondo.

Banca Popolare Cinese
Banca Popolare Cinese – fonte internet

Un esempio? La Cina. Da dicembre scorso, con la mascherina indossata, la Banca Popolare Cinese ha emesso 20 miliardi di yuan sotto forma di obbligazioni basate su blockchain. Parliamo di 2,8 miliardi di dollari. Con cui garantire liquidità e finanziare lo sviluppo di piccole e medie imprese. Una lungimirante strategia, per un’economia basata su blockchain, messa in atto senza troppo clamore.

Mentre in tante altre parti del mondo, ogni cinque minuti, si riesce solo a fare solo la conta dei positivi al COVID-19. E, purtroppo, la conta dei morti.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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